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Emergenza anziani nelle case di riposo e residenze assistenziali

Sono 345 mila gli anziani che popolano il mondo parallelo delle case di riposo italiane. Ma come vivono? Quanto spendono? In mano a chi finiscono?
A svelarlo è un’ inchiesta, appena pubblicata, condotta da “LiberEtà”, mensile del Sindacato pensionati italiani della Cgil che denuncia: “senza una legge nazionale, che il governo non vuole approvare, ecco come si scarica l’ assistenza delle persone non autosufficienti sulle famiglie e sulle Regioni alle quali, con la manovra, vengono tagliati anche i fondi e i servizi”.
Secondo i dati del Nas dei carabinieri, un quarto delle residenze per anziani controllate presenta infrazioni gravi: dal sovraffollamento degli ambienti, alla mancanza delle autorizzazioni, inidoneità delle condizioni di sicurezza, infermieri privi di titolo e in numero carente, somministrazione di alimenti e farmaci scaduti.
Nei primi sei mesi del 2010, il Nucleo antisofisticazioni ha avviato controlli su 863 case di riposo: 238 non erano in regola, 371 le infrazioni, 293 le persone denunciate, 16 le strutture chiuse. Nel 2009, su 1.900 controlli, erano state addirittura cento quelle alle quali erano stati posti i sigilli.

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Assistenza ad anziani: tra pubblico e privato

Secondo un rapporto della Rete per la non autosufficienza, mancando una norma sull’ assistenza continuativa che tuteli gli anziani, metà dei costi di degenza va a carico degli utenti e delle loro famiglie, con conti spesso salati.
L’ Istat indica il costo complessivo dell’ assistenza residenziale in Italia: 6,3 miliardi di euro, di cui almeno tre miliardi a carico delle famiglie e la restante parte a carico delle Regioni e dei Comuni. Ogni assistito mediamente si fa carico di una retta mensile di 900-1.200 euro al mese, con notevoli variazioni di costi e di servizi offerti. In Lombardia ad esempio, si passa dai 14 euro al giorno dei padri salesiani ai 72 euro del gruppo Segesta.
Nonostante il giro d’ affari, il 50% dei centri ha liste d’ attesa lunghissime ed i Comuni hanno sempre meno soldi in cassa. Così, per assistere i propri cari, le famiglie si affidano alle badanti, il vero ammortizzatore sociale della terza età: un milione tra le regolari, con una spesa complessiva dai 23 ai 31 miliardi, di cui ben oltre la metà sborsati per assistere gli anziani a casa propria.
La vecchiaia diventa così una questione privata. Dall’ indagine emerge inoltre che in Italia il 38% dei presìdi residenziali è pubblico (Comuni, ma anche ex Ipab), il 43% è gestito dal no profit (fondazioni, cooperative, enti religiosi), il 18% da imprese private. In Lombardia appena il 16% delle strutture è pubblico, mentre i tre quarti sono in mano agli enti no profit. In Veneto le Ipab diventeranno presto delle società aperte ai privati. All’ opposto Emilia Romagna, ma anche Friuli, Toscana e Marche.

 

Il mercato privato delle residenze per anziani:

Il mercato privato si sta spostando verso le residenze sociosanitarie e le Rsa, centri dove il carico sanitario è maggiore e i soldi pubblici, denuncia lo Spi, “arrivano a palate”. Qui il costo medio mensile per la degenza è di 1.528 euro, che sale a 2.454 nelle residenze sociosanitarie e raggiunge i 2.702 euro mensili nelle Rsa.
Sono soprattutto i grandi gruppi ad aver fiutato l’ affare. Il gruppo Kos, ad esempio, fa parte della Cir di De Benedetti e gestisce quaranta Rsa, l’ ultima acquisita a gennaio, in Lombardia, Piemonte, Emilia, Marche, con 5.253 posti letto. Il gruppo Segesta ha ventuno centri e 2.151 posti letto, 1.056 nella sola Milano. Giganti in grado di influenzare le politiche regionali.
Ma c’ è anche l’ Italia della piccola iniziativa, delle case di cura che “nascono come funghi” e che trova una ragione nella stessa storia delle case di cura per anziani, che traggono origine dalle vecchie opere di carità ed ex Ipab. La media dei posti letto nelle strutture residenziali è di ventitre ogni mille anziani.
Ma se la Lombardia può ospitare settantamila over 65 in residenze assistite, in Campania appena cinquemila anziani trovano posto. “Fatta eccezione per regioni come Emilia Romagna, Veneto e Friuli, più propense a seguire l’ esempio degli altri paesi europei, -conclude lo Spi- nel resto del paese l’ assistenza a domicilio è una chimera”.

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La Vera Cronaca

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