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Il Reddito di cittadinanza e l’attività lavorativa

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Il reddito di cittadinanza è stato introdotto dal D.L. n° 4 del 28/01/2019 conv. nella L. 26/2019 e rappresenta il mantenimento della promessa elettorale fatta dal Movimento 5 Stelle durante la campagna elettorale.
È uno strumento destinato ad intervenire in tutti i casi in cui gli altri ammortizzatori sociali in favore del cittadino siano ormai esauriti e, a favorire la crescita dell’occupazione, in quanto la fruizione del beneficio è subordinata all’adesione a percorsi e programmi personalizzati per la qualificazione e riqualificazione professionale.
Il reddito di cittadinanza non spetta solo ai disoccupati, ma anche a coloro che svolgono un’attività lavorativa e siano, allo stesso tempo, in possesso di determinati requisiti.

Reddito di cittadinanza: quali requisiti

Tra i principali ricordiamo quello di essere cittadino italiano o europeo o lungo soggiornante, ovvero residenti in Italia da almeno 10 anni di cui gli ultimi 2 anni in via continuativa, mentre tra i requisiti economici è necessario avere un ISEE aggiornato non superiore a 9.360€ annui, avere un patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa, non superiore a 30.000€, avere un patrimonio finanziario non superiore a 6.000€, incrementato di una certa somma in base al numero e alla tipologia dei componenti del nucleo familiare.

Componenti economici del Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza è formato da 2 componenti:

  1. una ad integrazione del reddito familiare (quota A);
  2. un contributo per l’affitto o per il mutuo (quota B).

L’integrazione del reddito familiare può arrivare fino ad un massimo di 6.000€ annui tenendo conto del numero e della tipologia dei componenti del nucleo familiare. Il secondo contributo non può superare i 3.360€ annui in caso di affitto, o i 1.800€ annui in caso di mutuo. L’importo non potrà in ogni caso essere inferiore a 480€ annui.

Il Reddito di cittadinanza e svolgimento dell’attività lavorativa

I beneficiari del reddito di cittadinanza che inizino un’attività lavorativa subordinata o autonoma, hanno l’obbligo di darne immediata comunicazione all’Inps. In questi casi infatti, il reddito di cittadinanza dovrà essere riproporzionato in relazione alla variazione della situazione economica del nucleo familiare.
Per i datori di lavoro privati che assumono soggetti percettori del reddito di cittadinanza, è previsto un esonero del versamento dei contributi, con esclusione dei premi Inail, nel limite del RdC non erogato al dipendente. Lo sgravio è riconosciuto solo in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato (anche di apprendistato) e a tempo pieno.

Datori di lavoro che assumono chi percepisce il reddito

Lo sgravio spetta per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e quelle già godute dal beneficiario del RdC. In caso di licenziamento del lavoratore entro 36 mesi dall’assunzione agevolata, il datore di lavoro dovrà restituire l’incentivo già fruito. Per poter accedere allo sgravio è necessario che il datore di lavoro dichiari, sulla piattaforma online, i posti disponibili all’interno dell’azienda.
Il datore di lavoro, contestualmente all’assunzione del beneficiario del reddito di cittadinanza dovrà stipulare presso il CPI un patto di formazione, nel quale si garantisce al beneficiario un percorso formativo o di riqualificazione professionale.

Sanzioni e casi di revoca del Reddito di cittadinanza

Ricordiamo che la legge prevede diverse ipotesi di revoca del beneficio anche con effetto retroattivo, ad esempio quando il beneficiario:

  • viene condannato per reati di tipo mafioso previsti dagli artt. 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter, 422 e 640-bis del codice penale;
  • l’INPS accerta la falsità delle dichiarazioni presentate dal beneficiario.
  • non effettua la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o non sottoscrive il Patto per il lavoro o quello per l’inclusione sociale, salvo i casi di esclusione;
  • non partecipa, per più di due volte e senza giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo e professionale organizzate dai CPI (per le prime due assenze è prevista solo una decurtazione del beneficio);
  • non accetta almeno una delle 3 offerte di lavoro congrue che gli vengono proposte;
  • non presenta DSU aggiornata nei casi di variazione della situazione familiare indicate dalla legge;
  • non comunica l’inizio di un’attività lavorativa;
  • produce documenti falsi.

Per verificare le varie tipologie di rapporto di lavoro in riferimento al Reddito di cittadinanza si può visitare il sito internet Jobdrive dove sono presenti vari articoli sulle singole tipologie contrattuali.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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