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CBD, tutti lo cercano. Quali sono le caratteristiche?

Il CBD, anche conosciuto come cannabidiolo, è un tema ormai all’ordine del giorno per un insieme di motivi medici, sanitari e legati anche alla politica e alla ricezione di questa sostanza dal punto di vista governativo. Tantissime realtà politiche e sociali hanno iniziato ad integrare il CBD in quanto strumento sanitario, mentre per altre il discorso viene inevitabilmente rimandato, generando delle polemiche consistenti da parte della maggior parte della popolazione.
Come per la maggior parte delle sostanze che possono essere assunte o adottate, dal punto di vista medico e non solo, è importante cercare di conoscere il più possibile quali siano le indicazioni dal punto di vista medico e sanitario, al fine di non giudicare una determinata realtà in modo grossolano.
Il CBD presenta un insieme di caratteristiche che permettono di generare una certa e specifica interazione con il cervello umano, causando anche degli effetti particolarmente importanti dal punto di vista medico e sanitario, oltre che cosmetico (leggi. CBD, utilizzi in campo cosmetico): ma di quali effetti si parla e perché, nelle comunità scientifiche, il cannabidiolo è entrato a far parte sempre più dell’ordine del giorno?

Che cos’è il CBD

Anche conosciuto attraverso il nome di cannabidiolo, il CBD è una sostanza estratta prevalentemente dalla canapa e, dunque, esistente in natura. Rispetto a tante altre sostanze, che vengono osteggiate da numerose classi politiche, il cannabidiolo non viene ottenuto per mezzo di un processo di sintesi, per quanto la mancanza di informazione a tal proposito fa pensare che possa essere – in qualche modo – assimilabile al concetto più generale di droga o di droga leggera.
Per la sua composizione, in effetti, il CBD non è neanche una sostanza stupefacente, dal momento che la percentuale di THC presente al suo interno non è tale da generare risposte psicoattive da parte del cervello umano, che non vive l’euforia, l’eccitazione e la sensazione tipica che si ottiene attraverso la marijuana o altre forme di droga leggera. Presentando risposte differenti, il cervello è in grado di rispondere all’assunzione di CBD in maniera diversa: per questo motivo, soprattutto dal punto di vista scientifico e sanitario, sono stati sottolineati i benefici che questa sostanza può provocare, soprattutto in base al rapporto di interazione che c’è tra il cannabidiolo e il cervello umano, considerando quali siano gli effetti del cbd sul cervello umano.

L’interazione tra il CBD e il cervello umano: come avviene?

Al fine di elencare tutta la serie di benefici che il cannabidiolo può provocare nell’organismo, è importante considerare il rapporto di interazione che avviene tra il CBD e il cervello umano, che lo recepisce a seguito dell’integrazione (generalmente sotto forma di olio); il cannabidiolo interagisce con il sistema endocannabinoide, in particolar modo con i recettori CB1 e CB2, diffondendosi immediatamente in tutto l’organismo attraverso la sua azione prevalentemente lenitiva. Per questo motivo, diversi studi cercano di sottolineare l’importanza di un probabile e futuro utilizzo del CBD in quanto sostanza antinfiammatoria che non agisca soltanto nel caso di tumori o altre patologie gravi per l’organismo, ma anche in situazioni intermedie e molto meno gravi.
La risposta dell’organismo avviene immediatamente dopo l’introduzione del CBD all’interno del corpo: l’ECS permette di ottenere subitanee risposte al dolore, che permettono di lenire infiammazioni, alleviare lo stress o intervenire per sanare dolori di qualsiasi tipo; secondariamente, il CBD può provocare anche altre risposte benefiche da parte dell’organismo, come sottolineato a proposito di cura dell’insonnia, stimolazione dell’appetito e tanto altro ancora.

I benefici più importanti del CBD nell’organismo

A questo punto, dopo aver considerato quale sia l’azione del cannabidiolo in termini di integrazione cerebrale, si può sottolineare una panoramica molto più diretta di quelli che sono i benefici causati da questa sostanza che, dopo la sua diffusione nell’organismo, interviene immediatamente provocando un miglioramento di alcune condizioni.
In primo luogo, come precedentemente sottolineato, il cannabidiolo permette di ottenere una risposta immediata in termini di riduzione del dolore: secondo alcuni studi, il CBD provoca una risposta molto più veloce, se usato come antinfiammatorio, non causando dipendenza e non creando assuefazione così come, invece, avviene per numerosi farmaci da banco. Generalmente, diverse realtà mediche consigliano di servirsi del CBD per lenire il dolore causato da fibromialgia o artrite, oltre che per altre patologie gravi come il cancro, l’HIV o l’anoressia.

Il CBD per curare disturbi dell’umore

Uno dei benefici più importanti e derivanti dal consumo di CBD è determinato dalla cura della depressione, degli stati di ansia e di attacchi di panico, che sono sempre più protagonisti nell’ambito della contemporaneità: tantissimi operatori nel campo della psichiatria prescrivono farmaci che, però, non molto spesso riescono ad ottenere il risultato sperato.
Secondo recenti scoperte, il cannabidiolo potrebbe essere alla base della cura di sintomi di ansia e di depressione, a causa dell’interazione positiva che c’è tra la sostanza e i recettori della serotonina nel cervello, che trasmettono informazioni positive e felici all’organismo. Il CBD, in altre parole, potrebbe essere idoneo per riequilibrare la quantità di serotonina utile a ridurre gli stati depressivi e ansiogeni.

Pubblicato in Focus

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Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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