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Carcere per i giornalisti e sostegno all’editoria: le nuove misure

Un settore, quello del mondo dell’informazione e dei media, che nelle ultime ore ha visto nascere due provvedimenti importanti su argomenti dei quali si dibatte da tempo; ovvero, la detenzione in carcere per i giornalisti che si macchiano di diffamazione a mezzo stampa, e l’istituzione di un Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria. Andiamo con ordine.
Per quello che riguarda la diffamazione a mezzo stampa ed il carcere per i giornalisti, è passata alla Camera la riforma della disciplina di diffamazione; il testo, che dovrà ora passare al vaglio del Senato, prevede che non vi sia più la pena del carcere per i giornalisti che diffamano.
La detenzione viene sostituita da una pena pecuniaria variabile da un minimo di 5 mila ad un massimo di 60 mila euro in base alla diffusione della testata, alla gravità dell’offesa ed all’effetto riparatorio della rettifica; rettifica della persona offesa che deve avvenire, qualora la normativa venisse approvata così come è stata presentata, senza commento e risposta e menzionando accuratamente titolo, data ed autore dell’articolo diffamatorio.
In caso di querela infondata (che spesso viene utilizzata a mo’ di deterrente per intimorire il giornalista e dissuaderlo dal pubblicare un articolo o un’inchiesta), il querelante potrà essere condannato al pagamento di una somma da 1000 a 10mila euro in favore delle casse delle ammende. Da segnalare che queste novità previste riguarderanno anche i giornali online e radiofonici.
Altro aspetto che verrà modificato a seguito dell’introduzione di questo provvedimento è quello relativo al segreto professionale, che riguarderà non più soltanto il giornalista professionista ma anche il pubblicista che, quindi, potrà opporre al giudice il diritto alla segretezza delle proprie fonti. 

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Il caso Sallusti e la diffamazione: 

Il fatto più eclatante ed al centro dell’attenzione è naturalmente l’abolizione del carcere per il giornalista che si macchi di diffamazione a mezzo stampa; una legge antica, risalente al 1948 (con alcune successive modifiche apportate) e la cui modifica è da tempo argomento di discussione e di divisione.
Soprattutto dopo che, circa un anno fa (era il 30 novembre 2012) il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti fu condannato a 14 mesi carcere (oltre che ad una pena pecuniaria) per diffamazione. Pena per la quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva poi accolto la richiesta di grazia commutando la pena in pecuniaria.
Una vicenda, quella di Sallusti e del carcere per una diffamazione a mezzo stampa, che aveva alimentato il dibattito sulla questione e che aggiunge ora un ulteriore capitolo con questo provvedimento teso proprio a regolamentare il tutto. Dopo che la stessa Unione Europea si era espressa più volte contro questa ‘usanza’ italiana, alquanto desueta, di prevedere il carcere per i giornalisti.
Il tutto sempre salvaguardando, e questo lo aggiungiamo noi, la veridicità delle notizie e la professionalità del mestiere del giornalista ed evitando quindi che un provvedimento simile possa trasformare il mondo dell’informazione in una giungla nella quale ciascuno si senta libero di offendere ciascun’ altro. Arma che naturalmente sarebbe nelle mani esclusivamente di quei pochi che hanno alle spalle gruppi editoriali ‘forti’ in grado quindi di coprire facilmente le pene pecuniarie inflitte per eventuali diffamazioni.

 

I fondi per l’editoria:

Altra novità importante relativa al mondo  dell’informazione e dell’editoria è l’istituzione di un “Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria” con la dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2014, 40 milioni di euro per l’anno 2015 e 30 milioni di euro per l’anno 2016.
Il Fondo, previsto nella legge di Stabilità, sarà destinato all’incentivazione dell’avvio di nuove imprese editoriali, al sostengo alle ristrutturazioni aziendali e agli ammortizzatori sociali. Si spera sostanzialmente di stabilizzare con questa dotazione la posizione lavorativa di molti giornalisti.

 

Fondi pubblici a Radio Radicale:

Previsto inoltre lo stanziamento di 20 milioni di euro in due anni (10 milioni l’anno) per Radio Radicale; un tira e molla che prosegue da anni quello tra l’emittente radicale e lo Stato in materia di fondi pubblici.
L’erogazione di denaro pubblico a favore di Radio Radicale ha avuto inizio nel 1990 e le permette di intascare fondi riservati all’editoria tanto per la convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute del Parlamento (la legge 7 agosto 1990, n. 230 riconosce le imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale), quanto per essere organo della Lista Marco Pannella.
Un finanziamento per duplice merito quindi, e che alcuni hanno spesso ritenuto un eccessivo spreco di denaro pubblico; un rimpallo di accuse reciproche che dura da anni e che prosegue inalterato. La legge di Stabilità che ha appena visto la luce sancisce, come detto, lo stanziamento di 20 milioni di euro in due anni per Radio Radicale. Adesso, ci sia concessa la battuta, non dovrebbero esserci scioperi della fame all’orizzonte.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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