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Per un Natale equo, un regalo solidale

“Sono indietro, ancora devo comprare molti regali di Natale”. La frase risuona puntuale in questi giorni, sui posti di lavoro, nei bar, al supermercato, al cinema, nei social network e si cerca quindi di riempire i ritagli di tempo per correre tra in negozi più svariati.
Diventa allora più che mai attuale ed interssante proporre regali alternativi all’insegna di un “commercio equo e solidale”. Si tratta di una partnership economica basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità tra Nord e Sud del mondo attraverso il commercio internazionale.
In sostanza, quello che si sta cercando di fare ormai da quarant’anni in tutto il pianeta è garantire ai piccoli produttori del Sud della Terra un accesso diretto al mercato per favorire il passaggio dalla precarietà, dal lavoro nero ad una situazione di autosufficienza e di rispetto dei diritti umani.

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Cosa si intende per commercio equo e solidale:

Secondo i dati dell’istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo e la Cisl, nel sud del mondo metà dei lavoratori guadagnano meno di 2 dollari al giorno, e sempre più persone -in maggioranza donne e bambini- sono costrette a guadagnarsi da vivere senza protezione sociale e con lavori precari. Quello che propone il commercio equo e solidale è di ridurre la povertà attraverso il commercio.
Garantire ai produttori un giusto guadagno, condizioni di lavoro dignitose eliminando intermediazioni speculative e sostenendo, con il prefinanziamento, progetti di auto sviluppo.
I produttori locali invece di dover lavorare magari per una multinazionale possono lavorare in proprio e diventare produttori, commercianti e ampliando la loro azienda anche datori di lavoro per la gente del posto; lo scopo è quello di agire ad ampio raggio, anche a livello politico e culturale, per raggiungere una maggiore equità nelle regole e nelle pratiche del commercio internazionale.

 

Italia e commercio equo solidale:

In Italia, questo tipo di commercio equo e solidale ha mosso i suoi primi passi nella seconda metà degli anni ’80, e oggi si possono contare circa 500 botteghe del mondo. Quello che si può trovare in questo tipo di negozi va dai prodotti alimentari, come il caffè che arriva dal Brasile, a quelli artigianali come maglioni fatti a mano dal Venezuela, o prodotti in legno che arrivano dall’Africa, ma anche i prodotti delle cooperative sociali italiane.
Contemporaneamente alla crescita di queste botteghe del mondo, nascono, anche con le iniziative del commercio equo e solidale, campagne mondiali di boicottaggio dei prodotti delle multinazionali che violano i diritti dei lavoratori.
I negozi del commercio equo e solidale si trovano in diverse città italiane, basta andare su internet per cercare gli indirizzi, magari per un regalo alternativo: o meglio un regalo nel regalo, per chi lo riceve e per i soldi che investi sulla persona che lo ha prodotto. Non si tratta di beneficienza, ma di giustizia commerciale e solidarietà concreta.

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Giornalista professionista in radio e sul web. "E' un mestiere, ma non come tanti; è un atteggiamento verso la vita".

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