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Cedolare secca anche su affitti negozi? Novità della Legge di Bilancio

Con la Legge di Bilancio 2019 la Cedolare secca sarà estesa anche agli affitti dei negozi. La notizia, che circolava da tempo, è stata confermata dall’ultima bozza elaborata governativa diretta al Parlamento che aderisce alle richieste formulate da tempo, in particolare da Confedilizia.
Una richiesta giustificata dal fatto che in base a simulazioni condotte, il pagamento di una sola imposta al 21%, dovrebbe comportare risparmi in termini di tasse tra i 1000 e i 2800 euro all’anno per gli operatori del settore. Vediamo nel dettaglio come funzionerà tale provvedimento e come funziona in generale la cedolare secca.

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Come funziona la cedolare secca e quanto dura

La cedolare secca rappresenta un regime facoltativo per locazioni che comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). Per tali contratti non si versano le imposte di registro e di bollo, solitamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione.
La si può scegliere alla registrazione del contratto oppure negli anni successivi, in quanto ove non sia esercitata all’inizio, la registrazione segue le regole ordinarie. La proroga del contratto obbliga però a confermare l’opzione contestualmente alla comunicazione di proroga entro 30 giorni dalla scadenza del contratto o di una precedente proroga.

Come si calcola l’imposta sostitutiva

Le unità immobiliari interessate sono quelle appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10, ovvero studi privati o uffici) locate a uso abitativo con relative pertinenze, affittate insieme all’abitazione. Può anche essere esercitata per unità immobiliari abitative affittate a cooperative edilizie o enti senza scopo di lucro, a patto che siano sublocate a studenti universitari e messe a disposizione dei comuni rinunciando all’aggiornamento del canone di locazione.
L’imposta sostitutiva viene calcolata applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti, prevedendone una ridotta per i contratti a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative o ad alta tensione abitativa. Il reddito soggetto a cedolare è escluso dal reddito complessivo e non può dare diritto a oneri deducibili e detrazioni.

Come funziona la cedolare secca sugli affitti commerciali

Per quanto riguarda la novità prevista in Legge di Bilancio 2019, il godimento della cedolare secca sui negozi potrà riguardare gli immobili a uso commerciale rientranti nella categoria catastale C/1, sino a 600 metri quadrati di superficie (escluse le pertinenze) e riferita ai nuovi contratti.
Per i proprietari di immobili destinati a locali commerciali si prospettano quindi notevoli vantaggi, tanto da riscuotere l’ovvio consenso di Confedilizia. Cui va aggiunto quello a favore dello Stato in termini di contrasto ad evasione fiscale e contributiva, quantificato proprio da un report di Confedilizia secondo il quale l’introduzione della cedolare secca sugli affitti abitativi ha portato il tax gap, ovvero il divario fra gettito teorico e gettito effettivo del comparto, a diminuire del 42%. Un trend positivo che dovrebbe ora riguardare anche le locazioni commerciali.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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