Online dal 2009 - I primi a portare la cronaca sul web
Strategia della tensione

Strategia della tensione: definizione, contesto e chi c’era dietro

Il termine strategia della tensione definisce una delle fasi più oscure e drammatiche della storia repubblicana italiana, situata convenzionalmente tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta.

Non si tratta di un singolo evento, ma di un disegno eversivo complesso, volto a destabilizzare l’ordine pubblico attraverso atti terroristici e stragi indiscriminate per favorire una svolta autoritaria o, quantomeno, per impedire lo scivolamento del Paese verso posizioni politiche di sinistra. La strategia si basava sulla creazione di uno stato di paura e incertezza permanente nella popolazione, tale da indurre i cittadini a invocare un ritorno all’ordine garantito da un governo forte o dall’intervento dei militari.

Il significato e la dottrina della guerra non ortodossa

Dal punto di vista teorico, la strategia della tensione si ricollega alle dottrine della guerra rivoluzionaria e contro-rivoluzionaria nate nel contesto della Guerra Fredda. In un mondo diviso in due blocchi contrapposti, l’Italia occupava una posizione geopolitica fondamentale e delicatissima: era il confine tra l’Occidente e l’area di influenza sovietica, ospitando al contempo il più grande Partito Comunista dell’Europa occidentale.

In questo scenario, il mantenimento dello status quo non veniva perseguito solo attraverso il confronto democratico, ma anche tramite la guerra non ortodossa, che consisteva nell’utilizzo di forze irregolari, infiltrazioni, operazioni di “false flag” (attentati attribuiti all’avversario per screditarlo) e la manipolazione dell’opinione pubblica. L’obiettivo era colpire il cuore della democrazia per dimostrarne l’inefficienza e la fragilità di fronte al caos.

Il contesto politico e geopolitico internazionale

Per comprendere le ragioni profonde di tale strategia, è necessario osservare il clima globale della fine degli anni Sessanta. Il 1968 aveva portato una ventata di contestazione giovanile e operaia che scuoteva le fondamenta del potere tradizionale.

In Italia, l’autunno caldo del 1969 vedeva una mobilitazione sindacale senza precedenti. Parallelamente, a livello parlamentare, si faceva strada l’ipotesi di un allargamento della maggioranza di governo verso le sinistre. Uno scenario che terrorizzava non solo le gerarchie militari e i settori più conservatori della politica italiana, ma anche gli apparati di sicurezza degli alleati atlantici.

La strategia della tensione fu dunque la risposta violenta a questa spinta al cambiamento: un tentativo di congelare la democrazia italiana impedendo che l’asse del potere si spostasse troppo a sinistra, mantenendo il Paese saldamente ancorato all’orbita statunitense.

L’inizio del terrore e la strage di Piazza Fontana

L’atto di nascita della strategia della tensione viene storicamente individuato nella strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 a Milano.

L’esplosione di una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura causò 17 morti e decenni di depistaggi giudiziari. Inizialmente, le indagini furono orientate quasi esclusivamente verso gli ambienti anarchici, portando alla morte tragica e ancora discussa di Giuseppe Pinelli e all’arresto di Pietro Valpreda. Solo anni dopo, grazie al lavoro di magistrati coraggiosi e alle rivelazioni di alcuni collaboratori, emerse la matrice neofascista dell’attentato, orchestrato dal gruppo Ordine Nuovo.

Piazza Fontana non fu un episodio isolato, ma il primo di una lunga serie di attacchi volti a terrorizzare la società civile e a colpire simbolicamente i luoghi della convivenza quotidiana.

La catena delle stragi e il ruolo dei servizi deviati

Negli anni successivi, la scia di sangue proseguì con modalità analoghe. Si ricordano la strage di Peteano del 1972, l’attentato alla Questura di Milano del 1973 e le drammatiche esplosioni del 1974: la strage di Piazza della Loggia a Brescia, durante una manifestazione antifascista, e quella del treno Italicus.

Un elemento costante e inquietante di questa storia è la presenza dei cosiddetti “servizi deviati”. Numerose inchieste sugli anni di piombo hanno dimostrato come esponenti dei servizi segreti civili e militari abbiano attivamente collaborato con i gruppi eversivi neri, fornendo esplosivi, protezioni, coperture e, soprattutto, inquinando le prove per impedire che si arrivasse ai reali mandanti.

La commistione tra apparati dello Stato e criminalità politica rappresenta la ferita più profonda del periodo, evidenziando l’esistenza di un “doppio Stato” che agiva nell’ombra contro le istituzioni legali.

Il culmine della Strage di Bologna

Il culmine simbolico e numerico di questa stagione fu la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che causò 85 vittime. Sebbene la condanna definitiva per esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) abbia accertato la mano nera, l’evento segnò anche l’inizio del declino di questa strategia.

La risposta della società civile, che non si piegò alla paura ma scese in piazza a difesa della democrazia, insieme al mutato quadro internazionale, rese gradualmente inefficace lo strumento stragista. Con l’indebolimento dei blocchi della Guerra Fredda e la scoperta della loggia massonica P2, che fungeva da camera di compensazione per molti di questi disegni occulti, il sistema della tensione perse i suoi principali appoggi logistici e politici.

L’eredità di oggi

Oggi la strategia della tensione viene studiata come un tentativo fallito di colpo di stato permanente. Nonostante il dolore e le migliaia di feriti, la Repubblica Italiana è riuscita a sopravvivere, seppur con un carico di misteri non ancora del tutto svelati.

Le sentenze giudiziarie hanno accertato molte responsabilità individuali, ma la verità politica sui mandanti ultimi rimane in parte avvolta nel segreto. La storia di quegli anni serve a ricordare quanto sia fragile l’equilibrio democratico e quanto sia fondamentale la trasparenza degli apparati di sicurezza per il mantenimento della libertà.

Pierfrancesco Palattella

Giornalista, Web Writer, Seo copy, fondatore di La Vera Cronaca