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Referendum: quel vizio italiano di politicizzare ogni cosa

Si chiude la parentesi del referendum con un risultato che in molti si aspettavano e con una serie di numeri destinati a far riflettere: la consultazione ha infatti registrato una partecipazione popolare assolutamente massiccia, basti considerare che ha votato il 57% degli aventi diritto (dato che scende sotto il 55% per i votanti all’estero).
Quello dei ‘si’ in riferimento ai quattro distinti quesiti è stato un successo quasi unanime, una sorta di approvazione per acclamazione che tocca cifre da record: circa il 95% (soglia addirittura superata per i primi 2 quesiti, e di poco inferiore per il terzo ed il quarto).
Tuttavia partendo da questo esito non si possono non rimarcare determinate peculiarità che hanno caratterizzato questo voto: prima tra tutte, la politicizzazione che ha influito nettamente sulla consultazione popolare andando in alcuni casi a caricare di significati ulteriori quelli che già si presentavano come quesiti di assoluta importanza.
Chi parla adesso o ha parlato negli scorsi giorno di schiaffo alla maggioranza o di vittoria dell’opposizione no ha centrato (o non lo ha voluto fare) esattamente l’importanza di questo referendum (almeno per 3 quesiti su 4) nè tantomeno il suo significato tutt’altro che meramente politico.

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Cattiva informazione e propaganda sui Referendum:

Ma d’altra parte quello di politicizzare ogni dibattito ed ideologizzare il più possibile ciascuna situazione è, da anni, uno sport tutto italiano nel quale eccelliamo: una sorta di ‘divide et impera’ rivisitato e corretto in salsa moderna per riuscire sempre e nonostante tutto ad esercitare un controllo sulla pubblica opinione.
Ma tant’è: accade (da una parte e dall’altra) per i politici, abili come pochi altri a cavalcare l’onda popolare nonchè a salire e scendere dai vari carri dei vincitori (almeno fino a che sono tali); accade soprattutto per l’informazione ed i mass media, in questo sempre meno liberi ed imparziali.
Gli stessi giornali tendono a ridurre tutto ad una contesa tra opposte fazioni (a ciascuno la propria, direbbe qualcuno) dividendosi equamente l’elettorato: ma i giornali d’altra parte vanno venduti ed a comandare, come noto, sono spesso gli investitori: i lettori si adeguino senza troppo storie.
Unica eccezione (e, forse, speranza) sembra arrivare proprio dai cittadini: a supporto di questo ci piace citare quanto accaduto in alcune piazze italiane dove, una volta appreso l’esito del referendum, la gente che si è ritrovata per festeggiare non ha voluto che i politici di turno si improvvisassero in comizi andando in questo modo a ‘mettere il cappello’ su una vittoria popolare.
Questi cittadini hanno probabilmente compreso il reale significato di quanto accaduto (comunque la si pensi ed in qualunque modo si abbia votato) e non hanno accettato di ridurre il tutto ad una semplice contesa politica.

Non era un voto politico:

Ma l’esito del referendum ha dimostrato ancora una volta questa inclinazione tutta italiana nel valutare le cose: gli argomenti trattati dalla consultazione erano di notevole importanza e non certo assimilabili ad un colore politico piuttosto che ad un altro o ad una ideologia (termine desueto, ce ne rendiamo conto) più che ad un’altra.
Per dirla in sintesi, se tra cent’ anni non ci saranno i politici che oggi governano o sono all’opposizione (a meno di improbabili clonazioni, non si sa mai), viceversa i temi per i quali si è votato avranno un riverbero sul futuro del nostro paese per molto tempo a venire: la scelta dell’approvvigionamento energetico per soddisfare i bisogni del paese non è un tema di poco conto, come probabilmente non lo è la sicurezza delle future generazioni su questione piuttosto delicate (leggasi nucleare con i vari annessi).

L’ideologizzazione ad ogni costo

Malgrado questo si è comunque tentato di ideologizzare il voto del referendum facendo leva più sulla pancia dell’ opinione pubblica più che sulla testa. Quello dell’ideologizzazione ad ogni costo e del radicamento del confronto tendendo a creare opinioni opposte è, come detto, un vecchio vizio italiano nonché un astuto stratagemma cui ricorrere per far presa più efficacemente sull’opinione pubblica. Per vincere, come noto, occorre prima di tutto individuare il nemico contro cui si combatte: se non esiste, lo si crea.
Un diversivo per ridurre la contesa su un piano strettamente politico ed ideologico: lo sanno bene gli stessi politici, spesso abili fomentatori delle piazze stesse; e lo hanno capito anche gli organi di informazione, che cavalcano l’onda e da questo infinito dibattito polarizzato traggono indubbi vantaggi e riscontri di vario tipo.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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