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Un tricolore che sventola contro la Lega Nord

C’è gente, nel nostro Paese, cui non va proprio giù la politica divisoria e parziale messa in atto dalla Lega nord. E soprattutto non digerisce il grave torto che si rende alla Storia italiana mortificando i simboli che ne sintetizzano valori ed ideali.
Il nostro tricolore, come ben si sa, da molto tempo è sotto tiro da parte di chi lo vede come un inutile ingombro, segno tra l’altro di ingiustizie e prevaricazioni (del tutto estranee ad esso, come chiaramente è dimostrabile) su cui viene basato un proficuo consenso elettorale i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Per via di tale situazione, una signora di Venezia ha posto, da circa dodici anni, nel balcone della sua casa di Riva Sette Martiri, una bella bandiera tricolore orgogliosa di sventolare proprio davanti al palco utilizzato ogni anno, nel mese di Settembre, durante il raduno della Lega.
Avrebbe detto Berchet: “Il <verde>, la speme tant’ anni pasciuta; il <rosso>, la gioia d’averla compiuta; il <bianco>, la fede fraterna d’amor”.

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La signora di Venezia che sfida Bossi:

E la signora Lucia Massarotto va oltremodo fiera del suo tricolore che sfida incurante le ire di Umberto Bossi e dei suoi accoliti e che l’ha portata a ricevere negli anni anche qualche minaccia al punto da costringere le forze dell’ordine a sorvegliare la sua casa. Naturalmente, queste ripetute performances non hanno mancato di conferirle simpatie da più parti oltre a svariati attestati di stima.
In futuro, però, quel tricolore potrebbe non sventolare più in quel luogo: il proprietario dell’appartamento che detiene in affitto, infatti, le ha aumentato la cifra da pagare mensilmente (da 600 a 900 euro), creandole una condizione finanziaria insostenibile che l’ha già costretta alla partecipazione ad un bando del comune di Venezia per l’assegnazione di un alloggio popolare.
Come la signora Massarotto ha ricordato in una recente intervista, infatti, il suo stipendia si aggira all’incirca intorno ai 1000 euro il che le impedirà di mantenere la sua attuale abitazione.
E’ certamente un peccato, per lei, rinunciare a sorbirsi ed a contrastare gli insulti del popolo padano che ormai costituivano una consuetudine ad ogni raduno. Così come dovrà rinunciare alla partecipazione solidale di chi invece condivide il suo stesso amore per il tricolore.

 

L’invito a buttare il Tricolore nel cesso:

A rendere famosa questa Lucia veneziana era stato lo stesso Bossi in persona, che nel 1997 aveva esternato delle invettive contro di lei (con i modi piuttosto rozzi che lo contraddistinguono), invitandola a mettere la sua bandiera nel cesso.
E’ stata accusata sempre di mettere in atto una provocazione bella e buona nei confronti dei padani. Semplice manifestazione di un dissenso più che esprimibile, questa è stata ogni volta la sua risposta. Lucia infatti ben sapeva come reagire alle stupidagini di cui era bersaglio: così come sapeva di appartenere ad una “patria” ben diversa da quella inventata dai leghisti. 
Si rifaceva, insomma, a Fènelon, che nella sua opera ‘Dialogo dei morti’ scrisse: “La patria d’un maiale è dappertutto dove ci sono ghiande”.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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