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Italia, per la prima volta scendono i numeri degli aborti

Diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia; pratiche più comunemente note con il nome di aborti, che per la prima volta scendono sotto quota 60mila. I dati si riferiscono all’anno 2016 e sono una conferma di quanto si era registrato negli ultimi periodi.
È stato lo stesso Ministero della Salute a diffondere i numeri che comprendono anche i primi mesi del 2017: per la precisione da gennaio 2016 ad ottobre 2017 in Italia sono stati eseguiti complessivamente poco meno di 85mila interruzioni di gravidanza.
Il che stride con quanto accaduto ad esempio nel lontano 1982, quando gli aborti da poco regolamentati (la legge sull’aborto in Italia risale al 22 maggio 1978 e fu confermata poco dopo dal referendum sull’aborto del 1981) furono oltre 230mila. È quello l’anno che ancora oggi ha visto il più alto numero di interruzioni di gravidanza nel nostro paese.

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Rapporto di abortività in Italia

Di tutti gli aborti registrati in Italia nell’anno 2016, circa 1/3 sono da attribuirsi a donne straniere; anche per loro tuttavia, come per le donne italiane, il numero è in forte calo. Il fatto di essere scesi sotto il dati dei 60mila rappresenta un unicum.
Con il termine rapporto di abortività si va a indicare il numero di aborti volontari su mille bambini nati vivi: nel 2016 è stato di 182,4, con un calo dell’1,4% rispetto al 2015. Interessante notare come il dato sia inferiore rispetto agli altri Paesi dell’Europa Occidentale, soprattutto tra le 15enni e le 16enni.
Questa fascia di età sembra non conoscere troppo la contraccezione ormonale, quindi l’uso della pillola, rispetto ad altre realtà continentali. In sostanza nel resto d’Europa è più alto anche il dato relativo al ricorso alla pillola. Una duplice mancanza che può essere spiegata in tanti modi.

Perché le donne italiane abortiscono di meno

Prima di tutto con una spiegazione culturale, ovvero data dal fatto che storicamente le ragazze italiane (come d’altra parte anche gli uomini) tendono a restare più a lungo in famiglia rispetto a quanto avviene in altri contesti d’Europa. Quindi il numero di rapporti sessuali e la loro frequenza risulta essere inferiore.
Fin qui la spiegazione contenuta nella Relazione annuale del Ministero della Salute sulla applicazione della legge 194 del 1978. Ma c’è un però. Un altro aspetto da valutare e che non ha a che vedere con un fenomeno culturale, bensì con l’aspetto legislativo.
Come avevamo visto in passato, sono tante le difficoltà per abortire in Italia: una donna che volesse ricorrere ad un’interruzione volontaria di gravidanza, oggi, deve superare mille ostacoli.

Difficoltà di abortire in Italia

In Italia la legge sull’aborto di cui sopra prevede la possibilità per il medico di praticare l’obiezione di coscienza: la donna può quindi scegliere in modo autonomo se interrompere o meno la gravidanza; stessa cosa vale per il medico che può decidere se praticare o meno l’intervento.
Il che è anche giusto; solo che nei fatti trovare un medico ed una struttura per abortire è tutt’altro che semplice. Come avevamo visto, in Italia ci sono alcune regioni dove i medici obiettori superano l’80%; quindi trovarne uno disponibile a praticare l’aborto può diventare un’impresa disperata.
Ed i numeri ne sono soltanto la conferma: il calo degli aborti in Italia è in linea con la tendenza degli ultimi anni. Motivi culturali quindi, come quelli che vedono un maggior numero di interruzioni di gravidanza tra donne che hanno un titolo di studio più basso; ma anche questioni legislative e burocratiche visto che, francamente, abortire in Italia continua ad essere un qualcosa di estremamente complicato.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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