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Autorizzazione a procedere e immunità parlamentare: quali novità?

Torna a destare polemiche a non finire il tema dell’immunità parlamentare e della necessità di richiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento, nel caso in cui ad essere implicato sia un appartenente ad uno dei due rami del Parlamento.
Una polemica innestata dal recente rifiuto di concedere l’arresto di Antonio Azzollini, avanzata dalla procura di Trani, con un voto in aula tale da sconfessare quanto deciso in sede di commissione.
Dopo il voto, è stato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ad avanzare la proposta di affidare ad un organo esterno dotato della necessaria autorità, ad esempio la Corte Costituzionale, il compito di decidere sulle richieste di arresto avanzate dalla magistratura nei confronti di parlamentari.
Una proposta avanzata durante il programma In onda, su La7, che avrebbe la sua ratio proprio nella necessità di sottrarre chi decide alla enorme pressione mediatica attualmente gravante su ogni scelta di questo genere.

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L’ immunità parlamentare nell’ ordinamento italiano:

Quella di Orlando è l’ultima proposta in ordine di tempo su uno degli istituti parlamentari più controversi. Sono infatti moltissimi i nostri connazionali che guardano all’ immunità parlamentare come al vero e proprio emblema dei privilegi di cui gode il potere politico, tale da attentare al principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Sin dal 1993, quando fu eliminata la necessità di richiedere l’autorizzazione anche per poter indagare o intercettare un parlamentare, il tema si trova infatti nell’occhio del ciclone, tornando a sollevare ondate di polemiche ogni volta che un onorevole o un senatore viene sottratto alla magistratura. Introdotto dai Padri costituenti come antidoto alla possibilità che un parlamentare potesse essere eliminato per via giudiziaria, metodo tipico delle dittature, con il passare dei decenni l’uso distorto di cui è stata oggetto ha reso l’immunità parlamentare e la necessità di richiedere l’arresto sempre più indigeribile per i cittadini.
Una impopolarità estremamente diffusa che ha marciato di pari passo con quella dei politici, ormai indicati come una vera e propria casta pronta ad usare senza scrupoli la propria posizione per ritagliarsi privilegi sempre più estesi.

I parlamentari si oppongono difendendo il privilegio:

Ancora una volta, comunque, la proposta di una riforma dell’istituto potrebbe trovare grandi resistenze in un Parlamento che in più di una occasione ha mostrato la scarsa propensione a spogliarsi dei propri privilegi.casta-politica-e-immunità
Va infatti considerato che i rapporti di forza esistenti attualmente, rendono assolutamente necessari i voti del Nuovo Centro Destra, il partito di Azzollini, ovviamente tra i più interessati in assoluto alla questione. Del resto, le prime reazioni arrivate dall’interno di NCD fanno già capire come la strada si presenti in salita.
Secondo il senatore Nico D’Ascola, infatti, un intervento puntato solo sull’immunità parlamentare andrebbe a creare uno squilibrio tra potere giudiziario e politico, minando il principio dell’equilibrio tra di essi.
Una reazione che conferma quanto emerso lo scorso anno a seguito del ventilato proposito da parte di Anna Finocchiaro di riformare l’articolo 68 della nostra Carta, quello in cui appunto si prevede l’immunità per i membri del Parlamento e la necessità di richiedere l’arresto di uno di essi nell’ambito di procedimenti giudiziari.
In quella occasione, la Finocchiaro aveva avanzato una proposta simile per molti versi a quella di Orlando, con l’ipotesi che l’istituto fosse esteso anche ai componenti del nuovo Senato, affidando allo stesso tempo ogni decisione in tal senso ad una apposita sezione costituita all’interno della Corte Costituzionale.
Una proposta bocciata dall’esecutivo, dopo un aspro scambio nel corso del quale la senatrice democratica aveva accusato il governo di attribuirle la paternità di un emendamento che era invece stato concordato.

Quali tempistiche per una riforma?

Uscito dalla porta, ora la proposta rientra dalla finestra, con l’appoggio del Guardasigilli, ma con le stesse probabilità di essere accolta, ovvero poche.
Peraltro lo stesso Orlando non ha mancato di appoggiare la sua idea presentandola in un modo che sembra fatto apposta per riaprire le polemicheministro-orlando sulla Casta, affermando durante un’intervista come secondo lui l’autorizzazione all’arresto si sia ormai trasformata in una sorta di anticipazione di giudizio, in un senso o nell’altro, assumendo quindi una connotazione squisitamente politica.
Ancora Orlando ha poi precisato come non sia peraltro sua intenzione accelerare i tempi per una eventuale approvazione della riforma, negando in particolare l’eventualità che la proposta entri a far parte delle nuove norme inserite nel disegno di riforme costituzionali attualmente all’esame del Parlamento.
Una cautela comprensibile anche alla luce dei rapporti di forza all’interno del Parlamento, che potrebbe portare alla fine del governo Renzi ove il Nuovo Centro Destra decidesse di staccare la spina.
Un assaggio in tal senso lo si sta peraltro avendo in questi giorni, con il delinearsi di una situazione in cui l’esecutivo potrebbe trovarsi in minoranza sul delicato terreno del ddl Boschi di riforma costituzionale.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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