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Siti tutelati dal FAI: valorizzare il bello dell’Italia

Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano è un bene inestimabile, da tutelare e valorizzare, come del resto testimoniato dall’articolo 9 della nostra Costituzione. Un intento, quello dei Padri Costituenti, che ha trovato il suo strumento nel FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, nato nel 1975, prendendo come modello il National Trust, ovvero l’insieme di organizzazioni che svolgono lo stesso compito all’interno del Regno Unito.
Il lavoro del FAI si dirama lungo tre direttrici principali: prendersi cura di luoghi speciali dislocati lungo la penisola al fine di preservarli per le generazioni future; educare i cittadini all’amore per essi, vigilare sul patrimonio storico, artistico e paesaggistico attuando il dettato della Costituzione.
Sono tanti naturalmente i siti affidati al FAI, attualmente più di 60. Detto dell’importanza del Fondo per prendersi cura di questi, andiamo ad esaminarne alcuni che potrebbe essere interessante visitare.

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Il Castello di Avio

Donato al FAI nel 1977 da Emanuela di Castelbarco Pindemonte Rezzonico, il Castello di Avio è posizionato nella valle dell’Alto Adige ed è costituito da un insieme di torri e mura merlate, cui era affidato il compito di controllare la zona da un punto di vista strategico. Al complesso fortilizio concepito all’uopo oltre dieci secoli fa occorre poi aggiungere un suggestivo giardino e i cicli pittorici “giotteschi” dedicati all’amore e alla guerra. Da ricordare anche i percorsi gioco varati per i più piccoli, che rendono il luogo perfetto per le famiglie.

Il Parco di Villa Gregoriana

Il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli è invece stato concesso al FAI nel 2002 dallo Stato italiano, in comodato. Sorto nel 1832, su impulso di Papa Gregorio XVI, nell’intento di incanalare le acque dell’Aniene in modo da evitarne le disastrose inondazioni che ne erano una letale caratteristica, si compone di una cascata di 120 metri, la seconda in Italia per importanza, dopo le Marmore, e di un bellissimo parco, che dopo essere a lungo stato oggetto di visita all’interno del Grand Tour era progressivamente caduto in stato di abbandono. Proprio grazie all’affidamento al FAI è stato possibile riportare alla vita il sito, con la riapertura al pubblico avvenuta nel 2006.

Il Giardino della Kolymbethra

Scendendo la penisola, possiamo infine passare in Sicilia, ad Agrigento, ove il FAI gestisce dal 1999 il Giardino della Kolymbethra, su mandato della Regione. Si tratta in questo caso di un angolo della Valle dei Templi da dove gli agrumi diffondono i loro profumi sull’area circostante. L’area fu concepita dal tiranno Terone al fine di rifornire Akragas di acqua, tramite una rete di gallerie che confluiva in una grande vasca, detta appunto Kolymbethra. Proprio grazie ad essa un pezzo di arida terra si trasformò ben presto in un giardino ricco di piante mediterranee diventato anch’esso parte integrante del Grand Tour a cavallo tra XIX e XX secolo.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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