Nella storia dell’economia moderna, il concetto di proprietà è stato a lungo considerato il pilastro fondamentale della stabilità individuale e aziendale. Possedere un bene, che si trattasse di un immobile, di un macchinario industriale o di un software installato su un server fisico, rappresentava non solo un asset tangibile ma anche un simbolo di controllo e indipendenza.
Negli ultimi due decenni, però, stiamo assistendo a una metamorfosi nel modo in cui consumiamo valore. Il paradigma sta passando dal “possesso” all’ “accesso”, un cambiamento guidato principalmente dalla rivoluzione del Software as a Service (SaaS) e, più in generale, dall’economia dell’abbonamento.
La transizione solleva una domanda per la società contemporanea: stiamo accumulando troppo peso attraverso la proprietà e potremmo essere più liberi, efficienti e innovativi delegandola?
In questo articolo parliamo di:
La fine dell’era dell’installazione locale
Il modello tradizionale di software prevedeva l’acquisto di una licenza “perpetua”. Le aziende e i privati pagavano una cifra considerevole in anticipo per ottenere un supporto fisico, come un disco, e il diritto di utilizzare quella specifica versione del programma per sempre.
L’acquisto portava con sé oneri nascosti enormi, in quanto la proprietà implicava la responsabilità totale della manutenzione, dell’aggiornamento hardware necessario per far girare il software e della gestione dei rischi legati alla sicurezza. Era un sistema statico in un mondo che stava diventando estremamente dinamico.
L’avvento del SaaS ha ribaltato questa logica. Invece di vendere un prodotto finito, le aziende tecnologiche hanno iniziato a offrire il software come un servizio erogato tramite il cloud. Di fatto, significa che l’utente non “possiede” più il codice, ma paga un canone ricorrente per accedervi, con uno spostamento che ha eliminato le barriere all’entrata rappresentate dagli alti costi iniziali, permettendo anche a piccole startup di utilizzare strumenti di livello che prima erano appannaggio esclusivo delle multinazionali. La democratizzazione tecnologica è stata il primo, grande effetto di questo passaggio dalla proprietà all’uso.
L’efficienza operativa e l’abbattimento degli sprechi
Uno dei motivi principali per cui il modello basato sull’uso sta vincendo la battaglia contro la proprietà è l’efficienza economica. Quando possediamo qualcosa, siamo spesso responsabili della sua sottoutilizzazione. Nel mondo dell’informatica aziendale, i server acquistati venivano raramente sfruttati al massimo delle loro capacità, portando a uno spreco di capitale e risorse energetiche. Il modello SaaS, integrato in una più ampia architettura cloud, permette invece una scalabilità perfetta. Si paga esattamente per ciò che si consuma, aumentando o diminuendo le risorse in base alle necessità del momento.
Il concetto di elasticità ha trasformato i costi fissi in costi operativi e per un’azienda non dover immobilizzare ingenti capitali nell’acquisto di infrastrutture che diventeranno obsolete in pochi anni è un vantaggio competitivo straordinario.
La manutenzione, i backup e gli aggiornamenti di sicurezza non sono più preoccupazioni del proprietario-utente, ma oneri del fornitore del servizio. In questo modo, l’attenzione si sposta dall’amministrazione del bene al suo utilizzo strategico per generare valore.
Oltre agli aspetti puramente economici, il passaggio alla subscription economy sta ridefinendo il nostro rapporto psicologico con gli oggetti. Viviamo in un’epoca di saturazione, dove lo spazio fisico e mentale è diventato una risorsa scarsa. Il SaaS è il protagonista di una mentalità che si è poi estesa alla musica con lo streaming, alla mobilità con il car-sharing e persino all’arredamento o all’abbigliamento a noleggio. L’idea di base è che il valore risiede nell’esperienza e nel beneficio che il bene produce, non nell’oggetto in sé.
La transizione non è priva di criticità, perché può sorgere il dubbio che smettendo di possedere si può perdere autonomia. Nel modello della proprietà, una volta acquistato il bene, il legame economico con il venditore si interrompeva. Nel modello SaaS, l’utente è legato a un canone perpetuo; se il pagamento si interrompe, l’accesso al servizio, e spesso ai propri dati, svanisce istantaneamente.
In questo modo, crea una forma di dipendenza dal fornitore, nota come “vendor lock-in“, che richiede nuove forme di tutela e regolamentazione per proteggere i consumatori e le imprese da aumenti arbitrari dei prezzi o interruzioni improvvise del servizio.
Verso un’economia della responsabilità condivisa
Il passaggio dalla proprietà all’uso porta con sé anche un potenziale beneficio ambientale. In un sistema basato sulla proprietà, il produttore ha spesso un incentivo economico verso l’obsolescenza programmata: più velocemente il bene si rompe o diventa obsoleto, più velocemente l’utente dovrà acquistarne uno nuovo. Nel modello SaaS e dell’economia dell’accesso, l’incentivo è invertito. Poiché il fornitore guadagna dalla continuità del servizio, è nel suo interesse che l’infrastruttura sia il più resiliente, efficiente e duratura possibile.
La centralizzazione delle risorse nei grandi data center dei fornitori SaaS permette inoltre un’ottimizzazione energetica che sarebbe impossibile se ogni singola azienda gestisse i propri server privati. La condivisione delle risorse è intrinsecamente più sostenibile della frammentazione della proprietà. In questo senso, possedere meno non è solo una scelta di convenienza economica, ma può diventare un atto di responsabilità ecologica, riducendo l’impronta carbonica complessiva del settore digitale.
Un equilibrio necessario
La risposta alla domanda se possediamo troppo sembra pendere verso un deciso sì, almeno per quanto riguarda gli strumenti tecnologici e funzionali. Il successo del SaaS dimostra che la libertà dai pesi della manutenzione e dell’obsolescenza è un valore superiore al prestigio del possesso. La transizione verso l’uso ci permette di essere più agili, di innovare più rapidamente e di accedere a strumenti avanzati con rischi minimi.
Tuttavia, la sfida del futuro sarà trovare un equilibrio. Mentre delegare la gestione tecnica a fornitori terzi è vantaggioso, è fondamentale mantenere la proprietà e il controllo dei propri dati. Il vero asset del ventunesimo secolo non è più il software che si usa, ma le informazioni che quel software elabora. Passare dalla proprietà all’uso non deve significare cedere la propria sovranità digitale, ma piuttosto scegliere di viaggiare più leggeri, concentrandosi sulla direzione da prendere invece che sulla manutenzione del veicolo.