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Telelavoro in Italia? Inutile senza internet e banda larga

È uno dei punti forti inseriti nel provvedimento di cui si sta tanto discutendo in materia di riforma della pubblica amministrazione: una serie di interventi che andrebbero a modificare sostanzialmente anche alcuni aspetti del mondo del lavoro.
Tra le novità proposte ci sono lo smart-working (un mix di orari elastici e utilizzo delle nuove tecnologie multimediali) il co-working (ovvero la possibilità di condividere uffici e più in generale spazi lavorativi) e il telelavoro, termine derivante dall’inglese tele work con il quale si va a descrivere una tipologia di lavoro svolto da casa utilizzando tecnologie informatiche.

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Storia del Telelavoro:

Il telelavoro esiste in Italia, almeno come concetto, dal 1999: da allora non si è mai riusciti a diffonderlo in maniera soddisfacente e il risultato è che, ad oggi, ancora si parla di telelavoro come di una innovazione da introdurre per garantire nuove possibilità di lavoro. Se questa sarà la volta buona non è dato sapersi: certo è che l’Italia sembra essere ancora una volta indietro a tutti perché, in molti altri contesti europei e non, il telelavoro è una realtà consolidata da tempo.

Cos’è il telelavoro:

Da definizione il telelavoro è un modo flessibile di lavorare che consiste nello svolgere le proprie mansioni, o anche solo una parte di queste, in un luogo differente dal posto di lavoro tradizionale. Naturalmente, trattandosi di lavoro a distanza svolto con il supporto di tecnologie telematiche, è applicabile a molte tipologie di lavoro ma non a tutte.
L’utilizzo più ricorrente del telelavoro si ha per tutte le mansioni direttamente o indirettamente legate al settore informatico: in quel settore è nato il telelavoro che poi si è sdoganato espandendosi ad altri campi.
Oggi il telelavoro non è più appannaggio esclusivo di aziende informatiche, ma la complessità delle aziende interessate è andata via via crescendo. Il tutto di pari passo con il crescere dell’utilizzo delle tecnologie informatiche nella nostra vita quotidiana.

Guadagnare grazie al telelavoro:

Oltre a pensare a quanto il telelavoro ha potuto influire su alcuni settori lavorativi è altrettanto interessante affrontare l’argomento ribaltando il punto di vista. Con il diffondersi del telelavoro sono infatti nate nuove professioni e opportunità di impiego che prima non esistevano.
Un fenomeno direttamente connesso alla globalizzazione, basti pensare ai programmatori indiani o cinesi che lavorano per aziende americane o europee. Senza spostarsi dal loro paese, ma accendendo semplicemente un computer.
Si perché la vera forza del telelavoro è esattamente questa: la possibilità di poter lavorare in qualsiasi luogo, anche da casa, giovandosi del supporto di prodotto tecnologici. Un semplice pc e una connessione adsl, ad esempio.

Il telelavoro in Italia:

In Italia il telelavoro è stato introdotto a livello normativo nel 2004: in quella data venne recepito da sindacati e rappresentanti dei datori di lavoro un accordo quadro europeo finalizzato a fornire una disciplina sull’argomento.
Da segnalare che il telelavoro era già stato regolamentato relativamente alla pubblica amministrazione nel 2009 con il Decreto n. 70, 8 marzo 1999 “Regolamento recante disciplina del telelavoro nelle pubbliche amministrazioni”. In quel contesto si andava a qualificare il telelavoro come “la prestazione di lavoro eseguita dal dipendente di una delle amministrazioni pubbliche in qualsiasi luogo ritenuto idoneo, collocato al di fuori della sede di lavoro, dove la prestazione sia tecnicamente possibile, con il prevalente supporto di tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

Perchè da noi non decolla?

Come si comprende, di telelavoro se ne parla da anni ma non è mai decollato del tutto: per una serie di motivi. Per ragioni culturali che vedono gli italiani restii ai cambiamenti, per il fatto che tradizionalmente il nostro paese basa la propria economia essenzialmente su aziende manifatturiere nelle quali è indispensabile la presenza fisica del lavoratore, per il fatto che i sindacati non hanno mai del tutto digerito questa tipologia di lavoro.
In sostanza una serie di motivi in virtù dei quali il telelavoro in Italia non è mai decollato. E tra le ragioni, ve ne è anche una squisitamente tecnica.

Dati sulla diffusione di internet in Italia:

L’ Italia vive un vero e proprio ritardo tecnologico in materia di internet: tra noi e gli altri stati europei c’è un gap estremamente consistente che non si riesce a colmare. Meno del 55% della popolazione italiana utilizza internet e, tra questi, solo il 33% lo fa con cadenza quotidiana. La media Ue è del 70%.
Si parla qui di volontà, ovvero di chi decide volontariamente di navigare. Facciamo questa precisazione perchè esiste anche un altro aspetto della problematica relativa al gap tecnologico tra l’Italia e gli altri paesi. Se parliamo di banda larga, ovvero di connessione alla rete Internet più veloce di quella assicurata da un normale modem, solo il 55% delle famiglie italiane risulta essere coperta. Anche qui la media europea è ben più alta, del 73%.
È, questo, un dato che non dipende solo dalla volontà dei singoli cittadini: vi sono zone in Italia che ancora non sono coperte dalla banda larga. E se questo numero è andato migliorando negli ultimi anni, i costi per accedere a internet veloce restano, per le famiglie italiane, tra i più alti dell’Ue.

Telelavoro si, ma con una rete internet efficiente:

Per concludere quindi, ben venga il telelavoro se questo può effettivamente portare nuove opportunità di impiego; ma, viene da chiedersi, a cosa serve introdurre una normativa sul telelavoro se in Italia ampie fasce della popolazione sono ancora escluse, per ragioni di varia natura, dall’utilizzo di internet?
Forse sarebbe meglio concentrarsi prima sull’opportunità di rendere efficiente la rete internet italiana e di moltiplicare gli utenti interessati all’utilizzo della stessa.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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