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F35, rinviato l’ acquisto: storia degli aerei della discordia

Alla fine si è scelto di non scegliere e di rimandare la spinosa questione che dovrà necessariamente avere l’approvazione del parlamento; stiamo parlando di una vicenda estremamente nota, quella dei cacciabombardieri F35.
La ‘strana’ maggioranza che è al governo si è infatti espressa con voto congiunto sulla questione F35 ed alla fine si è arrivati ad una mozione che prevede che non si arrivi ad alcun programma di realizzazione di nuovi aerei caccia senza prima avere l’approvazione del Parlamento.
È tuttavia parere piuttosto diffuso che, alla fine, gli aerei cacciabombardieri F35 arriveranno comunque; magari la decisione seguirà un altro iter ma la sostanza non cambierà.

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Gli impegni presi dall’Italia:

La data cruciale dovrebbe essere dicembre, ovvero quando ci sarà il Consiglio europeo in vista del quale le commissioni competenti del nostro Parlamento hanno espresso la volontà di avviare una serie di indagini conoscitive per reperire ulteriori informazioni sui sistemi d’arma destinati alla difesa. Il tutto, fanno sapere, “per verificare la coerenza della pianificazione dell’investimento”.
Già, perché proprio in ambito europeo l’Italia deve rispettare alcuni impegni presi, quale quello di sviluppare iniziative concrete per la crescita della ‘dimensione di difesa comune europea’ partendo da quanto presente nel documento pluriennale per la Difesa (2013 – 2015) che prevede “programmi di acquisizione di mezzi e sistemi d’arma funzionali, tra i quali la sostituzione dei velivoli aerotattici.” In sostanza quello dei cacciabombardieri è un impegno che potrà essere solo rimandato, ma non cancellato.

Cosa sono gli aerei F35 e quanto costano

Ma cosa sono esattamente questi F35 e quanto costeranno all’Italia? La vicenda dei cacciabombardieri F35 (il più costoso cacciabombardiere mai ideato dal Pentagono, un aereo da combattimento monomotore e monoposto capace di operare alla velocità del suono e utilizzato per supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea) parte da lontano.
Esattamente l’8 aprile del 2009 quando le Commissioni Difesa di Camera e Senato approvano un progetto chiamato Joint Strike Fighter (Jsf), vale a dire un programma di riarmo internazionale lanciato dagli Stati Uniti e a cui hanno già aderito diversi Paesi.
Nel 2009 dunque il Governo italiano approva l’acquisto di 131 (inizialmente) nuovi caccia bombardieri americani, chiamati F35, per un costo totale di quasi 15 miliardi di euro; la decisione era nata in realtà in un lasso di tempo precedente, ovvero da un accordo siglato con il Pentagono nel 1999 dall’allora premier D’Alema, accordo poi sottoscritto anche dal successivo governo Berlusconi nel 2002, dal governo Prodi nel 2007 e nuovamente dal governo Berlusconi del 2009. Tutti d’accordo in sostanza.
In un secondo momento il numero degli aerei F35 ordinati dall’Italia, che nelle intenzioni dovrebbero sostituire circa 250 vecchi velivoli, è stato diminuito da 131 a 90, una sorta di piccolo taglio: se consideriamo che il costo di ogni aereo F35 è di circa 100milioni di euro, il costo totale dell’operazione cacciabombardieri supera i 10 miliardi di euro. Meno di quanto inizialmente previsto, ma secondo alcuni comunque troppo.

Favorevoli e contrari all’acquisto degli F35:

Si perché la questione è esattamente questa; come ogni cosa italiana, il dibattito sugli F35 si è immediatamente ideologizzato ed diventato motivo di forte divisione tra schieramenti contrapposti con tanto di mozioni in un verso e nell’altro.
Da una parte vi è  chi difende l’investimento evidenziando la necessità di mantenere gli impegni presi (quello degli F35 è un progetto senza il quale l’Europa, cui l’Italia si è accodata, sarebbe tagliata fuori e resterebbe indietro in materia di aeronautica militare) oltre che una potenziale utilità che tale investimento potrebbe avere anche da un punto di vista economico perchè gli F35 andrebbero a sostituire la flotta di 250 vecchi velivoli che l’Italia possiede. Questo, dicono, potrebbe portare ad un contenimento dei costi per la manutenzione avendo contestualmente un miglioramento di qualità ed efficienza oltre a garantire nuove opportunità di lavoro.

Spesa eccessiva in un momento di austerity

Di contro vi è chi focalizza l’attenzione sull’ eccessiva spesa che il paese dovrebbe sobbarcarsi per l’acquisto dei cacciabombardieri F35; in un periodo nel quale parole come crisi, austerity, spending review e quant’altro sono irrimediabilmente entrate a far parte del nostro vocabolario quotidiano è proprio necessario, ci si chiede, spendere tanti soldi per l’acquisto di questi aerei?
Il discorso dei contrari agli F35 diventa poi a più largo raggio andando addirittura a comprendere una ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base di quanto stabilito dalla nostra Costituzione (che all’ art 11 afferma che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”)
Due visioni diametralmente opposte e difficilmente destinate a giungere ad una sintesi; discorso che sembra essere stato recepito anche dal governo Letta in virtù del fatto che la Camera ha approvato la mozione dalla maggioranza sugli F35 che prevede lo stop ad ulteriori acquisti dei cacciabombardieri americani senza il via libera del Parlamento. In definitiva ogni contrapposizione dialettica ed ogni scontro ideologico sul tema dei cacciabombardieri F35 è ora spostato in Parlamento. Come d’altra parte è più giusto che sia.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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