Seguici su:

Sociale

Letto 688 Volte
Condividi

Legge fine vita: vittoria di Pirro?

Il 14 Marzo 2022 è stata approvata alla Camera la Legge sul fine vita, “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, con 253 voti a favore, 117 contrari e un’astensione. Difficile, tuttavia, parlare di vittoria o anche di risultato soddisfacente poiché il testo approvato, solo dalla Camera, risulta una sorte di riassunto, compendio se si vuole essere gentili, di ben nove proposte di legge.
Questa Legge, se mai verrà approvata, dovrebbe riempire il vuoto normativo generato dall’ordinanza 207/2018 emessa dalla Corte Costituzionale nonché una enorme lacuna etica e morale. Per spiegare l’iter della Legge e comprendere la portata della stessa bisogna obbligatoriamente far riferimento alla citata ordinanza, emessa sulla scia del caso di DJ Fabo, nonché alla bocciatura, proveniente dalla stessa Corte, del referendum sull’eutanasia legale.

 Posizioni e commenti della politica

Particolare importanza ha la posizione dell’Associazione Luca Coscioni che da anni ha intrapreso la battaglia per consentire ai malati, ed in realtà a chiunque ne voglia fare richiesta, ad avere una morte dignitosa.

  • Associazione Luca Coscioni: “Non sarebbe mai accaduto senza il coraggio di persone come Piergiorgio Welby, Fabiano Antoniani e Davide Trentini, che resero pubblica la loro scelta,senza le disobbedienze civili e senza 1.240.000 persone che hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia, attiva facendo emergere una profonda consapevolezza e volontà popolare. Non ci facciamo però illusioni. Siamo consapevoli della difficoltà che rappresenta il passaggio al Senato, inclusa la possibilità di affossamento, nonché dei limiti del testo approvato alla Camera (…). In ogni caso, noi continueremo le azioni di disobbedienza civile in aiuto a quelle persone gravemente malate che rimangono escluse dal diritto di scegliere sulla propria vita”.
  • Enrico Letta (segretario Partito Democratico): “E’ un fatto storico, Devo dire che non ci avrei sperato – ammette il leader dem -, ma c’è stato un ottimo lavoro del Parlamento in queste settimane. Il testo è stato approvato tra l’altro con una maggioranza abbastanza importante, larga adesso andrà al Senato e mi auguro che il Senato faccia la sua parte il più rapidamente possibile”
  • Giuseppe Conte (M5S): “Con il primo via libera della Camera alla legge sul suicidio assistito compiamo un fondamentale e deciso passo in avanti sul tema, complesso e delicato, del fine vita, nel perimetro”.
  • Simone Pillon (sen. Lega Nord): “il testo sul fine vita che esce dalla Camera è iniquo, inaccettabile, apre all’eliminazione dei più deboli, fragili e indifesi. Oggi ha vinto la morte”.
  • Roberto Fico (presidente Camera Deputati): “La Camera dei deputati ha approvato la legge sul fine vita che ora passa al Senato. Un passo fondamentale per un provvedimento che il Paese attende e su cui siamo già in ritardo. Il Parlamento deve assumersi le proprie responsabilità affrontando anche i temi etici e dando risposte ai cittadini”.
  • Laura Boldrini (on. Partito Democratico): “Bene l’approvazione della legge sul suicidio assistito. Importante che il Parlamento si sia pronunciato sul fine vita che da anni attende risposta normativa. Il diritto alla vita sia compatibile con il diritto di chi, in condizioni di estrema sofferenza, chiede di morire”.
  • Simona Malpezzi (sen.Partito Democratico): “Con il via libera della Camera alla legge sul fine vita si dà un segnale importantissimo in tema di diritti e dignità della persona. Al Senato faremo la nostra parte per dare al Paese questa legge di civiltà”.

Il testo approvato sul fine vita: la sintesi

Il testo si compone di undici (11) articoli. Riassumendo possiamo dire che la richiesta potrà essere avanzata da chiunque sia maggiorenne, capace di intendere e di volere e di prendere decisioni libere. La richiesta dovrà, inoltre, basarsi su informazioni chiare ed approfondite e precedentemente la persona dovrà essere coinvolta nel percorso delle cure palliative.
Se da una parte queste previsioni, già in parte contenute nella legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento, sono condivisibili perché una scelta per essere piena e consapevole deve essere fondata sulla piena conoscenza di tutte le informazioni e opzioni, anche quelle più recondite, dall’altra non possono essere condivise Non si ritiene giusto che il richiedente per poter presentare la richiesta debba trovarsi nelle seguenti condizioni, che devono essere concomitanti (l’assenza anche solo di una di esse renderebbe inammissibile la domanda): aver raggiunto la maggiore età al momento della richiesta;  essere capace di intendere e di volere e di prendere decisioni libere, attuali e consapevoli; essere adeguatamente informato; essere stato previamente coinvolto in un percorso di cure palliative al fine di alleviare il suo stato di sofferenza e averle esplicitamente rifiutate o volontariamente interrotte; essere affetto da patologia attestata, dal medico curante o dal medico specialista che la ha in cura, come irreversibile e a prognosi infausta oppure essere portatore di una condizione clinica irreversibile, e che tali condizioni cagionino sofferenze fisiche e psicologiche che lo stesso richiedente trova assolutamente intollerabili; essere tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione provocherebbe il decesso del paziente.

Come dovrà essere presentata la richiesta

La proposta prevede che la richiesta debba essere manifestata per iscritto, nelle forme dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. Se le condizioni della persona non consentono il rispetto di queste forme, la richiesta può essere espressa e documentata con videoregistrazione o qualunque altro dispositivo idoneo che gli consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà, alla presenza di 2 testimoni.
Il medico avrà il compito di redigere un rapporto dettagliato e documentato sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del richiedente e inviarlo al comitato per la valutazione clinica territorialmente competente. In caso di parere favorevole, questo dovrà essere inviato presso la direzione sanitaria della Asl o Azienda ospedaliera di riferimento che dovrà garantire il decesso al domicilio del paziente laddove possibile o presso la struttura.
Per il personale sanitario è prevista la possibilità di obiezione di coscienza ma la regione dovrà ad ogni modo assicurare l’espletamento delle procedure previste dalla legge. I reati di aiuto al suicidio e omissione di soccorso non si applicano al personale sanitario e amministrativo coinvolto nell’intera procedura.

Il dettaglio articolo per articolo: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/DDLPRES/0/1341458/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

Fonte: https://www.aduc.it/articolo/legge+fine+vita+vittoria+pirro_34234.php

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: