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Dislessia ed altri disturbi dell’ apprendimento

Sono circa 350 mila gli studenti italiani fra i 6 e i 19 anni affetti da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) in ambito scolastico, come dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.
Si tratta di problemi che, seppur presenti in molti alunni (mediamente ne soffre 1 ogni classe di 20) spesso non vengono nemmeno riconosciuti, ma sono all’origine di notevoli disagi e insuccessi scolastici. La dislessia, in particolare, è una fra le cause più frequenti di abbandono degli studi, insieme a correlati problemi di autostima e di motivazione all’apprendimento.
Dopo un lungo percorso burocratico il 29 Settembre e’ stata finalmente varata ed approvata in via definitiva dal Senato (con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale nr. 234 del 18 Ottobre 2010) una legge ad hoc che, non solo riconosce i disturbi sopracitati, ma stimola la scuola ad individuarli precocemente per poi definire un percorso diagnostico-formativo mirato, attraverso l’utilizzo di determinati strumenti dispensativi e compensativi.

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Norma sui disturbi dell’apprendimento:

Oltre ad una diagnosi precoce, la legge prevede infatti piani didattici personalizzati, sospensione da alcune attività come ad esempio scrivere alla lavagna o leggere ad alta voce e utilizzo di strumenti tecnologici (videoscrittura, calcolatrice e computer) di sostegno.
Come si legge nel testo del provvedimento, lo scopo principale della normativa in questione è quello di garantire il diritto all’istruzione anche agli alunni con difficoltà specifiche di apprendimento, adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle loro necessità e promuoverne il successo scolastico attraverso mirate didattiche di supporto lungo tutto il percorso di studi, incrementando la comunicazione e la collaborazione anche tra la famiglia e la scuola (secondo la legge anche i docenti dovranno possedere un’adeguata preparazione didattica, metodologica e valutativa in merito alle problematiche relative ai Dsa).
La diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento dovrà inoltre essere effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente e sarà comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. Qualora non sia disponibile effettuare diagnosi presso le strutture del Ssn, la legge dà la possibilità di effettuarle presso strutture accreditate.

 

Un percorso da avviare con le scuole:

Queste sono solo alcune delle novità introdotte dalla nuova normativa, che per la prima volta rappresenta la volontà di affrontare il problema a livello istituzionale: lo ha affermato il Presidente dell’Aid, l’Associazione Italiana Dislessia, Rosabianca Leo:
“sono soddisfatta, anche come genitore, perché questa legge riconosce finalmente dopo tante battaglie l’esistenza della dislessia e di altri disturbi specifici di apprendimento stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico e didattico. Certo è che siamo solo all’inizio di un percorso che dovrà essere avviato con le scuole, soprattutto sul tema della formazione dei dirigenti scolastici e le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il testo è certamente un salto di qualità rispetto al passato ma va migliorato sia sotto l’aspetto della valutazione sulla sua effettiva applicazione sia per esempio con l’inserimento di sanzioni per chi non rispetta la normativa.”
Per avviare le nuove disposizioni è infatti previsto un finanziamento di 2 milioni di euro complessivi per gli anni 2010-2011. Analizzando nel dettaglio la legge, senz’altro utile e lodevole nelle finalità dichiarate, risulta infatti inevitabile domandarsi se sarà sufficiente un milione di euro l’anno per ottenere dei risultati considerevoli. Sull’effettiva applicabilità del testo sorgono poi dei dubbi anche considerando le condizioni tutt’altro che semplici in cui verte la scuola italiana di oggi.

 

Ci sono le risorse per applicare le nuove misure?

La Flc (Federazione dei Lavoratori della Conoscenza), infatti, riconoscendo da una parte gli indiscussi meriti della normativa circa l’introduzione e l’affermazione di importanti principi e diritti per gli studenti con disturbi dell’apprendimento, ha denunciato al tempo stesso il fatto che le risorse destinate per attuare quanto previsto dalla legge siano scarse, fattore che ne penalizza fortemente l’applicabilità.
“Per effetto del taglio epocale di organico – sottolinea la Federazione- è del tutto evidente che l’attuazione di tali norme è demandata in gran parte alla buona volontà di chi opera nelle scuole. Per tali ragioni la FLC, in occasione dei prossimi incontri con l’amministrazione, chiederà conto delle condizioni di applicabilità del testo di legge con particolare riguardo sia agli aspetti relativi alle dotazioni organiche che al piano di formazione”

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Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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