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Rosa di Caprio

Rosa Di Caprio e la “La battaglia dei papà”, quando la giustizia ignora la bi genitorialità

Nonostante le riforme e i proclami sulla parità di genere, migliaia di padri ogni anno si ritrovano a combattere una guerra di logoramento per non essere cancellati dalla vita dei propri figli. A dare voce a questo esercito di “esclusi” è l’avvocato Rosa Di Caprio, che nel suo nuovo libro “La battaglia dei papà. Storie di figli contesi e padri coraggio” (pubblicato da Guida nella collana Guida per il sociale), traccia un bilancio di oltre vent’anni di attività professionale.

L’opera, che nasce da un’esperienza umana e giudiziaria maturata sul campo, non è solo una cronaca di tribunale, ma un grido d’allarme sulle debolezze del sistema che incidono sulla coesione sociale nel suo complesso.

La “Maternal Preference”

Il primo, e forse più insidioso, ostacolo che un padre si trova ad affrontare all’indomani di una crisi familiare è un pregiudizio culturale e sistemico ancora profondamente radicato. Nonostante la normativa sull’affido condiviso sia in vigore da anni con l’intento di garantire parità genitoriale, la prassi giudiziaria quotidiana sembra muoversi su binari diametralmente opposti.

Come sottolineato dall’avvocato Di Caprio, “Esiste una discrepanza cronica tra la teoria del diritto e l’applicazione pratica nei tribunali. Di fatto, prevale ancora un automatismo che vede nella figura materna il genitore prevalente. Questo retaggio trasforma l’affido condiviso in una formula spesso solo nominale, dove la preferenza per la madre rimane la consuetudine”.

Uno squilibrio che si traduce immediatamente in una frattura della quotidianità. Il padre, nella maggior parte dei casi, viene allontanato dalla casa familiare e vede il proprio ruolo ridimensionato a quello di un “visitatore” con scadenze prefissate. “I padri si ritrovano confinati in tempi e luoghi molto ristretti, rendendo difficile il mantenimento di una routine autentica. Senza la condivisione dei piccoli gesti giornalieri, il rapporto padre-figlio rischia di trasformarsi in una frequentazione formale, priva di quella naturalezza necessaria alla crescita – chiarisce l’avvocato – Il dramma è che il dolore per questa separazione forzata non colpisce solo il genitore, ma si riflette inevitabilmente sul benessere emotivo dei figli”.

La psicologia moderna ha ampiamente dimostrato che la presenza costante e attiva di entrambi i genitori è il pilastro fondamentale per la stabilità psicologica dei figli. Non è solo una questione di tempo trascorso, ma di qualità del clima relazionale. È essenziale che i genitori riescano a instaurare un canale di collaborazione, mettendo da parte le ostilità personali per garantire un ambiente sereno. “La guerra legale e affettiva non fa altro che minare le basi della sicurezza del bambino, rendendo ancora più urgente il passaggio da una giustizia basata sui pregiudizi a una che metta realmente al centro il diritto alla bi-genitorialità”, afferma Di Caprio.

False denunce e alienazione: le nuove sfide della paternità

Uno dei temi più caldi toccati dell’autrice riguarda l’uso dei figli nei conflitti tra coniugi. In molti casi, il minore cessa di essere un soggetto da proteggere e diventa uno strumento di pressione economica o morale. “Purtroppo, spesso i figli sono le armi di un coniuge contro l’altro. Interrompere il legame con l’altro è un trofeo da portare a casa.”

In questo scenario, si inserisce l’inquietante fenomeno delle false denunce. Di Caprio ha evidenziato come queste vengano talvolta utilizzate per ottenere vantaggi immediati nell’affidamento, con conseguenze devastanti. “Ingolfare la giustizia con denunce false e strumentali per ottenere un vantaggio ai danni del padre affossa invece procedimenti gravi e delicati”. E tutto questo diventa inesorabilmente un paradosso crudele, dove l’abuso dello strumento giudiziario danneggia non solo il padre ingiustamente accusato, ma le vere vittime di violenza, le cui grida rischiano di perdersi nel rumore di fondo dei procedimenti pretestuosi.

