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Ibernazione dopo la morte: cos’è e come avviene

Non si scopre l´acqua calda a sostenere che il freddo sia d´aiuto a fermare le perdite di sangue. Lo sapeva già il noto medico greco Ippocrate del V secolo a.C. Si chiama ipotermia terapeutica e, nella sua forma più sofisticata, lo scorso luglio 2013 ha salvato la vita (o perlomeno evitato danni cerebrali permanenti) a un ragazzo di 27 anni della provincia di Bologna.
Il malore improvviso, la chiamata al 118 e i soccorsi tempestivi. Arresto cardiaco, dunque defibrillatore e infine l´induzione dell’ipotermia terapeutica mediante otto speciali placche adesive rettangolari contenenti un gel che abbassa la temperatura corporea a 35 gradi centigradi.

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L’ipotermia per limitare i danni:

Il principio dell’ipotermia è quello di abbassare, insieme alla temperatura, il metabolismo cerebrale, diminuendo il fabbisogno energetico del sistema nervoso centrale. In questo modo si limitano i danni provocati, in condizioni normali, dalla scarsa affluenza di sangue al cervello a causa dell’arresto cardiaco.
Importante è la rapidità con cui viene indotto lo stato di raffreddamento del paziente, e la tecnica usata in questo caso, il kit di placche, è in grado di accelerare il raffreddamento corporeo con una velocità di 15 volte superiore a quelle tradizionali.
A quel punto il cervello ha minore bisogno di energia, di conseguenza minori sono i danni dovuti all’arresto circolatorio. Uno stato di sospensione non lontano dalla fantascientifica ibernazione umana di chi ha visto Vannilla Sky o Alien. Il giovane emiliano ha potuto dunque provare per 24 ore l´esperienza da 2001 Odissea nello spazio. Nessun danno cerebrale e nessun ricordo[1].

Si potrà ibernare un corpo e ripararlo?

Ma quello che risulta più affascinante è ipotizzare gli sviluppi dell’ipotermia terapeutica, o “raffreddamento corporeo programmato” in termini clinici, il cui studio è relativamente recente, risalendo a poco prima della metà del secolo scorso e per lo più applicato nei casi di arresto cardiaco. Oggi l’ipotermia terapeutica è un trattamento preferenziale nei casi di arresto cardiaco.
Ma non è lontano un ipotetico domani dove il freddo sarà un alleato prezioso ogniqualvolta occorre interrompere la vita momentaneamente, per consentire alla macchina umana di essere riparata, senza comprometterne i cicli vitali. E poi rimetterla in pista come se il danno non fosse mai avvenuto.
Le prime ipotesi sulla possibilità di usare il freddo per la conservazione risale alla fine del Settecento e l´oggetto da conservare erano gli spermatozoi.
Un secolo dopo il fisiologo Paolo Mantegazza pensava a una banca per conservare lo sperma dei soldati in partenza per la guerra, proponendo di farlo con neve e ghiaccio.

Primi esperimenti di congelamento:

I primi esperimenti di congelamento risalgono ai primi decenni del XX secolo; per molto tempo l’interesse rimase concentrato soprattutto sulla conservazione di spermatozoi bovini a scopo zootecnico.
Durante la seconda guerra mondiale nei lager nazisti furono fatti esperimenti sulla rianimazione di soggetti tenuti in vasche con acqua gelida e poi rianimati attraverso il “calore umano”.
Solo nel 1960 l’americano Jerome Sherman diede il via ai primi esperimenti di congelamento in azoto liquido e nel 2004 esce la notizia della nascita – avvenuta nel 2002 – di un bambino sano attraverso la fecondazione assistita utilizzando un seme del 1979[2]. Un caso raro e una bella notizia per la scienza visto che generalmente la crioconservazione non supera i 5 anni[3].

Casi di congelamento: come funziona l’ibernazione umana?

Tornando ai tempi attuali invece sembra già di proiettarsi verso un futuro cyber: se all’Alma Mater Studiorum di Bologna sono riusciti a ibernare un ratto e risvegliarlo[4], negli Stati Uniti, com´è consuetudine, sono talmente avanti che se guardano indietro vedono ancora il futuro.
Diverse istituzioni private offrono a caro prezzo l’ibernazione del proprio corpo dopo la morte a chi spera di ritornare a vivere in futuro grazie alle conquiste della scienza.
Il protocollo è molto stringente e prevede che il corpo sia sottoposto a ibernazione pochissimi istanti dopo che il cuore ha smesso di battere mentre le funzioni periferiche sono ancora mantenute attive; in nessun caso si deve avviare il processo di decomposizione.
La prima società a mettere in pratica la criogenia fu, nel 1964, la Life Extension Society, il nome fu cambiato nel 1977 e ora è nota come Alcor Life Extension Foundation, http://www.alcor.org/, e il primo caso di un essere umano congelato risale al gennaio del 1967 ed è James Bedford, professore americano, tuttora conservato alla Alcor, struttura che dagli anni ’90 ha iniziato a sperimentare una nuova tecnica nota come “vetrificazione” in quanto si serve di sostanze che impediscono il congelamento ed evitano la formazione di ghiaccio nel corpo[5].

Come vengono conservati i corpi con l’ibernazione?

