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Il diritto all’oblio: cos’è e come funziona

A partire dall’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati, cambiano le norme relative al cosiddetto diritto all’oblio andando a specificare quando è possibile applicarlo e quando, invece, no.
Si parla di diritto ad essere dimenticati, un argomento certamente importante e che è stato affrontato, mesi fa, con un approfondimento interessante, dal sito Diritto.it al seguente link. Si parte dal presupposto che in epoca digitale, ognuno è libero di pubblicare notizie, foto, video, audio e, in generale, contenuti digitali che si riferiscono sia all’utente stesso che a terzi soggetti.

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Cos’è il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio consiste esattamente nel diritto di ciascun soggetto ad essere dimenticato soprattutto se si parla di contenuti pregiudizievoli per la sua reputazione pubblicati da un qualche sito internet.
Ciò riguarda anche la presenza di notizie che diano un’immagine non più attuale, come nel caso di indagini giudiziarie su un dato soggetto. Se un tempo, con i giornali tradizionali cartacei, questo problema non era avvertito, perché si poteva semplicemente dare notizia di un cambiamento in essere, oggi con il web è tutto più complicato. Perché in rete possono restare tracce di quanto scritto e pubblicato in passsato.

Il ruolo di Google

Google da questo punto di vista gioca un ruolo fondamentale: il gigante dei motori di ricerca dal quale transitano il 92% delle ricerche mondiali, è un archivio enorme che contiene informazioni di qualsiasi tipologia. Anche riferite a fatti passati.
Un articolo di giornale di qualche mese fa non scompare dell’indice di Google, può essere superato da notizie più fresche, rilevanti o ritenute dal motore di ricerca stesso maggiormente adatte a soddisfare l’intento di ricerca di un utente. Ma non vengono cancellate. Tutto quello che transita dal web lascia una traccia, in modo irrimediabile.
Il diritto all’oblio prevede quindi la rimozione di tutti quei link e riferimenti che rimandano ad un contenuto online ritenuto lesivo. Il tutto trova fondamento su una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2014 con la quale Google è stato condannato a deindicizzare alcuni siti internet che riportavano notizie lesive della sfera privata e della dignità di un cittadino europeo di origine spagnola.
Ecco allora che, in questi casi, come si può leggere sempre nell’articolo sul portale Diritto.it, si procede con invio richiesta di deindicizzazione Google o ad altro titolare del motore di ricerca da cui si vogliono eliminare i link in questione. Lo stesso Google mette a disposizione un modulo online attraverso cui indicare il link che s’intende eliminare, la motivazione, e la copia di un documento d’identità del richiedente.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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