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Giornalismo, macchina del fango e disinformazione

“Numero zero” è il nuovo romanzo del semiologo Umberto Eco il più atteso nelle librerie che ripercorre la storia del giornalismo italiano tra informazione, gossip e macchina del fango.
Dopo il grande successo de “Il cimitero di Praga” tradotto in 50 lingue con oltre 600 mila copie vendute in Italia, il semiologo propone un romanzo giallo che riprende alcuni dei temi cruciali che coinvolgono il mondo del giornalismo.
Numero zero è ambientato nella Milano del 1992, nei tre mesi che vanno dall’arresto di Mario Chiesa, che segnò l’inizio di Tangentopoli, al giugno di quell’anno. Tra complotti, servizi segreti e piste false, tocca le tragedie degli anni del dopoguerra: Gladio, la loggia P2 e il terrorismo delle Brigate Rosse.
Protagonisti del libro sono i redattori assunti da un cinico direttore, Simei, per confezionare i numeri zero di un giornale, concepito dall’ambizioso editore come strumento ricattatorio per entrare nel salotto buono del potere economico.
Il libro, come affermato dallo stesso Umberto Eco in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, si propone come un perfetto manuale di cattivo giornalismo, dove il lettore è incerto sul fatto che ciò che legge sia pura finzione o qualcosa di fedele alla vita. Un po’ come il giornalismo di tutti i giorni.

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Disinformazione in Italia: scandali e delitti

In Italia abbiamo innumerevoli casi di disinformazione, il più delle volte causata dalla negligenza o superficialità di chi scrive, oppure dalla voglia di scrivere per infangare la reputazione di qualcuno, non solo in politica. Il grande Alex Springer, pioniere del giornalismo popolare tedesco, aveva una convinzione indistruttibile, sosteneva che la carta stampata doveva reggersi su tre parole: sesso, sangue e soldi.
Un quotidiano o un settimanale capace di occuparsi a fondo di scandali sessuali, di delitti e di soldi era destinato ad avere un successo sicuro, garantendo al direttore ottimi guadagni e in un certo senso è il pensiero ripreso dallo scrittore. Quello dell’uso strumentale dell’informazione è un tema particolarmente delicato in Italia dove potere politico, potere economico e proprietà dei media sono intercettati.

Macchina del fango e uso strumentale dell’informazione:

Il meccanismo è evidente, si gioca a buttar fango su chiunque si opponga a certi poteri, ma nel momento in cui certi meccanismi diventano palesi sta alle persone capire come funzionano le cose e cambiarle. Disinformazione-2
Si parla in questo caso di “macchina del fango” ovvero una delegittimazione, un attacco personale e uno screditamento attraverso il gossip tramite la ricerca di informazioni private, dossier e articoli di giornali ed è un sistema semplice e antico che funziona talmente bene da diventar regola: chi si pone contro il governo o contro certi poteri finirà infangato.
Il suo fine è quello di confondere e disinformare il pubblico per abbattere gli avversari. La diffamazione in questo caso, parte da un elemento piccolissimo, magari della sfera privata, che viene isolato dal contesto in cui si trova e ingigantito, gonfiato, usato per attaccare qualcuno.

Il problema della disinformazione in Italia:

Il problema dell’informazione è stato ed è un nodo cruciale. Sempre più spesso sfogliando le pagine dei quotidiani troviamo retroscena, gossip, pettegolezzi e ben poca informazione.
Come si fa a superare questa disinformazione?Forse l’aiuto verrà proprio da questo libro che “Costringe noi giornalisti a fare i conti con il nostro mestiere” come sostenuto dal direttore di RCS Paolo Mieli.
Un lavoro che purtroppo oggi, per tanti motivi, non ha più lo stesso valore di tanti ani fa. Chi non ha mai avuto a che fare con una redazione giornalistica, non sa quanto piacevole sia dare una notizia, uno scoop che gli altri ancora non hanno; fa sentire il giornalista molto più bravo degli altri colleghi, lo gratifica, accresce l’autostima e se poi lo scoop riguarda un giornale situato in un’area politica opposta, il piacere diventa molto più grande.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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