Da un punto di vista tecnico il congelamento di un corpo con ibernazione avviene in diverse fasi: una volta constatato il decesso, il corpo stesso viene riposto in una vasca di acqua ghiacciata.
Nell’organismo vengono iniettate sostanze che impediscono il formarsi di cristalli di ghiaccio e, al contempo, si procede a drenare dal corpo sangue e fluidi, così da preservarli. In sintesi, i tessuti danneggiabili vengono asportati e sostituiti con apposite sostanze.
In questa fase la circolazione sanguigna viene ripristinata in modo artificiale così da preservare le funzioni cerebrali minime. Per evitare la formazione di ghiaccio il corpo viene poi portato ad una temperatura di -125 gradi centigradi.
Nelle settimane successive tale temperatura viene fatta scendere fino a quasi -200 gradi. Infine, il corpo ibernato viene riposto in un freezer a idrogeno liquidi e qui conservato. In attesa del futuro (e ad oggi improbabile) risveglio.

Quanti sono i corpi ibernati oggi nel mondo:

Ad oggi si contano più di un centinaio di corpi ibernati[6]. Ma se il ratto bolognese di cui sopra si è risvegliato dopo poche ore[7], non vi sono casi ancora di persone “scongelate”. Certo è che vi sono sempre più individui che seguono il motto di Kim Suossi, giovane malata di cancro al cervello che coniò l’espressione Live again or die trying (vivi di nuovo o muori provando)[8].
Anche in Australia il Ministro della Sanità ha approvato la costruzione del centro per l’ibernazione umana della famiglia Rhoades che ha deciso di aspettare tempi migliori per tornare a vivere[9], oppure il caso italiano dell’avvocato Vitto Claut che ha firmato un contratto circa il suo post mortem con la sopracitata Alcor e nel 2003 andò a fare un “sopralluogo” nell’azienda e ne fu entusiasta.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, non ultimo in ordine di importanza, i costi dell’ibernazione sono piuttosto elevati: si parla di circa 200mila dollari per tutto il corpo e di 80mila dollari per chi volesse farsi ibernare solo il cervello.

Ibernazione: legge in Italia e in Europa

Per questo sottolinea l’importanza di creare un centro anche in Italia, proprio per la necessità di agire in tempi rapidissimi all´ibernazione[10], sebbene la legislazione attuale preveda un periodo di osservazione del corpo di 24 ore dall’arresto cardiaco.
E proprio italiana è l’Associazione Italiana per la Crionica (AIC – http://www.estropico.com/id298.htm ) che punta alla creazione di una rete di crionicisti di supporto a chi voglia intraprendere questo percorso e anche il Gruppo di Studio sull’Estensione della vita fondato da Bruno Lenzi http://www.lifext.org/site/index.html), studente di ingegneria che manifesta la precisa volontà di farsi ibernare.
Sono presenti gruppi in tutta Europa (http://www.quantium.plus.com/lr/cryonics-europe/ce.htm) iscritti a organizzazioni americane, che si adoperano per facilitare il trasporto del paziente in Arizona (Alcor) o Michighan (Cryonics Institute[11]) per la conservazione di lunga durata.
L’ibernazione tuttavia, se mai dimostrerà la capacità di ripristinare le funzionalità vitali di chi ora è crioconservato – e ricordiamo essere legalmente deceduto – non potrà evitare incidenti stradali, fatalità o guerre e dovrà tenere in considerazione il potenziale sovraffollamento della terra. Ma forse a quella data potremmo aver già colonizzato un nuovo pianeta.

*In data 18 novembre 2016 ha fatto scalpore la storia di una ragazza di 14 anni che, in Gran Bretagna, è morta per un cancro; tra le sue volontà lasciate in un testamento, quella di essere ibernata con la speranza di risvegliarsi in un futuro in quanto troppo giovane per morire.
Dopo un lungo dibattito il verdetto dei giudici è stato favorevole: parere positivo all’ibernazione del corpo della giovane ragazza che è stato trasportato negli Stati Unito dove verrà congelato tramite criogenesi.


[1] http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1277298/Ibernato-per-24-ore-dopo-l-infarto–Si-risveglia-sano-e-senza-danni.html

[2] http://www.repubblica.it/2004/a/sezioni/scienza_e_tecnologia/embrione/embr21anni/embr21anni.html

[3]http://www.laveracronaca.com/interviste/1252-procreazione-assistita-differenza-italia-estero-due-testimonianze-a-confronto

[4] http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/02/20/news/alma_mater_aperta_la_strada_del_ibernazione_umana-53035087/

[5] http://scienze.fanpage.it/dopo-la-morte-iberno-il-mio-corpo-aspettando-tempi-migliori/

[6] Ibidem

[7] http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/02/20/news/alma_mater_aperta_la_strada_del_ibernazione_umana-53035087/

[8] http://scienze.fanpage.it/dopo-la-morte-iberno-il-mio-corpo-aspettando-tempi-migliori/

[9] http://www.rainews.it/it/news.php?newsid=63817

[10] http://www.ilgiornale.it/news/sono-primo-italiano-che-sar-ibernato.html

[11] http://www.cryonics.org/

Pubblicato in Focus

Scritto da

Laura Fedel

Giornalista, speaker radiofonica.... appassionatamente curiosa.

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