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Permesso soggiorno a punti: vantaggi e criticità

È partito nella giornata di oggi 12 marzo il nuovo permesso di soggiorno a punti, provvedimento voluto dal precedente governo Berlusconi sulla base del decreto del Presidente della Repubblica (n.179) del 14 settembre 2011 (“regolamento concernente la disciplina dell’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, a norma dell’articolo 4-bis, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286“) che porterà molteplici novità in materia permesso di soggiorno.
Da oggi lo straniero di età compresa tra i 16 e i 65 anni che fa il primo ingresso in Italia e presenta una richiesta di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, deve sottoscrivere in Prefettura un accordo biennale ottenendo in cambio 16 crediti.
L’accordo è finalizzato al raggiungimento di un determinato punteggio per monitorare il livello di integrazione dello straniero stesso. Entro 3 mesi dal suo ingresso in Italia quindi lo straniero deve partecipare ad un corso di formazione di educazione civica, pena la perdita di 15 dei 16 punti.

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Cosa prevede l’accordo tra immigrato e Stato italiano:

All’atto della stipula infatti allo straniero sono assegnati 16 crediti che potranno essere incrementati mediante l’acquisizione di determinate conoscenze (lingua italiana, cultura civica e vita civile in Italia) e lo svolgimento di determinate attività (percorsi di istruzione e formazione professionale, titoli di studio, iscrizione al servizio sanitario nazionale, stipula di un contratto di locazione o di acquisto di una abitazione…).
Con la firma dell’accordo il cittadino straniero si impegna quindi a raggiungere un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana e della cultura civica del nostro paese, vale a dire una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica, dell’organizzazione e funzionamento delle istituzioni pubbliche e della vita civile in Italia, con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali; lo straniero deve inoltre garantire l’adempimento dell’obbligo di istruzione da parte dei figli minori.

Acquisire crediti per richiedere il permesso di soggiorno

Il primo passo verso la conferma dei crediti acquisiti è quindi la frequentazione di una sessione di formazione civica e di informazione, che avrà una durata variabile da 5 a 10 ore, da sostenere in base a quanto riporta il sito del Ministero dell’Interno gratuitamente presso gli Sportelli Unici per l’immigrazione delle Prefetture.
L’accordo prevede che entro due anni lo straniero raggiunga la quota di almeno 30 crediti per poter rimanere sul territorio italiano: un mese prima dello scadere del biennio dell’ accordo lo straniero dovrà recarsi in Prefettura per certificare le conoscenze acquisite e lo potrà fare o portando i necessari certificati che documentino la conoscenza della lingua italiana; oppure sottoponendosi alle verifiche necessarie in materia da parte del personale dello Sportello unico. Più alta sarà la conoscenza dell’italiano e maggiore sarà  il punteggio acquisito.

Patto per l’integrazione e acquisizione di crediti:

I punti naturalmente, così come si possono accumulare potranno anche esser decurtati: i casi al riguardo sono quelli inerenti la commissione di reati o la grave violazione delle leggi, quali condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.
Tutti fattori che producono la decurtazione dei crediti fino ad arrivare all’espulsione. In sostanza per assicurarsi la permanenza sul territorio italiano, il cittadino straniero dovrà adottare tutti quei comportamenti che dimostrino un’effettiva integrazione nel nostro stato ed avere il massimo rispetto della legge. Allo straniero che raggiunge o supera i 40 crediti, sono inoltre concesse agevolazioni per la partecipazione ad attività culturali o formative, erogate da soggetti individuati dal ministro del Lavoro.

Promuovere la convivenza tra italiani e stranieri

Un vero e proprio patto per l’integrazione firmato tra lo straniero e lo stato e finalizzato nelle intenzioni  a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio nazionale nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana: il cittadino straniero si impegna a perseguire un’integrazione il più possibile completa e lo stato di contro assicura il godimento dei diritti fondamentali e la pari dignità sociale delle persone senza distinzioni ed agevola anzi il percorso di accesso alle informazioni che aiutano i cittadini stranieri a comprendere i principali contenuti della Costituzione italiana e dell’ordinamento generale dello Stato.
Naturalmente non sono mancate critiche e perplessità sull’introduzione di questa legge e sulla sua conformazione: una più stretta politica di integrazione degli stranieri che entrano nel nostro territorio è più che mai importante e andrebbe perseguita con ogni mezzo. È innegabile infatti che ad oggi questa integrazione è pura utopia.

Così si controllano solo gli stranieri onesti:

La legge in questione pone aspetti positivi ed altri di criticità e, secondo molti, così come è strutturata rischia di penalizzare, introducendo lunghi percorsi burocratici, soltanto gli stranieri onesti (la maggior parte del totale degli stranieri) che vengono nel nostro paese per  lavorare e farsi una vita.
Per tutti gli stranieri che viceversa entrano nel nostro territorio per delinquere o commettere atti criminali (e non sono pochi come noto, lasciando da parte per  un inutile buonismo) non crediamo che la soluzione adatta possa essere questo patto per l’integrazione: una stretta di mano tra stato e straniero ed una pacca sulla spalla per aver superato un esame di italiano sono forse più adatti a studenti di scuole superiori.
Potrebbe non essere viceversa la soluzione più adatta a risolvere le molteplici problematiche inerenti l’argomento immigrazione né per lo stato italiano né per i moltissimi cittadini stranieri onesti costretti a sottoporsi ad una ennesima estenuante trafila burocratica.
Il tempo soltanto ci dirà se questo provvedimento sarà risultato efficace a regolamentare in maniera più funzionale il fenomeno migratorio e a favorire maggiormente l’integrazione. O se al contrario, sarà stata soltanto un’operazione di facciata per raccogliere consensi.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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