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Turismo e cultura: capovolgere l’università

Secondo l’antropologa olandese Annemarie De Wal Malefijt dagli albori dell’umanità sino ai giorni nostri sono cambiati i costumi, le tecnologie e le ideologie ma lo scambio è stato il perno della vita umana.
Un perno orientato verso il soddisfacimento di tre conquiste, ognuna susseguente alla precedente ove – secondo la teoria del principio di causalità del filosofo e storico scozzese del 1700 David Hume – il soddisfacimento del primo bisogno (o evento) è condizione sufficiente e necessaria per l’insorgenza del secondo bisogno o evento, e così via.

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L’esigenza di sopravvivere

Per la studiosa olandese l’umanità passa attraverso le tre susseguenti condizioni:

  • la sussistenza
  • l’aggregazione
  • la conoscenza

E’ innegabile che l’esigenza di sopravvivere sia al primo posto: è la ricerca del cibo e del riparo dalle intemperie o del pericolo proveniente da animali o nemici. Soddisfatto il primo stimolo insorge il bisogno di appartenere ad una comunità o famiglia per accrescere le potenzialità di sopravvivenza.
Infine, appagati i primi due stimoli, c’è la spinta ad allargare i confini: scoprire cosa c’è dietro il monte o il mare: i poemi di Omero, le conquiste di Giulio Cesare, i viaggi di Marco Polo e di Colombo, e così via.

Il desiderio di conoscenza

Il terzo stimolo è essenzialmente culturale: il desiderio di conoscere gli usi e costumi degli altri, le risorse della terra, le nuove tecnologie, i misteri del cosmo ….. un appagamento escursionistico ma nel contempo anche intellettuale poiché ogni scoperta è un viaggio verso l’ignoto, è l’apprendimento di una nuova cognizione.
Possiamo quindi affermare che il turismo è una costola della cultura e, in quanto tale, non solo arricchisce mentalmente l’individuo ma sviluppa la propensione all’apprendimento, alla conoscenza.

Consequenzialità tra turismo e occupazione

Le vestigia dell’antico Egitto o i fiordi della Norvegia così come la dottrina tibetana o l’ultima scoperta della medicina aprono la mente verso nuovi orizzonti, sono quei tasselli che permettono di recepire le novità senza ansie o paure ma con la voglia di saperne di più; appunto: conoscere quello che è scienza (cono-scenza).
La scienza sviluppa la tecnologia che è l’applicazione della conoscenza scientifica ai fini economici attraverso la produzione più veloce di beni migliori (rispetto al passato e alla concorrenza) ed a minor costo. E’ l’economia che, con la produzione e il lavoro, contribuisce al progresso della società anche attraverso mestieri innovativi che generano occupazione e si riverberano sulle istituzioni.

Un’economia che non si ferma nella località visitata

E’ a tutti evidente la consequenzialità tra turismo e occupazione, nel senso che i flussi turistici precedono e sono la causa dello sviluppo occupazionale del settore (che rappresenta un fetta importante dell’economia nazionale).
Le varie tipologie di turismo (culturale, ricreativo, fieristico, aziendale, edonistico e così via) si intersecano con le molteplici offerte che vanno dagli hotel a cinque stelle agli agriturismo, dai musei alle località balneari, dai voli aerei alle auto a noleggio, dai cuochi alle guide turistiche, dai capi di abbigliamento agli artigiani dei souvenir e così via.
E’ la messa in moto di un’economia che non si ferma nella località visitata ma è esportabile, mi spiego con un esempio: l’americano Bill che in Italia ha gustato un “Chianti gallo nero” tornato nel suo paese ed avendo il desiderio di riassaporare il dono di Bacco incentiva la nostra esportazione vinicola, tant’è che essendo il pensiero disinvolto l’anima del commercio in Usa, come in molti altri paesi, l’Italian wine è prodotto ed imbottigliato nella zona tipica di Detroit per gli stabilimenti automobilistici.

Funzione socio – culturale del turismo:

Nonostante fenomeni come l’Italian wine nel complesso la funzione del turismo oltre a permettere sogni di evasione dalla realtà contribuisce, come ha scritto Franco Demarchi nel suo “Dizionario Sociologico”, anche a comprendere ambienti socio-culturali diversi.
Non tutti i vacationer sono uguali ma la gamma delle varie posizioni può ritrovarsi nella comune accettazione degli altri, nell’aprirsi verso quelle ideologie e tecnologie che contraddistinguono una società ed una economia libera. Il progresso economico e sociale avviene negli ambiti territoriali aperti verso le novità, verso gli altri; la società chiusa non genera progresso ma stagnazione, riflusso in se stessa e perdita di lavoro.
C’è un parallelismo tra turismo e crescita, entrambi hanno una retro-cultura che va verso e non contro. Si pensi all’invocazione del papa viaggiatore Karol Wojtyla: non abbiate paura dell’altro, aprite le frontiere!
Possiamo raffigurare il turismo con un cono rovesciato ove si parte dal basso per tendere ad infinito. Le congreghe di qualsiasi tipo, politiche, religiose, professionali, territoriali, ecc., sono invece l’ostacolo al progresso sociale ed economico (funzioni che derivano dalla cultura) in quanto mirano a salvaguardare gli interessi associativi a danno di quelli della comunità.

La funzione dell’ università:

Le confederazioni padronali, professionali o dei lavoratori se non si rottamano per aprirsi al futuro, cioè se non vanno “verso”, si posizionano “contro” dimostrando, col rinchiudersi in se, la paura (o l’incomprensione) del nuovo. Orbene, qual è l’istituzione deputata ad educare (ex ducere=condurre) il popolo per condurlo fuori dalla paura e verso gli altri, le novità, il progresso?
Teoricamente dovrebbe essere la scuola o meglio l’università in quanto la scuola istruisce ma non è scienza. Nella realtà l’università è una piramide ove i docenti (depositari del sapere) sono al vertice e i discenti alla base. I docenti elargiscono la cultura tramite le loro pubblicazioni e il sapere proveniente dagli illuminati dei secoli trascorsi; una siffatta situazione è stata ottimale nella società agricola, commerciale, industriale ove predominava una diffusa ignoranza e paura del futuro ma nell’odierna società protesa a scandagliare con velocità esponenziale ogni angolo del Cosmo, della scienza e del futuro la separazione di culture, ideologie e scoperte non rappresenta altro che una barriera, un ostacolo al progresso e alla conoscenza degli altri.
Il futuro è la condivisione che presuppone un rapporto paritario fra noi e gli altri finalizzato allo scambio di informazioni acquisite in modo diverso e più vario rispetto al passato, con la consapevolezza della loro provvisorietà e rapido consumo in una società in problematica trasformazione.

La conoscenza non è più a senso unico:

A fronte di tale situazione, ove predominerà la condivisione e la parità, l’università – in specie le facoltà umanistiche come sociologia, scienza della comunicazione e scienze politiche (essenzialmente dialettiche) – è preparata per un salto di qualità? La conoscenza non è più a senso unico o proveniente dal vertice della piramide, oggi anche un ragazzino riesce ad inventare un nuovo accorgimento tecnologico, pertanto occorre un nuovo rapporto fra docente e discente basato sulla condivisione dei saperi.
Una riforma che dovrebbe capovolgere la piramide corporativa della classe accademica per aprirsi agli altri, alle novità, all’era della condivisione della scienza.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giulio D'Orazio

Sociologo, già vicepresidente nazionale della Associazione Nazionale Sociologi (ANS)

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