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Aumento dell’ Iva: cosa cambia per i consumatori?

È lo spauracchio del momento che terrorizza gli italiani, divide i politici e non fa dormire sonni tranquilli all’ Unione Europea evidentemente avvezza ai comportamenti dei nostri compatrioti; il potenziale aumento dell’iva  dal 21% al 22% continua, da diverse settimane, a tenere banco e sembra essere un punto cruciale nel futuro dell’economia del nostro paese.
Tra smentite e tentativi di tranquillizzare i cittadini consumatori che già vedono all’orizzonte un potenziale salasso per le proprie tasche.
L’ iva è un’imposta che si applica sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, scambio di beni e servizi; rimane a carico, a titolo definitivo, dei soggetti che non hanno diritto alla detrazione ovvero i consumatori finali. L’ introduzione dell’ iva in Italia risale al 1973 con il  D.P.R. 633/1972, emanato in base alla delega contenuta nell’art. 5, l. 825/1971 (legge delega per la Riforma tributaria).
L’aliquota ordinaria era inizialmente del 12% ma con il passare degli anni è andata via via aumentando; si è arrivati al 14% nel 1977 per poi salire gradualmente al 15%, 18%, 19%,20%. L’ultimo aumento dell’iva risale al settembre 2011 quando il decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011 stabilì il passaggio dell’aliquota ordinaria dal 20% al 21%.

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Iva e aumenti delle aliquote:

Potrebbe bastare ma non se c’è bisogno di fare cassa; e in questi casi, come sempre, pagano i consumatori. Con la legge di Stabilità del 2013, approvata nel dicembre2012 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012, si era stabilito l’aumento dell’iva di un ulteriore punto, dal 21% al 22%. Il tutto a decorrere dal 1 ottobre 2013, ovvero in questi giorni. Almeno questa era l’intenzione iniziale.
Perché, come detto, nelle scorse settimane si è provato (e si sta provando tutt’ora) a fare qualsiasi cosa per scongiurare questo rialzo. Salvo alla fine, almeno così sembra, rendersi conto che l’aumento è inevitabile e non si può più protrarlo nel tempo.
Ed un’accelerazione in questo senso è arrivata dall’Unione Europea che si è detta preoccupata di un’eventuale rinuncia all’incremento dato che i conti del nostro paese sono tutt’altro che a posto ed è necessario mantenere il rapporto deficit-Pil entro il 3% oltre che trovare le risorse per un taglio delle tasse sul lavoro; per questo, si argomenta, un eventuale aumento dell’iva porterebbe ossigeno nelle casse. Almeno sulla carta.
Si perché se da un lato è facile prevedere maggiori entrate (il blocco dell’aumento Iva fino a fine anno ci costerebbe 1 miliardo), dall’altro un incremento dei prezzi potrebbe portare ad un’ulteriore contrazione dei consumi; ipotesi da scongiurare a tutti i costi dato che da oltre 4 anni il potere di acquisto delle famiglie è in costante calo e nel 2013 i consumi sono andati ulteriormente giù.

 

Cosa succede con l’aumento dell’ aliquota Iva:

Ma, al riguardo, cosa succederebbe effettivamente con l’aumento di un punto dell’iva? Quali beni e servizi risentirebbero maggiormente di questo incremento?
A subire l’aumento dal 21% al 22% sarebbero gli elettrodomestici oltre che i mobili ed utensili in generale per la casa; a questi si aggiungono anche oggetti di tecnologia quali televisori fotocamere, computer ecc…
anche il settore delle automobili risentirebbe del’aumento, così come quello delle moto (il tutto riferito anche a riparazioni, ricambi, parcheggi ecc)… stessa sorte per bevande alcoliche ed analcoliche, caffè, tabacchi, telefoni, servizi telefonici mobili e fissi, parrucchieri ed istituti di bellezza, prodotti cosmetici.
All’aumento dell’iva non sfuggiranno nemmeno i settori dell’abbigliamento (compreso accessori e borse), gioielli, parcelle dei liberi professionisti, barche ed imbarcazioni, biglietti per eventi sportivi, giocattoli, pacchetti vacanza, fiori e piante. Ultima voce che subirebbe ripercussioni da un incremento dell’iva è quella dei carburanti, intesi non solo per il trasporto ma anche per il riscaldamento. Capitolo di spesa che, come noto ai consumatori, è piuttosto adusa a subire incrementi quando c’è da fare cassa.

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Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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