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Stop alle Bollette a 28 giorni: quali novità per il rimborso

Una delle questioni più spinose delle ultime settimane di questo fine 2017 era stata la fatturazione dele bollette a 28 giorni; una novità che aveva colto di sorpresa i consumatori andando a influire negativamente sulle loro tasche.
La fatturazione era stata sempre su base mensile e il costo delle utenze si calcolava quindi sui 30 giorni; facendo scendere questo conteggio a 28, i consumatori si ritrovavano a pagare di più.
Un aggravo in bolletta quantificabile circa in un +8,5% e che riguardava esclusivamente i gestori di telefonia, sia mobile che linee Adsl; e le televisioni a pagamento.
Un emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra finanziaria ha sancito lo stop alla fatturazione a 28 giorni per servizi di telefonia e pay-tv. Si torna quindi a 30 giorni e in più sarà possibile per gli utenti richiedere i rimborsi di quanto versato.

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Il ‘trucchetto’ delle fatture bollette a 28 giorni

Erano state diverse le compagnie, soprattutto telefoniche, che avevano messo in pratica questo espediente della fatturazione a 28 giorni per guadagnare qualcosa in più su ogni singolo consumatore.
Una pratica che è stata dichiarata illegittima dapprima dall’ Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; quindi dal Governo. La fatturazione a 28 giorni era stata introdotta da operatori di telefonia e di tv a pagamento (niente a che vedere quindi con bollette luce e gas) a partire dal 2015 con un incremento sensibile dei prezzi.
Da parte loro i consumatori si erano ormai abituati a questo meccanismo arrivando a pagare, ogni anno, una bolletta in più visti i 2/3 giorni ‘regalati’ ogni mese da moltiplicare per 12 mensilità. Da capire ora se sarà possibile richiedere il rimborso di quanto versato in questi mesi, magari tramite class action dei consumatori; o se invece le modifiche introdotte saranno orientate al futuro, senza quindi la retroattività.

La possibilità di chiedere rimborso

Da parte loro molte associazioni a tutela del consumatore sono fautrici di questa possibilità di rimborso su quanto indebitamente versato nel tempo. se si è violato l’obbligo di cadenza mensile, le compagnie dovranno quindi rimborsare l’utente.
Si parla di un indennizzo forfettario non inferiore a 50 euro da versare al consumatore. A questo si aggiungerà eventualmente 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima. La strada è quella di inviare un reclamo scritto alla propria compagnia chiedendo rimborso di quanto versato.
Ad oggi il modello di fatturazione a 28 giorni non era vietato, quindi le compagnie non hanno agito fuori dalla legge: da adesso in poi lo sarà e quindi diventerà illegittima la richiesta a 28 giorni. Gli stessi operatori affermano di non aver messo in atto alcun comportamento illecito in quanto il periodi di fatturazione a 28 giorni sarebbe stato proposto come parte di un’offerta commerciale.

Contratti con una marea di clausole e sottoclausole

Magari proponendo cifre convenienti e confondendo l’utente con la solita tecnica che si usa in questi casi: una marea di clausole, sottoclausole e asterischi vari che non tutti si vanno a leggere.
E in effetti anche in questi giorni se si prova a contattare qualche operatore, pay-tv o telefonia, per richiedere informazioni commerciali, ci si sente ancora proporre un’offerta teoricamente più vantaggiosa ma che prevede la fatturazione a 28 giorni. In attesa che la norma diventi effettiva e vieti questa tipologia di offerta.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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