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Se l’Italia si dimentica di istruzione e cultura

Siamo (o forse sarebbe meglio dire ‘eravamo’) il paese di Dante Alighieri; un tempo eravamo famosi per essere un popolo, tra l’altro, di poeti e letterati. L’arte e la letteratura erano sempre stati il nostro pane quotidiano.
Ebbene partendo da questa contingenza fa male apprendere quanto nelle scorse ore ha diffuso l’Eurostat: ovvero, l’Italia è ad oggi il paese dell’Unione Europea che meno investe in istruzione.
I dati parlano chiaro: siamo la nazione all’ultimo posto della Ue per quanto riguarda la percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione: l’anno preso a riferimento è il 2014 e la cifra stanziata per l’istruzione è stata il 7,9% a fronte di una media Ue del 10,2%.
Peggio di noi ha fatto solo la Grecia con riferimento ai soldi destinati alla cultura. Altra nazione che, come l’Italia, nei secoli era stata la culla della cultura europea.

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Ultimi per l’istruzione, penultimi per la cultura:

Ultimi in Europa per quanto riguarda la percentuale di spesa pubblica da destinare all’istruzione e penultimi per la cultura. La percentuale è stata calcolata partendo dagli investimenti che il Governo italiano ha effettuato nel settore dell’istruzione in riferimento all’anno 2014.
Questa cifra è risultata, tra l’altro, essere inferiore rispetto a quella del 2013. Restando sull’istruzione, l’Italia ha dimostrato di spendere di più nell’istruzione primaria, al punto che questo dato risulta essere in linea con la media Ue.
L’indicatore scende sensibilmente parlando di istruzione secondaria, e crolla in riferimento all’istruzione terziaria, vale a dire istruzione universitaria, post universitaria e ricerca.

 

I perchè di una crisi:

Il dato diffuso dall’ Eurostat probabilmente non avrà destato troppe sorprese; e questo è un aspetto negativo perchè testimonia la nostra abitudine a vedere cultura e istruzione relegate in fondo alla classifica.
D’altra parte è da decenni che la cultura è andata progressivamente a sparire dai programmi dei vari governi che si sono succeduti; ogni volta che c’è l’esigenza di fare cassa si finisce con l’effettuare tagli alla cultura.
“Con la cultura non si mangia” è il mantra che viene ripetuto in questi casi; e che, se nell’immediato può avere anche aspetti veritieri, non tiene conto del lungo periodo dato che continuando ad effettuare tagli su cultura e istruzione si finisce, nel tempo, con il provocare danni incalcolabili alla società.
E proseguendo su questa strada finiremo inevitabilmente con il pagare un conto piuttosto salato.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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