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Elezioni regionali, cosa sono, come si vota e breve storia

Il 12 e il 13 febbraio si torna al voto in Lombardia e nel Lazio per le elezioni regionali (qui la guida alle elezioni regionali del ministero degli Interni). Si tratta di una tipologia di tornata elettorale che si svolge periodicamente, ogni 5 anni, per scegliere i rappresentanti del governo di una regione. In Italia sono 20 le regioni, delle quali 15 a statuto ordinario e 5 a statuto speciale, ognuna con un proprio parlamento regionale e un proprio presidente della regione.
Per votare alle elezioni regionali, gli elettori devono essere registrati nelle liste elettorali della regione di riferimento e devono essere maggiorenni. Il giorno delle elezioni, gli elettori devono recarsi alle urne per esprimere la loro preferenza per un determinato candidato o per una determinata coalizione di partiti.

Come si vota alle elezioni regionali

Il sistema elettorale utilizzato per le elezioni regionali è il sistema proporzionale, dove ciascun partito o coalizione di partiti presenta una lista di candidati e gli elettori possono esprimere la loro preferenza per uno o più di essi. Dal punto di vista amministrativo parlando di regioni ci si riferisce ad enti territoriali con una certa autonomia amministrativa e legislativa, che svolgono funzioni di governo e amministrazione locale.
In Italia, le regioni hanno una certa autonomia nell’amministrare i propri affari, come la sanità, l’istruzione, i trasporti, l’ambiente, il turismo e lo sviluppo economico. Le regioni sono governate da un parlamento regionale eletto dai cittadini della regione e da un presidente della regione, che è il capo del governo regionale. Il presidente della regione è eletto dal parlamento regionale.

Tipologie di Regioni in Italia

In Italia, le regioni sono di due tipi: le Regioni ordinarie e le Regioni a statuto speciale. le Regioni ordinarie sono le 20 Regioni italiane che hanno lo stesso statuto giuridico, mentre le Regioni a statuto speciale sono le 5 province autonome (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige/Südtirol, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia) che hanno un proprio statuto speciale che le distingue dalle altre Regioni per quanto riguarda l’autonomia amministrativa e legislativa.
Le Regioni furono introdotte nella Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, agli articoli 114 e 115: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”. Malgrado queste indicazioni, le regioni a statuto ordinario furono istituite nel 1970. Sempre a livello di Costituzione, le regioni a statuto speciale furono previste partendo dal fatto che presentavano particolari caratteristiche storiche e geografiche e fu garantita loro una particolare forma di autonomia.

La Legge del 2001 sulle autonomie regionali

La grande riforma delle Regioni si è avuta in Italia nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione. A seguito della legge costituzionale n. 3 del 23 dicembre 2001, nota come legge sulle autonomie regionali (o anche federalismo fiscale), si è andata a modificare la Costituzione italiana riformando il sistema delle autonomie locali.
Questa legge sulle autonomie regionali ha introdotto un nuovo articolo (116) nella Costituzione, che prevede l’esistenza delle Regioni e delle Province autonome. Inoltre, ha stabilito che le Regioni sono enti territoriali a statuto ordinario, mentre le Province autonome sono enti territoriali a statuto speciale con maggiori poteri autonomi rispetto alle Regioni ordinarie.
La legge sulle autonomie regionali è stata varata allo scopo di rafforzare l’autonomia delle Regioni e delle Province autonome, migliorare l’efficienza dei servizi pubblici locali e promuovere lo sviluppo economico e sociale delle aree interessate.

 

Pubblicato in Politica

Scritto da

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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