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Microcredito: verso un modello europeo

Il microcredito, entrato nel linguaggio comune grazie al successo dell’esperienza di Grameen Bank, sta assumendo oggi sempre più rilievo anche nei paesi occidentali. Il passaggio di questo strumento d’inclusione sociale e finanziaria da paesi in cui povero è colui che guadagna una manciata di dollari al mese ai paesi industrializzati richiede soluzioni diverse, specifiche:
da una parte il prevalere dell’economia informale, dall’altra un forte welfare state e una consolidata legislazione in materia bancaria; da un lato un ampio pubblico, facilmente identificabile, dall’altro una domanda potenziale difficile da raggiungere; di là prestiti di gruppo, che riducono l’asimmetria informativa e creano un collaterale morale, di qua prestiti individuali coperti da garanzie pubbliche.
Nei paesi del “sud” del mondo, dove con meno di 100 dollari si può avviare un’attività, il microcredito ha funzionato: il costo elevato dei singoli prestiti, che richiedono un ampio impiego di capitale umano per elargire piccole somme, è più che compensato dagli alti tassi d’interesse e un tasso di default minimo.

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Microcredito: un settore ancora non sostenibile

Nel mondo occidentale, però, questi 100 euro non bastano. In Europa, ad esempio, il prestito medio è di EUR 8,000, con un tempo di restituzione di 29 mesi: per l’istituzione microfinanziaria (IMF) una maggiore e più prolungata esposizione accresce il rischio, che a sua volta non può essere compensato da alti tassi d’interesse, dato che quasi tutti i paesi occidentali impongono dei limiti (in Italia, ad esempio, è considerato usuraio se superiore al doppio del tasso medio applicato).
Qui, inoltre, non si creano economie di scala: mentre le IMF in Africa hanno in media 25,000 clienti, 34,000 in Sud America e 75,000 in Asia, in Europa ci si aggira intorno ai 100.
Solo il 35% degli attori coinvolti nel settore del microcredito (di cui 28% sono ONG, 26% fondazioni, 17% istituzioni pubbliche e il restante 28% è formato da istituti di credito) hanno come attività primaria quella del microcredito, e ben il 70% impiega meno di 5 persone in questo campo.
Una tale congiuntura di presupposti negativi fa sì che, chiaramente, in Europa occidentale non ci siano ancora i presupposti per raggiungere la sostenibilità, ossia l’indipendenza dai sostegni pubblici. In Europa orientale, invece, più del 73% delle IMF si sono sviluppate tra il 1980 e il 1999, e di consegunza il settore è già più maturo.

Il microcredito nell’ Unione Europea

L’Unione Europea è attiva nel settore già da un decennio, prima attraverso il Fondo Sociale Europeo, e adesso con iniziative specifiche quali JASMINE (Joint Action to Support Microcredit in Europe), JEREMIE (Joint European Resources for Micro to medium enterprises initiative) and EPMF (European Progress Microfinance Facility).
Attraverso corsi di formazione gratuiti o l’ elargizione di strumenti finanziari a tassi di mercato, in entrambe i casi direttamente alle IMF, il microcredito si inserisce nell’ottica della strategia di crescita e sviluppo di Lisbona, o della più recente Europa 2020. Nel 2007, la Commissione Europea aveva stimato una domanda potenziale di 700,000 prestiti, pari a EUR 6,296 milioni nel breve termine, cifre che sono sicuramente aumentate a causa dell’attuale crisi.
Questo pubblico è costituito da disoccupati (10% della popolazione), da immigrati (6.4%) e minoranze, dalle circa 85 milioni di persone a rischio di povertà, e altri gruppi marginalizzati, quali disabili (16.2% della popolazione, di cui solo 49.6% con un’occupazione) ed ex detenuti.
I numeri, insomma, ci sono tutti, a riprova che le potenzialità del settore sono enormi. La crisi ha contribuito a rendere vulnerabile (socialmente, economicamente) un’ampia percentuale della popolazione, per la quale mettersi in proprio è l’unica soluzione per rientrare nel mercato del lavoro.
Il 91% dell’attività dell’UE è in mano alle microimprese, quelle cioè con meno di 10 lavoratori, e sono proprio queste piccole realtà a sostenere la crescita, l’innovazione e l’integrazione a livello locale.

Guardando al futuro

Il grande obiettivo delle IMF occidentali è quello di divenire sostenibili, independenti cioè dagli aiuti pubblici, adattandosi alle specificità del loro bacino d’azione. Le iniziative a livello europeo sono importanti ma insufficienti, data anche la limitata allocazione di fondi.
E’ fondamentale invece che gli Stati creino un ambiente legislativo mirato e favorevole, come hanno ad esempio già fatto Francia e Romania. Lo sviluppo del settore dovrebbe essere del resto nel loro stesso interesse: i poveri, i vulnerabili, i marginalizzati hanno costi enormi per la società in termini di sussidi, di criminalità, di economia sommersa.
Solo un intervento coordinato di tutte la parti interessate permetterà l’affermazione di un modello occidentale di microcredito, autentico ed effettivo.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Armonia Pierantozzi

Blogger, scrittice, esperta di microcredito e giramondo

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