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Il Turismo delle radici, o di ritorno

di Pietro Zocconali, presidente ANS Associazione Nazionale Sociologi, giornalista

Il 14 febbraio u.s., a Roma, in una delle sedi istituzionali del Senato, si è tenuto il convegno “La via del Turismo delle Radici o di Ritorno – Rigenerare le comunità attraverso la formazione”, l’evento, trasmesso in diretta streaming su WEBTV.SENATO, si è rivelato molto interessante, con gli interventi di Gianluca Castaldi, Senatore Commissione Politiche dell’Unione Europea, Nicola Dario, Assistente parlamentare, Presidente APS Energia per le radici,  Lucia Vitiello, Dirigente Scolastico Emerito, Sonia Ferrari, docente di Marketing Turistico Università di Cosenza, Pietro Smargiassi, Consigliere Regione Abruzzo, Angelo Sollazzo, presidente Confederazione Italiani nel Mondo. Ha moderato i lavori Orazio Di Stefano, presidente Associazione Nazionale Sociologi Abruzzo.

L’importanza del turismo delle radici o di ritorno

Nel mio intervento, ho ribadito l’importanza di quella tipologia di turismo, consistente nel far tornare per una vacanza chi a suo tempo ha lasciato, per motivi di studio o di lavoro, il paese natio, in quanto situato fuori dai circuiti turistici, economici e culturali, destinato, nella maggior parte dei casi, ad un lento e inesorabile spopolamento; persone originarie di questi piccoli comuni, emigrate nella metropoli più vicina, ma anche all’estero, con la speranza di vivere una vita migliore e un agognato benessere.
Sappiamo che in Italia siamo circa 60 milioni di abitanti; ebbene, nel resto del mondo sono disseminati 6 milioni di nostri fratelli con passaporto italiano, un decimo della popolazione residente nel nostro Paese. Ma se andiamo a contare chi si sente italiano perché lo è di seconda o terza generazione, è stato calcolato un numero di circa 80 milioni di persone, di più degli stessi residenti nel “Bel Paese”.

Le case vuote nei piccoli centri italiani

Come è stato detto, numerose piccole località italiane hanno case padronali vuote o poco utilizzate che potrebbero ospitare villeggianti, così da dare vigore all’economia del paese, alle casse comunali, ai piccoli negozianti e all’indotto in generale. Da parte dei comuni però, per attirare questa tipologia di turisti, si presenta la necessità di rigenerare le comunità attraverso la formazione: bisognerà essere pronti ad accogliere nel miglior modo possibile i turisti con strutture e personale dedicati all’accoglienza.
In particolare, per quanto mi riguarda, ho girato mezzo mondo, per lavoro o vacanza, con ogni tipologia di turismo, sia in Europa che altrove: ho ammirato, dalla barca e da sopra un elicottero, le cascate del Niagara; con la testa all’insù i grattacieli di New York e Tokio; ho ammirato le bellezze di quasi tutte le nazioni d’Europa, il deserto del Sahara, l’America Latina; ma nonostante ciò ricordo, con nostalgia, che da ragazzo, nei mesi estivi, terminata la scuola, mi recavo in vacanza, con il mio amato nonno, a Roviano, un paesino ai confini con l’Abruzzo; lì, nelle calde giornate, me ne andavo a zonzo con i miei amichetti acquisiti, villeggianti come me o residenti, divertendoci anche con poco; c’era anche qualche ragazzetta, ma allora e a quella età imperava l’amore platonico.

Ricordi di Roviano

La sera, dopo aver cenato, mi incontravo con quei ragazzi, e a volte ci recavamo in una piazzetta situata nei pressi del piccolo cimitero del paese e ci sedevamo in allegria ai piedi della statua raffigurante la Madonna. Quale posto poteva essere più allettante per dei minorenni? Eravamo accompagnati dal cupo stormire delle fronde degli alberi del camposanto, dalla vicinanza delle ragazze, dal fumo di sigarette proibite, comprate sciolte dal tabacchino (allora si acquistavano anche così); potevamo in quel modo godere della trasgressione alimentata dalla vicinanza di quel luogo di pace ma lugubre, con il cancello di ingresso di un monastero nelle vicinanze, riuscendo a provare ogni volta nuove stupende sensazioni che ci facevano tornare alla mente i grandi poeti Leopardi e Foscolo, amati e odiati sui banchi di scuola.

In quel luogo di vacanza di ritorno (mia madre era nata proprio lì), con sullo sfondo la valle del fiume Aniene e le imponenti montagne abruzzesi, pensate quali sensazioni potevamo provare noi teenagers, con al nostro fianco delle giovani fanciulle (amore), e nei pressi del cimitero (morte); Eros e Thanatos, dunque, ma con lo sguardo verso l’infinito, ammirando miriadi di stelle, ed una cosa meravigliosa, non visibile agli abitanti delle grandi città: la Via Lattea, indicante il centro della nostra immensa Galassia.

 

Pubblicato in Focus

Scritto da

La Vera Cronaca, giornale online libero e indipendente

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