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Italia: donatori di sangue in calo, futuro a rischio?

In passato abbiamo spesso affrontato un argomento particolarmente sensibile dalle pagine del nostro giornale dando notizie di come l’Italia fosse in coda alle classifiche Ue per la donazione volontaria del sangue: i dati resi noti nello scorso giugno 2011 erano arrivano direttamente da un rapporto della Commissione Europea.
Ebbene da un’indagine commissionata dalla Fidas (federazione italiana donatori) al Censis, presentata a Roma all’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina è emerso un nuovo allarme sull’argomento: nel rapporto si afferma che, se non verranno fatti gli investimenti necessari per incrementare le donazioni di sangue, entro il 2020 l’Italia andrà incontro a una drastica riduzione nel numero di donatori di sangue e delle unità raccolte, con gravi ripercussioni su tutto il Sistema sanitario nazionale.
Mantenendo infatti inalterato il numero di donatori per 1.000 residenti e l’indice di donazione, la riduzione dei giovani donatori è stimabile nel 4,5%, con un -2,9% complessivo di donatori e unità di sangue raccolte.
Il peso di questo decremento è destinato a farsi sentire maggiormente soprattutto nelle regioni del mezzogiorno e tra i giovani: -4,5% a livello nazionale tra i 18-28enni, -17,1% nel Sud e nelle Isole.

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Dati sui donatori di sangue italiani:

Dai dati resi noti sull’attività di donazione sangue infatti, la maggior parte delle donazioni arriverebbe da persone comprese nella fascia di età tra i 30 ed i 55 anni, vale a dire una componente sociale che, dalle proiezioni demografiche, sarebbe destinata ad assottigliarsi notevolmente nei prossimi decenni.
“Secondo le elaborazioni condotte dal Censis su dati Istat – ha dichiarato Carla Collicelli, vice direttore generale del Censis – i 30-55enni, che nel 2009 erano 23.343.655 (46,8% della popolazione), saranno nel 2020 quasi un milione in meno, ovvero 22.514.962 (il 43,8%), e nel 2030 si ridurranno a 19.765.468” cioè il 37,7%.” Con conseguenti riscontri anche sulle donazioni di sangue che già sono in calo nel nostro paese.
Ricordiamo che, come stabilito dalla direttiva comunitaria del 2002, le donazioni di sangue sono volontarie e non retribuite e questo al fine di contribuire a parametri elevati di sicurezza e quindi alla protezione della salute umana:  l’Italia, come altri paesi Ue coinvolti nell’indagine, fornisce piccoli incentivi per chi decide di donare il proprio sangue (si parla di spuntini offerti, congedi speciali per chi lavora nel settore pubblico, rimborso delle spese di viaggio e piccoli omaggi).
La recente indagine della Fidas ha quindi dimostrato il calo di donazioni di sangue nel nostro paese ascrivibile, tra gli altri fattori, anche alla crisi economica che porta incertezza nella società minando anche i fondamenti stessi della cultura della donazione di sangue: “La crisi economica è un ulteriore fattore negativo – afferma Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale Fidas – L’attitudine alla donazione è, infatti, più tenue in quelle fasce di popolazione che si percepiscono più deboli, sotto il profilo non solo sanitario, ma soprattutto sotto quello sociale ed economico: chi in generale rimane fuori dal mondo del lavoro, non riesce a sentirsi nella posizione di poter donare”.

 

Manca il sangue: i donatori scarseggiano

I donatori di sangue occupati risultano infatti essere il 74,7%, mentre gli inattivi ( tra i quali casalinghe, pensionati, studenti) rappresentano solo il 21%; in questo identikit tracciato inoltre gli uomini sembrerebbero essere più attivi rispetto alle donne (68% contro il 31%), e la regione i cui abitanti sono meno propensi a donare il sangue (qui si parla a livello di sondaggio, ndr) sembrerebbe essere il Lazio, con una media del 55% degli intervistati che ha espresso parere favorevole a donare nuovamente il sangue dopo una prima esperienza, mentre  nel resto d’Italia il dato supera il 75%.
Piccola nota riferita ai recenti avvenimenti di cronaca legati al maltempo: a seguito dell’ondata di gelo e neve che ha attanagliato l’Italia nelle scorse ore si è assistito, in alcune strutture ospedaliere della penisola, a vere e proprie emergenze legate alla scarsità di sangue: gli ospedali delle zone maggiormente colpite dalle nevicate hanno vissuto ore drammatiche.
Al riguardo ha suscitato molti apprezzamenti la storia di alcuni volontari di Toano in provincia di Reggio Emilia che, chiamati a raccolta dall’Avis (associazione volontari italiani sangue) locale si sono presentati in 80, sfidando gelo e maltempo con relativi pericoli e provenienti anche da paesini limitrofi di montagna, per donare il sangue. Una bella storia in un paese, l’Italia, che sembra non avere nemmeno più sangue da donare a chi ne ha bisogno.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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