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Calcio italiano: come competere finanziariamente in Europa

Gli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 sono considerati il periodo d’oro del calcio italiano. I giocatori più forti del mondo facevano a spallate per contendersi una maglia da titolare in uno dei club storici italiani, come il Milan, la Juventus e il Napoli.
Chi non ricorda le imprese di George Weah, Zinedine Zidane o Diego Armando Maradona, che coi loro lampi di genio traghettarono le proprie squadre ai vertici delle competizioni europee?
Negli ultimi 20 anni, tuttavia, anche le squadre italiane più importanti hanno subìto duri contraccolpi, prima fra tutte una riduzione della competitività finanziaria e una fluttuazione del prezzo delle azioni di grandi squadre come la Juventus. Ecco i settori in cui le società stanno fallendo e come possono risollevarsi:

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Tassazione degli stipendi

La tassazione imposta sugli stipendi dei giocatori del campionato italiano rispetto a quella degli altri paesi europei è sempre stata maggiore. La situazione è peggiorata ulteriormente con l’approvazione in Spagna della “Legge Beckham” nel 2005, che stabiliva che i giocatori di provenienza straniera ricevessero solo decurtazioni del 23%. Come conseguenza, si è assistito a un vero e proprio esodo di campioni italiani verso la penisola iberica.

Gli stadi

Tutti gli stadi italiani sono di proprietà dei rispettivi comuni di appartenenza, fatta eccezione per lo Juventus Stadium di Torino e il Mapei Stadium di Reggio Emilia.
Questo significa essenzialmente due cose: in primo luogo, dovuti gli alti costi di manutenzione, la maggioranza degli stadi sono vecchi e ai limiti delle norme di sicurezza (il numero dei posti a sedere è ridotto e mancano strutture adeguate di accoglienza per gli ospiti).
In secondo luogo, si prevede la ripartizione degli incassi ricavati dalle partite di coppa e campionato tra comune e club.

I diritti televisivi

I diritti televisivi italiani concessi per le partite in casa e internazionali risultano inferiori in comparazione con gli stati esteri. Si tratta di un vero e proprio ciclo, dato che la situazione peggiora in relazione alla qualità del campionato.
Inoltre, mentre un tempo il calcio d’inizio era stabilito per le 3 della domenica pomeriggio ora, oggi le partite iniziano ad orari differenti a causa degli accordi sui diritti televisivi.

Strategie di marketing

Generalmente parlando, le squadre italiane non sono state capaci né di investire sui giovani né di evolvere le proprie strategie di marketing. Quindi la mancanza di tecniche di marketing e comunicazione appropriate influisce significativamente sull’immagine di marca di una squadra di calcio.

Giovani talenti

Si è preferito ridurre le spese investendo su giocatori a fine carriera piuttosto che su giovani italiani provenienti dalla Primavera, in grado di apportare qualità e un valore economico aggiunto alla squadra. In più, l’incapacità di comprare top players da altri campionati ha allontanato l’interesse di molti sportivi.

Altre idee

Alcuni presidenti delle maggiori squadre italiane si sono resi conto degli errori commessi ed hanno cominciato a prender in considerazione nuove tattiche per tornare ad essere competitivi sul campo europeo, come, per l’appunto, la costruzione di nuovi stadi o la privatizzazione di quelli già esistenti.
Altre idee sono quella di limitare la trasmissione in diretta delle partite giocate per incentivare i tifosi a seguire anche le squadre di calcio di categoria inferiore, ridurre a 18 squadre i campionati di serie A e B e introdurre il fair play finanziario utilizzato dalla UEFA nella serie A.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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