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Prelievo forzoso conti corrente: cos’è e come funziona

Con il crollo del PIL a causa della necessità di chiudere buona parte delle attività produttive e impedire la diffusione del Covid-19, è tornato ad aleggiare sugli italiani lo spettro del prelievo forzoso dai conti corrente. Un fantasma diventato improvvisamente realtà nel 1992, quando l’attacco contro la lira condotto dalla speculazione internazionale spinse il governo Amato ad applicarlo sui conti correnti degli italiani.
Un atto verificatosi nella notte del 10 luglio 1992, nella percentuale dello 0,6 per mille, rimasto nell’immaginario collettivo alla stregua di una ferita che sembra non rimarginarsi mai. Ma quando si parla di prelievo forzoso a cosa si fa esattamente riferimento? Andiamo a capire meglio il significato di questo concetto, il perchè faccia paura ai cittadini e quali possono essere le sue conseguenze.

Prelievo forzoso: di cosa si tratta?

Il prelievo forzoso è una tassa sul patrimonio che i cittadini hanno depositato nelle banche. Una tassa però applicata dallo Stato senza alcun consenso o autorizzazione preventiva da parte dei correntisti. Si tratta naturalmente di un provvedimento di carattere straordinario che diventa d’attualità ogni volta che un Paese esposto sul lato finanziario si trovi a dover affrontare una situazione d’emergenza, al pari dell’altrettanto temuta e odiata patrimoniale.
Il naturale corollario a questo provvedimento è la cosiddetta corsa allo sportello, ovvero il ritiro dei soldi dalla banca in cui è stato effettuato il versamento prima che il prelievo sia esecutivo. Proprio per impedirla il governo Amato lo effettuò nel corso della notte nel 1992, legittimato c on decreto d’urgenza.

Prelievo forzoso conti corrente: semplice suggestione o possibile realtà?

Il fatto che si torni a parlare di un prelievo forzoso in Italia, è la naturale conseguenza della necessità di fronteggiare una situazione del tutto straordinaria come quella provata dalla pandemia di coronavirus che ha avuto un epicentro proprio nel nostro Paese. Si tratta di una possibilità concreta?
Secondo alcuni osservatori sì, tanto che più di un politico nei giorni passati ha posto l’attenzione sul fatto che il risparmio privato italiano è tuttora uno dei più elevati al mondo. Secondo altri si tratta invece di una semplice suggestione, alla luce del fatto che ove lo Stato vi ricorresse creerebbe un vulnus di fiducia che andrebbe a colpire in particolare proprio quel settore bancario che si è cercato di preservare nel corso della lunghissima crisi che ha fatto seguito allo scoppio della bolla dei mutui Subprime, nel 2008.
Potrebbe infatti accadere che i cittadini colpiti dal prelievo forzoso decidano di non lasciare più i propri soldi nei forzieri delle banche, comunque esposti, anche alla luce di rendimenti praticamente inesistenti, per generare una crisi del sistema bancario la quale potrebbe rivelarsi disastrosa.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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