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La raccolta dei tappi: quando la leggenda diventa realtà

Quanti una volta nella vita hanno raccolto i tappi delle bottiglie di plastica provando magari a seguirne il tortuoso percorso o ne hanno almeno sentito parlare? E quanti hanno iniziato la raccolta convinti comunque di seguire una bufala?
Tra realtà e leggenda la raccolta dei tappi, il più delle volte destinati alla “creazione” di una sedia a rotelle, è ormai un dato di fatto e vi sono raccoglitori addirittura all’interno degli ospedali oppure in tempi di differenziata possiamo imbatterci in un tapponetto, il cassonetto dei tappi.
Nel suo libro 101 stronzate a cui abbiamo creduto tutti una volta nella vita Severino Colombo libera la raccolta dei tappi dalla condizione di leggenda metropolitana, dimostrandone la realtà fattiva.

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Nascita della leggenda dei tappi di plastica

La raccolta dei tappi perde dunque quell’alone ectoplasmatico che la avvolgeva, associata a quello che gli esperti definiscono  il bisogno di “attenuare il sentimento di disagio o di colpa che molte persone vivono in relazione al loro comportamento consumistico. La possibilità di riciclare tutto o in parte il bene consumato e di devolvere in beneficenza gli utili che ne conseguono consente, infatti, di non modificare le proprie abitudini di consumo e allo stesso tempo di pensare che si stanno aiutando altri che non vivono nella stessa condizione di privilegio”[1].
Pare che la leggenda si sia formata attorno alla metà degli anni ’90 e il fine della raccolta era appunto l’acquisto di una sedia a rotelle. La raccolta dei tappi diventa protagonista quando un uomo disabile di Novara nel 1995 ne raccoglie ben 5 quintali. Amara la sorpresa di scoprire che nessuno glieli avrebbe “convertiti”. La notizia rimbalza sui giornali tanto da creare una colletta per l’acquisto di quella carrozzina[2].

Come nasce la raccolta dei tappi

Tra realtà e leggenda effettivamente vi sono differenze in termini di recupero tra la bottiglia e il suo tappo e quindi dividerli è già a monte sinonimo di sensibilità ambientale. La prima è comunemente nota come PET e attraverso il suo riciclo, o meglio riconversione, si producono tessuti come il pile, mentre i secondi subiscono un processo diverso per trasformarsi in vasi di fiori, contenitori alimentari e altri oggetti di uso quotidiano.
La realtà tangibile di questa iniziativa trova i suoi natali in Francia dove negli anni ’90 la raccolta per scopi umanitari diventa l’associazione Bouchons d’amour (Tappi d’Amore) (www.bouchonsdamour.com) che, gestita da volontari, vanta 97 punti di raccolta in tutto il territorio e trova i locali adeguati a contenere i tappi. L’organizzazione dichiara di aver raccolto in quattro mesi 136 mila tonnellate di tappi che saranno riciclati per sostenere progetti umanitari. [2]

Centri di raccolta tappi in Italia

La voce giunge oltralpe e subito nel nostro paese prolificano centri di raccolta che si danno da fare in modo analogo, soprattutto in Toscana dove la raccolta è gestita prevalentemente dalla Caritas di Livorno, che lancia l’iniziativa proposta e sollecitata dalla Onlus di Livorno, il Centro mondialità sviluppo reciproco CMSR (www.cmsr.org) e da una società sempre della provincia di Livorno impegnata nel riciclaggio dei materiali derivanti dai nostri consumi, la Galletti Ecoservice, che provvede a frantumare i tappi in scaglie di plastica da rivendere poi ad altre aziende che produrranno oggetti come vasi e contenitori.
Il ricavato di questa operazione, tolto il costo della lavorazione, viene messo a disposizione del Centro mondialità sviluppo reciproco (Cmsr) per finanziare un progetto di aiuto ai paesi poveri del mondo. Dall’Acqua per l’Acqua è il progetto che ha permesso di costruire dei pozzi in Tanziania, dove gli abitanti sono costretti a camminare kilometri a piedi per approvvigionarsi.
Nella provincia di Torino ancora vi è il Masci (il Movimento Adulti Scout) che ha sposato la causa del Cmsr e ha dato vita alla raccolta. Nelle scuole, nella sede dell’ Università della terza età, all’ecocentro si può lasciare la borsetta con i tappi. Una volta riempito, un container viene spedito in Toscana. Destinazione la Galletti Service di Livorno[2].

Non una leggenda ma una realtà

In Veneto invece è operativo il progetto Amico dell’Ambiente sostenuto anche dall’Imball Nord[3], azienda attiva nel settore del riciclo degli imballaggi. In termini di ricavi una tonnellata di tappi – ovvero 400mila tappi – viene valutata tra i 150 o 200 euro, una cifra bassa vista la quantità ma che permette tuttavia di sensibilizzare ed educare in termini di riciclo.
La raccolta dei tappi dunque esiste davvero e si tratta di una realtà attiva che ha prodotto risultati significativi. Tuttavia l’alone leggendario permane in quanto la voce della raccolta dei tappi è diffusa in tutta la penisola ma le raccolte realizzate sono per lo più di carattere locale. Affinché il confine tra realtà e finzione sia sempre più sfumato… caccia aperta al tapponetto!


[1] Lorenzo Montale, Università degli studi Milano – Bicocca, relazioni esterne Cicap da http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101679

[2] http://www.lastampa.it/2013/05/29/scienza/ambiente/focus/il-viaggio-dei-tappi-la-plastica-pi-pregiata-va-tutta-in-solidariet-lLlqNoHPhceruWuGUripRJ/pagina.html

[3] http://www.imballnord.it/news/item/188-amico-dell-ambiente-1-semestre-2013.html#.UgNuG5JM86w

Pubblicato in Focus

Scritto da

Laura Fedel

Giornalista, speaker radiofonica.... appassionatamente curiosa.

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