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Caso Federico Aldrovandi: quando la polizia provoca

La vicenda di Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni ucciso da 4 poliziotti nel settembre del 2005 dopo esser stato fermato, si arricchisce costantemente di nuovi episodi; la maggior parte dei quali, di pessimo gusto.
L’ultimo in ordine di tempo pochi giorni fa, l’applauso rivolto ai 4 poliziotti responsabili della morte del ragazzo da parte di alcuni ‘colleghi’ di sindacato nel corso di un congresso a Rimini. Una vicenda che ha causato uno sdegno abbastanza unanime e che ha visto intervenire anche il presidente delle Repubblica; molte prese di distanze e messaggi di solidarietà nei confronti di Patrizia Moretti, madre di Alessandro che da anni combatte contro tutto e tutti per avere giustizia.
Se le massime ‘autorità’ dello stato si prodigassero in atti concreti anziché limitarsi a  continuare a dirsi solidali nei confronti della signora Moretti, forse, sarebbe meglio per tutti; e si eviterebbe di assistere a scene vergognose come l’applauso nei confronti dei 4 poliziotti responsabili dell’omicidio.
Servitori dello stato (così vengono chiamati i poliziotti; ma servitori lo sono per modo di dire dato che uno stipendio discreto per dritto o per storto lo prendono) trattati come eroi anziché come assassini. Complimenti.

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La vicenda Aldrovandi:

Della storia di Federico Aldrovandi abbiamo parlato ricostruendo la vicenda in ogni singolo passaggio: in sintesi giova ricordare che si è trattato di un abuso da parte delle forze dell’ordine. Quattro agenti che hanno fermato il ragazzo di appena 18 anni mentre tornava a casa, di notte. Era da solo, a piedi e probabilmente in un leggero stato di alterazione; cosa che a 18 anni può succedere. E  che non può certamente giustificare quanto successo dopo.
Federico Aldrovandi viene infatti fermato per un controllo: forse per il suo stato di alterazione forse per altri motivi. Fatto sta che il ragazzo inizia a dare segnali di insofferenza. Non si riesce a calmare. Nasce una colluttazione tra gli agenti ed il giovane che porta alle ormai ben note conseguenze; particolari come quello dei manganelli spezzati sul corpo del ragazzo a causa della forza con la quale sono stati usati sono ormai stati acquisiti dall’opinione pubblica. Non certo metabolizzati.

 

Provocazioni degli agenti:

Sono 4 gli agenti condannati nel giugno del 2012 per la morte di Federico Aldrovandi: 3 anni e 6 mesi di reclusione inflitti a ciascuno di loro per l’ omicidio colposo. La maggior parte dei quali tra l’altro, coperta da indulto.
Come se non bastasse si susseguono alcuni atteggiamenti provocatori da parte di alcuni sindacati di polizia che continuano a sostenere la tesi dell’innocenza da parte dei 4 agenti condannati. Il primo nel 2013.
Siamo a marzo 2013, giorno 27, quando il sindacato indipendente di polizia Coisp decide di indire una manifestazione di solidarietà verso i 4 agenti condannati. La manifestazione si svolge a Ferrara, guarda caso, la città di Federico Aldrovandi; e il corteo passa davanti alla sede del municipio, in piazza Savonarola, proprio sotto gli uffici del comune dove lavora la mamma di Federico.
La signora Moretti scende in strada ed espone una gigantografia che mostra lo stato in cui è stato ridotto il figlio dopo il pestaggio degli agenti; al che il segretario del sindacato avrebbe perfino avanzato ipotesi circa la veridicità della foto stessa, parlando addirittura di fotomontaggio. Parole per le quali la madre di Federico decide di querelare.

 

Manifestazione del Sindacato di Polizia:

Da segnalare che alla manifestazione del sindacato di polizia partecipa anche un politico, tal Potito Salatto, eurodeputato allora appartenente a Fli: salvo poi chiedere scusa alla signora Moretti.
Più o meno un anno dopo, nel febbraio 2014, la seconda provocazione; a Ferrara si svolge una manifestazione alla quale partecipano circa 3mila persone per condividere la battaglia della famiglia Aldrovandi incentrata sulla richiesta di togliere la divisa agli agenti colpevoli del delitto. Una partecipazione notevole dietro lo slogan “#vialadivisa.
Alcuni giorni dopo, il sindacato di polizia Sap nella persona del proprio segretario nazionale si reca a Ferrara per incontrare i 4 agenti e dar vita all’iniziativa #vialamenzogna, chiara risposta provocatoria alla manifestazione di pochi giorni prima. Il segretario nazionale del Sap si dice fiducioso circa una riscrittura della storia Aldrovandi; auspica una ricostruzione della vicenda perché, dice, i 4 agenti sanno di essere innocenti. 

L’applauso per gli agenti:

L’ultima provocazione in ordine di tempo è di pochi giorni fa: in data 29 aprile 2014 nel corso di un congresso nazionale del sindacato di polizia Sap (ancora loro) all’ingresso di tre dei quattro agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi tutti i colleghi sono scattati in piedi tributando un applauso della durata di 5 minuti. Come si fa solo per le grandi star.
Gesto che ha scatenato l’indignazione trasversale anche di politici, istituzioni e perfino del ministro del’Interno e del capo della polizia. Se oltre alle parole e all’indignazione di facciata seguissero anche i fatti saremmo un passo avanti. Anche perché sono gesti e provocazioni come queste ad alimentare l’odio verso le forze dell’ordine.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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