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Daspo per Genny ‘a carogna: due pesi e due misure

Alla fine è arrivata la decisione che tutti si aspettavano; e auspicavano. O almeno parliamo di quella parte di paese benpensante pronta a sdegnarsi quando accadono fatti come quelli di sabato scorso in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina allo stadio Olimpico di Roma e che hanno visto protagonista un ultras del Napoli diventato, suo malgrado, il personaggio più chiacchierato delle cronache.
Genny ‘a carogna, questo il nome pittoresco del soggetto in questione, che a ridosso dell’inizio della partita, seduto sul parapetto che divide gli spettatori dal campo di gioco, arringava un’intera curva (quella del Napoli, in questo caso) dando indicazioni su come comportarsi a seguito degli incidenti pre partita.
Dopo un colloquio con il capitano del Napoli Hamsik avrebbe dato lui l’assenso per l’inizio della partita, sostengono i più maliziosi: al punto che da alcuni giorni a questa parta sui vari social network spopolano hashtag più o meno ironici aventi come soggetto proprio Genny ‘a carogna che, di volta in volta, dà o nega il proprio assenso su fatti di rilevanza assoluta.
La rete ride e si diverte, come è giusto che sia; ma la vicenda è seria e ci sarebbe poco da ridere. Perché, come dicevamo, sull’onda emotiva di quei fatti accaduti allo stadio Olimpico è arrivata la decisione tanto attesa. Il capo ultrà Genny ‘a carogna, che nella vita reale risponde al nome di Gennaro De Tommaso, non potrà frequentare gli stadi e gli impianti sportivi in generale su tutto il territorio nazionale per 5 anni.

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Il Daspo di 5 anni:

E’ il cosiddetto Daspo, acronimo che sta per divieto di accesso alle manifestazioni sportive, provvedimento della legge italiana nato per arginare (o almeno tentare di farlo) la violenza negli stadi. Una normativa che si è evoluta nel tempo subendo diverse modifiche in senso stringente. L’ultima, nel 2007 in occasione della morte dell’ispettore Raciti durante gli scontri seguiti al derby siciliano tra Catania e Palermo.
Ironia del destino, proprio a quelli scontri è legato indirettamente il provvedimento emesso neo confronti di Genny ‘a carogna: le motivazioni del provvedimento parlano di “esposizione di striscioni o cartelli incitanti la violenza o recanti ingiurie o minacce e scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive”.
I tifosi del Napoli in segno di solidarietà verso il loro capotifoso hanno annunciato di voler indossare prossimamente la maglietta con la scritta “Speziale libero”: tanto per intenderci, quella che Gennaro De Tommaso in arte Genny ‘a carogna indossava senza problemi e mostrava, seduto sulla balaustra della curva, ad un’ intera nazione.

 

La morte di Raciti e Antonino Speziale:

La questione è che Speziale altri non è che Antonino Speziale, condannato per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti proprio in quel Catania Palermo del 2007.
Speziale, che all’epoca dei fatti era appena diciassettenne, ha sempre proclamato la propria innocenza, anche nelle ultime ore dal carcere, e nell’ambiente ultras sono in molti a sostenere questa tesi. I fatti di Catania non furono fin da subito troppo chiari e si susseguirono diverse versioni. Per questo c’è chi ancora sostiene la tesi circa una probabile innocenza di Speziale. La vicinanza tra la tifoseria del Napoli e quella del Catania ha fatto il resto: e ha portato il noto Genny ‘a carogna ad indossare quella maglia, come lui stesso ha dichiarato il giorno dopo i fattacci dello stadio Olimpico.
Il ministro dell’Interno Alfano ha, nelle scorse ore, ufficializzato il provvedimento del Daspo della durata di 5 anni per Genny ‘a carogna; aggiungendo che è pronto ad applicare la stessa sanzione per chiunque indossi una maglia simile.   

 

Genny ‘a carogna e Aldrovandi: due pesi e due misure

Appaiono immediate due contraddizioni abbastanza marcate: la prima, si va a sanzionare un capo tifoso con il quale si è trattato durante la partita. O almeno, dato che la ‘trattativa’ è stata smentita, uno con il quale si è andati a parlare per trovare un supporto nel calmare gli animi esagitati della curva del Napoli.
Seconda contraddizione: si va giustamente a rimarcare come si voglia, in futuro, punire chiunque ripeterà il gesto di indossare una maglietta che inneggia alla libertà per una persona giudicata colpevole di un omicidio (Antonino Speziale). Vengono quindi alla mente le differenze con il caso di Aldrovandi, ad esempio: e con il recente comportamento di un sindacato di polizia che ha accolto come eroi tre dei quattro agenti accusati dell’omicidio. Anche loro hanno inneggiato a tre persone giudicate colpevoli di un omicidio. In fondo la storia è la stessa. E’ il finale che varia.

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Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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