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La società non violenta e i gruppi sociali

Secondo le statistiche ufficiali lo scorso anno 179 donne sono state uccise perlopiù in ambito familiare, quest’anno sinora sono appena 120; i lavoratori in nero sono stati calcolati in 3.300.000; secondo il sottosegretario competente le discariche pubbliche illegali sono solo 45 e l’evasione fiscale è stata calcolata intorno ai 120 miliardi di euro.
Si dice che Caino uccise Abele e Romolo assassinò il fratello Remo, evidentemente la violenza ha radici antiche connaturate all’essere umano che, come ci hanno insegnato a scuola, appartiene al regno animale. Le comunità non hanno paura in quanto il numero degli aggregati rappresenta per se stesso una forza di difesa ed offesa in presenza di altre aggregazioni.
Una miriade di appartenenze che agiscono tutte (o quasi) in modo identico per superare gli ostacoli che si frappongono all’individuo e alla società. Ed è in questo superamento che gli stereotipi, che altro non sono che i modelli di comportamento, si adeguano alle tecnologie, alle ideologie e al costume, modificando nel contempo i valori, la giurisprudenza e la vita di ogni giorno.

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L’influenza della società sugli individui

La società agisce con risposte di gruppo generando una cascata di eventi che molto dipendono dall’ambiente ma che soprattutto si modificano nel tempo, ognuno come conseguenza dell’altro (vedasi in proposito David Hume, John Dewey e Kurt Lewin).
Tale connessione influisce sugli individui modificando la risposta all’ambiente, come esplicitammo al IX convegno nazionale di demodoxalogia svoltosi nel 2003 a Roccasecca dei Volsci, allora amministrata dal n/ sociologo Alessandro La Noce.
Ripetiamo il ragionamento: negli anni ’50 dello scorso secolo gli annunci economici contenevano una stragrande richiesta di camere in affitto, rare le richieste di appartamenti e quasi sconosciuto l’acquisto. Oggi solo gli studenti e gli extracomunitari cercano camere.
Nelle camere in affitto l’inquilino aveva delle parti in comune con il locatario: l’ingresso, la cucina, il bagno; necessariamente le due famiglie si incontravano più volte al giorno all’interno dell’appartamento realizzando una socializzazione basata sugli stereotipi. In tale modo bisogni, comportamenti e valori si uniformavano gradualmente attraverso lo scambio quotidiano.

Società e televisione

Il denaro come valore preminente

Oggi la coppia vuole l’appartamento e il contatto con l’altra famiglia (il mondo esterno) è sostituito dalla tv che “mostra” ciò che avviene e quanto è desiderabile. Il possesso della casa è abbinato alla sicurezza economica per cui è imperativo seguire i capricci della moda per essere alla pari, in modo di “apparire” (è un segno di paura o di insicurezza?) confrontandosi con i modelli televisivi: dall’ultimo iPhone all’orologio, dall’automobile ai nuovi idoli, ecc.
Dato che essere alla moda e apparire costa, il denaro diventa un valore preminente in quanto permette di avere tutto e subito; pertanto pur di averne a sufficienza si è disposti ad essere tolleranti con se stessi e gli altri.
Ecco allora l’abusivismo edilizio, l’evasione contributiva, i guidatori senza patente, l’aumento del malaffare e la conseguente richiesta di aggiornamenti al codice per venire incontro al mutamento dei costumi e dei valori: dal divorzio all’aborto, dai condoni edilizi alla soppressione del falso in bilancio, dalle prescrizioni alle depenalizzazioni, ecc.

Eccesso di tolleranza e comportamenti deviati:

Di modifica in modifica per la società diventa accettabile l’occupazione delle case disabitate da parte di coloro che ne “hanno diritto” essendo in condizioni disagiate, così come, per esempio, il tabaccaio che si è difeso dal rapinatore debba meritare il carcere in quanto il mestiere di tabaccaio non prevede l’uso delle armi tollerate invece per il rapinatore in quanto confacenti con la sua figura professionale.
Di fronte a casi di mala gestione del denaro pubblico si è soliti dire che non va accusato il gruppo sociale da cui proviene l’inquisito in quanto la responsabilità è personale, è un modo elegante per dire che la società è composta da individui che, singolarmente, avendo paura degli eventi si aggrappano all’idea della comunità salvifica autoassolvendosi per gli eccessi di tolleranza che rendono possibile “gli altrui” comportamenti deviati.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giulio D'Orazio

Sociologo, già vicepresidente nazionale della Associazione Nazionale Sociologi (ANS)

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