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Disabili e lavoro: l’ Italia non rispetta la legge

L’Italia è un paese che non mette in atto tutte le misure necessarie a garantire un inserimento adeguato dei disabili nel mondo del lavoro; la sentenza che suona come una condanna per l’Italia arriva direttamente dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea e rischia di sfociare in una nuova procedura di infrazione e in una multa pesante.
Quello dell’ inserimento dei disabili nel mondo del lavoro è un tema piuttosto delicato; alcuni mesi fa sul nostro giornale avevamo lanciato con anticipo un allarme sulla questione chiedendoci se la legge che in Italia tutela l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro fosse efficace (Disabili e diritto al lavoro: la legge è efficace?).
A livello nazionale la questione è regolamentata dalla legge n.68 del marzo 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, provvedimento che punta a garantire un posto di lavoro anche ai cittadini disabili diventando un superamento della legge n. 482 del 2 aprile 1968.

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Inserimento lavorativo dei disabili:

Ebbene, a distanza di mesi da quell’ interrogativo proposto si è appreso che la Ue ritiene che in Italia non siano adottate tutte le misure necessarie per garantire un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro. Secondo la Corte di giustizia Ue il nostro paese è venuto meno agli obblighi derivanti dal diritto comunitario poiché non avrebbe portato a termine un corretto recepimento di quanto previsto da una norma risalente al 2000 in materia di sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro.
La normativa in questione è la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio Ue del 27 novembre 2000 che traccia un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro andando in particolare a combattere “le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro”.
La direttiva Ue prevedeva inoltre l’erogazione di sanzioni in caso di violazione della norma ed imponeva ai paesi membri di stilare periodicamente (ogni 5 anni) un resoconto sull’applicazione della norma stessa da presentare al Consiglio Europeo.

Italia: non garantiti i diritti dei disabili

Ebbene, secondo la Corte di giustizia dell’Unione Europea l’Italia sarebbe venuta meno ai propri obblighi meritando una condanna che fa seguito alla procedura di infrazione già avviata dalla Commissione europea attraverso la quale la Ue aveva contestato che “le garanzie e le agevolazioni previste a favore dei disabili in materia di occupazione dalla normativa italiana non riguardano tutti i disabili, tutti i datori di lavoro e tutti i diversi aspetti del rapporto di lavoro”. L’Italia deve adesso porre rimedio a questa mancanza pena una nuova procedura di infrazione con possibili pesanti multe.
In base a quanto stabilito dalla Corte, gli stati membri Ue dovrebbero prevedere l’obbligo per i datori di lavoro di adottare provvedimenti concreti finalizzati all’inclusione dei disabili nel mondo del lavoro mettendo in atto tutte le misure necessarie per consentire ai disabili un accesso agevolato al mondo professionale; attualmente in Italia soltanto il 16% dei disabili (ovvero circa 300mila persone) lavora, mentre il numero di disabili inattivi è quasi il doppio di quello relativo al resto della popolazione.
Secondo l’unione Europea quindi le norme italiane non sono efficaci a garantire l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro; mancanza cui, a leggere il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il nostro paese dovrà cercare di apportare un correttivo pena ulteriori procedimenti punitivi.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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