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Morte di Floyd, proteste in Italia. Il vero razzismo della nostra cultura

La protesta per la morte di George Floyd continua a infiammare gli Stati Uniti. Un’indignazione che non trova pace perché questa morte non è che l’ennesimo, brutale e disumano, episodio di razzismo verso un afroamericano da parte della polizia. Abusi di potere e violenza verso i neri esercitati dalle forze dell’ordine sono un segnale lampante di come l’uguaglianza sociale sia ancora una chimera.
Il mondo intero si sta mobilitando: nelle piazze e sui social le persone di ogni Paese chiedono giustizia per Floyd al grido di “black lives matter”, le vite nere contano. Non si tratta di appropriarsi della loro lotta, che è specifica e non ha paragoni in altri contesti, ma di riconoscere che c’è un filo conduttore della violenza dovuta a motivi razziali.

Manifestazioni in Italia per George Floyd

Anche in Italia si sono svolte manifestazioni contro il razzismo e molti altri eventi sono in programma nei prossimi giorni. Per evidenziare, appunto, che il problema non è solo oltreoceano, ma c’è anche qui, nel nostro Mediterraneo, nelle nostre città, nei campi dove lavorano migranti sfruttati fino allo stremo.
Vogliamo menzionare il lavoro del MEDU, Medici per i Diritti Umani, che da anni ricopre un ruolo non solo di assistenza, ma anche di denuncia per le condizioni indegne in cui si ritrovano a vivere e lavorare gli stranieri nei campi italiani (per approfondire leggi: Caporalato: tutto quello che c’è da sapere). Persone arrivate nel nostro Paese in cerca di una seconda possibilità.
Nel rapporto del Medu intitolato “i dannati della terra” si legge: “migliaia di lavoratori vivono e lavorano in pessime condizioni nei campi. Storie di migranti che hanno fornito manodopera a basso costo” ai produttori di frutta e verdura, come nel caso delle arance nella Piana di Gioia Tauro. Storie di sfruttamento, di degrado esistenziale fatto di situazioni abitative e condizioni igienico sanitarie raccapriccianti, tra cumuli di rifiuti e latrine fatiscenti. E adesso la notizia della regolarizzazione in arrivo ha creato tra i lavoratori della Piana attesa e speranza.

Immigrati e lavoro in regola

Ma non è così facile come sembra poter aspirare a un lavoro in regola, requisito fondamentale per il permesso di soggiorno e un ipotetico futuro fuori dai ghetti. Sì perché il datore di lavoro deve essere disponibile ad autodenunciarsi e assumere il lavoratore con un regolare contratto.proteste floyd italia
La storia di Mamadou riferita dal Medu è esemplificativa: “Mamadou ha un documento di soggiorno valido, ma il suo contratto di lavoro non è in regola. Sebbene lavori sei giorni a settimana, il datore di lavoro ha dichiarato in busta paga solo cinque giornate lavorative in un mese”.
Ergo non potrà richiedere in autonomia di accedere alla regolarizzazione perché la sua posizione amministrativa è già di fatto regolare. “Soltanto il datore di lavoro potrebbe chiedere di sanare la sua posizione -proseguono dal Medu- denunciando la situazione di irregolarità salariale e contributiva e pagando 500 euro per la procedura, ma si tratta della stessa persona che da due mesi registra in busta paga soltanto cinque giornate lavorative, nonostante Mamadou lavori 24 giorni al mese”.

Il vero razzismo della cultura italiana

La situazione nei campi non è che una delle realtà italiane intrise di discriminazione. Il razzismo in Italia è all’ordine del giorno, ed è talmente radicato da risultare in modo inconscio anche in chi crede di essere antirazzista. È il caso di tutti coloro che dicono ai figli seduti a tavola “tu non mangi e i bambini africani muoiono di fame”, stigmatizzando un intero continente associato soltanto alla povertà, al piccolo denutrito delle pubblicità finanziate da associazioni che puntano sul pietismo per chiedere donazioni.
È il caso di chi torna da un viaggio in Africa e posta sui social, tipo trofeo, la foto di se stesso circondato da bambini neri, un souvenir tanto immancabile quanto ricolmo di una discriminazione strisciante e presunzione di innocenza. È il caso di chi crede che Africa sia sinonimo esclusivo di slum, Aids e indigenza assoluta, senza conoscere nemmeno l’esistenza di zone ricche e in piena esplosione economica, come la Namibia o la Guinea equatoriale.
La causa di tutti questi pregiudizi, anticamera del razzismo, è la mancanza di una presenza nera nelle nostre università, nei giornali, nella politica: come si può aspirare a un cambiamento senza una reale rappresentanza?

 

Di seguito le date italiane delle prossime manifestazioni antirazziste

  • MILANO – 7 giugno ore 16 Piazza Duca D’Aosta – Black lives matter – il razzismo non fa respirare
  • UDINE – 6 giugno ore 15 Piazza della Libertà – Black Lives Matter Friuli
  • BOLOGNA – 6 giugno ore 19 Piazza Maggiore I Can’t Breathe – Flash Mob a Bologna
  • FIRENZE – 6 giugno ore 19.30 Consolato U.S.A. Firenze – Protest in Solidarity with Black Lives Matter
  • ROMA – 7 giugno ore 11 luogo Piazza degli apostoli – I can’t breathe protesta Pacifica Roma (iniziativa di singoli)
  • TORINO – 6 giugno ore 15 Piazza Castello I Can’t Breathe – Flash Mob a Torino
  • NAPOLI – 6 giugno ore 15 Consolato Americano Giustizia per George Floyd ! Against police violence worldwide (iniziativa di singoli)
  • PALERMO – 6 giugno ore 16 Piazza Castelnuovo JUSTICE FOR GEORGE FLOYD: CONTRO IL RAZZISMO
Pubblicato in Focus

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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