Un capitolo cruciale nell’analisi dell’avvocato Rosa Di Caprio riguarda poi l’alienazione genitoriale, un fenomeno complesso che, pur essendo al centro di accesi dibattiti, manifesta contorni estremamente nitidi nella pratica forense. È fondamentale fare una distinzione: sebbene la Cassazione non riconosca l’alienazione come una patologia clinica codificata, ciò non cancella l’esistenza di condotte disfunzionali oggettive e documentabili.

Secondo la Di Caprio, il rifiuto categorico di un figlio verso un genitore è un segnale d’allarme che non può essere ignorato. “Se un minore rifiuta il padre, quel bambino sta manifestando un malessere profondo”, spiega l’avvocato. La priorità assoluta deve essere l’accertamento approfondito delle cause, distinguendo tra un rifiuto motivato e una manipolazione esterna. Quando il legame tra padre e figlio viene reciso, purtroppo inizia quello che viene definito un vero e proprio “calvario” attraverso il sistema dei Servizi Sociali e dei Centri Neutri.

Il baratro economico

Oltre al dolore affettivo, la crisi familiare porta con sé un tracollo finanziario che trasforma molti padri nei cosiddetti “nuovi poveri” e la battaglia per la paternità si scontra violentemente con una realtà materiale insostenibile. Molti padri si ritrovano intrappolati in una morsa economica e sono costretti a dover abbandonare la casa familiare (di cui spesso continuano a pagare il mutuo) e, contemporaneamente, a versare assegni di mantenimento calcolati su parametri che non sempre riflettono il reale costo della vita o le effettive capacità residue.

“L’aspetto economico è uno dei principali motori di conflitti esasperati, dove i figli finiscono per diventare, purtroppo, lo strumento di ritorsione principale”, spiega l’avvocato Di Caprio. Questa condizione di indigenza forzata ha conseguenze devastanti. Ad esempio, senza una dimora adeguata o risorse sufficienti, diventa materialmente complesso accogliere i figli e vivere con loro momenti di qualità. Inoltre, le difficoltà economiche alimentano il risentimento, rendendo quasi impossibile quella collaborazione tra ex partner necessaria per il benessere dei minori.

Verso un cambiamento culturale

Il superamento della crisi della genitorialità non può passare esclusivamente attraverso nuovi codici o riforme legislative. La vera risposta risiede in una rivoluzione culturale che coinvolga l’intera filiera giudiziaria fino a entrare nel tessuto vivo delle famiglie.

Viviamo in un’epoca segnata da una profonda fragilità sociale, dove la precarietà lavorativa e un individualismo amplificato dall’ecosistema dei social media hanno reso i legami più liquidi e instabili. Per contrastare questa deriva, l’avvocato propone una soluzione concreta e preventiva con l’istituzione di percorsi formativi alla bigenitorialità con l’obiettivo di fornire ai genitori gli strumenti necessari per navigare le complessità educative moderne.

Uno dei punti più critici toccati dalla Di Caprio riguarda il linguaggio e la mentalità che ancora dominano le aule di tribunale. “Il concetto di “genitore prevalente” o “preferenziale” viene descritto come un anacronismo pericoloso. Il monito è chiaro. Per un bambino che cresce in un ambiente armonioso, non esiste una gerarchia affettiva. Mamma e papà sono punti di riferimento complementari e indispensabili”, conclude.

In definitiva, quella che viene definita “la battaglia dei papà” non deve essere letta come una mera rivendicazione di parte o la difesa degli interessi di una categoria specifica. Al contrario, si tratta di un atto di civiltà e d’amore verso l’infanzia. Lo scopo finale non è la vittoria di un genitore sull’altro, ma la liberazione dei figli dal ruolo di bottino di guerra. Proteggere il legame con entrambi i genitori, specialmente in un momento storico in cui la natalità è ai minimi termini, è un imperativo morale che punta a garantire alle nuove generazioni il diritto di amare ed essere amate in modo completo e incondizionato.

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