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Sclerosi Multipla: la voce di chi spera. Il Metodo Zamboni

La sclerosi multipla è una malattia per cui non esiste una cura ma la ricerca e il progresso scientifico potrebbero, forse, riaccendere le speranze. Questa malattia colpisce individui di entrambi i sessi, con un’incidenza maggiore tra le donne; in Italia le persone colpite da sclerosi multipla sono circa 52.000 e ogni anno si ammalano circa 1.800 persone. Finora i pazienti sono stati sottoposti ad estenuanti trattamenti chemioterapici devastanti perché così prevede il protocollo della malattia autoimmune come è stata considerata fino ad oggi la SM.
Nel 2009 una ricerca condotta dal Prof. Paolo Zamboni, direttore del Centro Malattie Vascolari di Ferrara in collaborazione con il dott. Salvi, neurologo dell’ospedale Bellaria di Bologna ha evidenziato per la prima volta una significativa correlazione tra Sclerosi Multipla e CCSVI ovvero Insufficienza Venosa Cronica Cerebro-Spinale.

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Sclerosi Multipla e CCSVI:

La CCSVI è una patologia vascolare caratterizzata da ostruzioni venose che comportano un insufficiente deflusso di sangue dal cervello e dal midollo spinale verso il cuore. Ne deriva quindi un ristagno sanguigno cronico all’interno del sistema nervoso centrale che impedisce la corretta eliminazione di scorie e tossine, oltre che a favorire un anomalo accumulo di ferro che si deposita all’interno del sistema nervoso centrale. 
Lo studio Italiano coordinato dal Prof. Zamboni riscontra una associazione, nel 100% dei casi, tra CCSVI e Sclerosi Multipla, rilievi epidemiologici da parte di altri gruppi negli Stati Uniti e in Europa confermano un’associazione almeno del 90%; questo significa che alla maggior parte dei pazienti con Sclerosi Multipla presi in esame è stata diagnosticata anche la CCSVI.
Su internet parte subito il tam tam tra pazienti malati, comunità scientifica e cittadini ed è da questo movimento che il 9 Aprile 2010 è nata l’associazione CCSVI Onlus. In breve tempo l’associazione, coordinata a livello nazionale da un consiglio direttivo volontario e guidata da un presidente onorario vip quale Nicoletta Mantovani, moglie di Luciano Pavarotti, si diffonde a ritmi costanti su tutto il territorio nazionale raccogliendo le voci e le speranze dei tanti ammalati stanchi e desiderosi di andare avanti perché in fondo, sostenitori e scettici, pensano comunque che la ricerca vada sostenuta e poi si vedrà.

 

La teoria del prof. Zamboni:

L’ipotesi portata avanti dal Prof Zamboni potrebbe (il condizionale è d’obbligo) rimettere in discussione la linea terapeutica seguita sinora da medici e scienziati per la cura della malattia, a base di farmaci costosissimi e dagli effetti collaterali decisamente importanti, a favore invece dell’intervento di tipo chirurgico.
E così, tra le pagine web dell’associazione scopriamo che il 2009 ha segnato una frattura profonda tra l’AISM, l’associazione che sola per tanti anni ha rappresentato il mondo della SM nel nostro Paese, e la CCSVI con il suo seguito di pazienti delusi, traditi o solo appesi al nuovo filo di speranza che si è materializzato.
Mentre scriviamo sta per partire una sperimentazione sull’angioplastica nei pazienti con CCSVI e SM, col sostegno economico della Regione Emilia Romagna Le aziende farmaceutiche, naturalmente, sperimentano i farmaci, ed è giusto che sia così; ma è altrettanto doveroso che il pubblico sostenga quelle aree della ricerca promettenti che non riguardano terapie farmacologiche e sono di interesse per la salute pubblica.
La cautela naturalmente è d’obbligo, da parte nostra, dal momento che non esistono dati definitivi sull’efficacia del trattamento; ma di certo la storia della chirurgia è fatta di tentativi ed errori al di fuori di protocolli di sperimentazione. Il dibattito è incandescente, e il momento è questo; saremo noi e non i posteri, ad emettere l’ardua sentenza.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Giusi Carai

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