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Disabili, sesso e assistenti sessuali: cosa succede in Italia

L’argomento disabili e sesso è un tabu della nostra società che, a poco a poco, sta iniziando sensibilmente a crollare; o almeno così sembrerebbe. Un tempo il solo parlare di questo tema suscitava quantomeno imbarazzo se non sdegno e fastidio.
D’altra parte immaginare che un paese come il nostro, nel quale i cambiamenti culturali ci mettono anni ed anni per attecchire, possa essere pronto a parlare di disabili e sesso e, ancor di più, di assistenti sessuali per disabili, poteva sembrare pura utopia. Eppure qualcosa si sta muovendo.
In passato avevamo trattato la questione dalle pagine del nostro giornale; nel 2010, prima che l’argomento iniziasse a diventare di dominio pubblico e fosse trattato all’interno di trasmissioni note e finanche in cortometraggi vari, avevamo raccontato la storia di un disabile alle prese con la questione del sesso: si trattava di una persona, anch’essa disabile, che per anni aveva svolto una ricerca sull’argomento facendosi raccontare le esperienze, sensazioni e aspettative di altri disabili in riferimento al sesso.

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Il problema del sesso per i disabili

Nel 2011 avevamo intervistato un’altra persona disabile, questa volta una donna; si tratta di Lorella Ronconi, presidente di una associazione che si occupa di abbattimento di barriere architettoniche e culturali, membro e referente per la Consulta Comunale sulle Barriere Architettoniche oltre che della Consulta ASL di Grosseto per il Volontariato. E anche lei attiva nel trattare la questione relativa a disabili e sesso.
Da queste nostre interviste era emerso un dato univoco e comune; ovvero, l’argomento della sessualità dei disabili era considerato più che mai un tabu. Al disabile quasi non è riconosciuto il diritto di avere una sessualità; si immagina il disabile come un essere asessuato, che non prova pulsioni né desiderio.
Cosa che, come ci avevano riferito gli intervistati, è tutt’altro che vera: i disabili provano desiderio sessuale come tutti gli altri e, esattamente come loro, vorrebbero poter avere una attività sessuale. Con tutte le difficoltà del caso, come si può facilmente intuire.

Assistenti sessuali per disabili

In una recente intervista comparsa su Redattore Sociale si va a sentire il parere di a Fabrizio Quattrini, ovvero colui il quale sta selezionando i candidati al corso specifico di formazione per assistenti sessuali ai disabili che inizierà a Bologna.
È importante specificare che, ad oggi, la figura di assistente sessuale per disabili non è presente in Italia in quanto non prevista dalla legge (al contrario di altri paesi, soprattutto nell’Europa del nord, dove la figura degli assistenti sessuali per disabili è prevista e regolamentata dalla legge); c’è un disegno di legge che è stato presentato pochi mesi fa in Senato, ovvero il disegno di legge 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, volto a venire incontro a quelle persone in condizioni di disabilità che, per cause di forza maggiore, non possono intrattenere autonomamente rapporti interpersonali completi da un punto di vista affettivo, emotivo e sessuale. Per l’appunto.
La soluzione alle problematiche sessuali dei disabili sono quindi risolvibili (anche se non del tutto) con la figura dell’assistente sessuale per persone affette da disabilità: si tratta di figure presenti già in altri paese che, a seguito di un corso di specializzazione, offrono contatti sessuali con disabili; da massaggi a semplici carezze passando per abbracci, coccole ecc.. escludendo rapporti sessuali completi.
Già, perché in quel caso si potrebbe parlare di prostituzione; con tutti i risvolti del caso.

Assistenza sessuale ai disabili e prostituzione

Il dibattito che si è creato ruota esattamente intorno a questo punto; l’introduzione della figura di assistente sessuale per disabili ha fatto scattare molte proteste. Diversi quelli che sono letteralmente saltati dalla sedia denunciando un potenziale tentativo, seppur parziale e mascherato, di legalizzare la prostituzione.
Il 15 settembre l’argomento è stato trattato a Bologna, alla Festa dell’Unità; anche qui si è assistito ad una divisione di pareri e sono state non poche le critiche rivolte al fondatore del Comitato per la promozione dell’assistente sessuale in Italia. L’ accusa, quella di cui dicevamo sopra, ovvero di voler legalizzare la prostituzione.
Si perché il dibattito è serrato e tutto ruota intorno alla linea di confine tra chi paga una persona per avere un rapporto sessuale e chi lo fa in quanto disabile; alcuni sostengono che si tratti sostanzialmente della medesima situazione, per altri viceversa è una questione di civiltà, una battaglia per la salute e l’equilibrio psico fisico di persone affette da disabilità che altrimenti rischiano di non avere una vita sessuale.
Si perché per comprendere bisogna, come sempre, calarsi nella parte; quindi immaginare di avere pulsioni e desideri sessuali, come tutti quanti hanno, ma di non poterli sfogare. L’equilibrio psichico di una persona rischia di compromettersi seriamente.

Corsi di formazione per assistenti sessuali

Nel frattempo mentre il dibattito impazza a Bologna sono partiti i colloqui di ammissione al corso di formazione per assistenti sessuali previsto per il prossimo autunno proprio nel bolognese. Una figura che, a detta degli estensori del disegno di legge di cui sopra sulla figura professionale, non avrà niente a che vedere con quella di un’ escort o di una prostituta.
Dovrebbe trattarsi di una persona specializzata, con il compito di educare il disabile all’espressione dell’affettività e della sessualità e di insegnargli come raggiungere la soddisfazione sessuale in un modo adatto alle sue esigenze. Nulla a che vedere quindi con le figure presenti nel nord Europa, che sono veri e propri sex workers e che offrono sesso a persone disabili.
Quella italiana dovrebbe essere una via di mezzo tra il nulla attuale e la figura del sex worker. L’impressione è che si tratti del solito compromesso nostrano, così come appare leggermente confusa e indefinita la figura di questi assistenti sessuali né si comprendono con esattezza funzioni e limiti oltre i quali queste figure non potranno andare. Il dibattito è aperto e la questione è in pieno fermento. Staremo a vedere quello che succederà.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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