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Come vendere un diamante e sapere quanto vale

Chi ha comprato in passato uno o più diamanti, conosce bene le difficoltà che si incontrano qualora si intenda farli valutare per poi alienarli realizzando la cifra sperata. Se poi occorre procedere in tempi piuttosto rapidi, i rischi di non riuscire a convertire in denaro le pietre possedute aumentano considerevolmente, esponendo il venditore a successive onerose e pericolose speculazioni.
Del resto l’investimento in diamanti dovrebbe essere sempre effettuato in un’ottica ‘conservativa’ a lungo termine, piuttosto che ‘speculativa’ sul breve periodo, perché la logica mercantile che sta dietro al commercio delle pietre preziose, è quella di poter offrire una valida alternativa ai tradizionali metodi di impegno dei capitali (come borsa, titoli di stato, depositi bancari, materie prime ed altri) che, pur promettendo in casi di rialzo di valore, ottimi rendimenti, possono parimenti, se il loro andamento risultasse negativo, erodere anche pesantemente, fino quasi ad annullarle, le disponibilità iniziali.

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Le agenzie di compro diamanti si sono molto sviluppate in questi ultimi anni proprio per tutelare, favorire e sostenere lo scambio sul mercato dei diamanti.
Mentre l’acquirente ha il vantaggio di poter spaziare a 360 gradi su un fronte di offerta piuttosto vasto e diversificato, il venditore, invece, deve essere opportunamente indirizzato e consigliato, in modo che possa ricavare una cifra adeguata all’esborso inizialmente sostenuto. Solo i professionisti più qualificati del settore sono in grado di farsi carico di tutte queste esigenze.
Chi sceglie invece di rivolgersi a canali meno ‘ufficiali’, deve essere consapevole dei rischi a cui può andare incontro: vediamo i più frequenti. Anzitutto deve essere considerato il deprezzamento: compratori senza scrupoli potrebbero creare condizioni capestro prima di perfezionare l’acquisto.
Ci sono poi i banchi pegno, che elargiscono subito denaro ma applicando tassi d’interesse particolarmente elevati. L’altra strada è quella delle gioiellerie e degli orafi, ma anche in questo caso i realizzi sono scarsi perché il negoziante tiene conto di costi e spese di lavorazione per riconvertire le pietre.

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