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Lettera al Viminale: chiarimenti su procedure di rifiuto scheda elettorale

Richiesta
“di chiarimenti urgenti sulle procedure di rifiuto scheda elettorale, o di rifiuto espressione del voto presso i Seggi elettorali, da parte di elettori che intendono astenersi pubblicamente”

 

 

Il movimento astensionista politico italiano CVDP (Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa), si è costituito nel 2007 al fine di dare rappresentatività giuridica e politica agli elettori che si astengono dall’esprimere il loro voto politico nelle elezioni politico/amministrative di ogni ordine e grado ed europee. Si ricorda che l’astensione o non-voto è in Italia tacitamente delineata e ammessa dagli stessi ordinamenti giuridici vigenti, che non ne sanzionano l’esercizio elettorale praticato dagli aventi diritto.
Chi tuttavia pratica l’astensione elettorale politico/amministrativa ed europea, non è però parimenti tutelato da norme giuridiche chiare e adeguate, tali da rendere ben definito il contorno di una piena legittimità astensionistica che oggi fatica non poco nel manifestarsi.

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L’astensione o non-voto da parte degli elettori, pur essendo un pieno diritto democratico che origina dalla stessa Costituzione repubblicana per mezzo dell’affidamento esclusivo del principio di sovranità riservato al popolo e quindi all’intera massa elettorale, trova un’oggettiva “vacatio” nell’ordinamento giuridico attuale, generando spesso confusione e falsa interpretazione non solo da parte di quegli elettori che intendono far valere detto diritto, ma anche da parte degli stessi Pubblici Ufficiali che presenziano alle operazioni di voto comprese le Forze di Polizia che ne assicurano il corretto e democratico svolgimento.
Si vuole altresì ricordare che alla costituzione della fenomenologia astensionista politica italiana concorrono sia quegli elettori che si astengono per mezzo di una preventiva pratica di “diserzione dalle urne”, che coloro che esprimono il voto attraverso le schede “bianche” e “nulle”, rilevabili successivamente nel corso dello scrutinio.
A fianco a queste tradizionali forme di astensione ci giungono numerosissime segnalazioni di elettori che intendono utilizzare, sempre per fini astensionistici, anche la pratica del cosiddetto “rifiuto pubblico del voto”, reso tale da dichiarazioni verbalizzabili da rendere ai Presidenti dei seggi al momento della consegna delle rispettive schede elettorali.
Tale particolare forma di astensione consiste nel far mettere a verbale dal Segretario del seggio una dicitura di rifiuto del tipo: “non ritengo nessun candidato degno di rappresentarmi”, oppure “non voglio votare nessuno perché nessun partito o coalizione mi rappresentano” oppure ancora “non voglio ritirare la scheda perché ho il pieno diritto di astenermi”, oppure, ancora meglio, una motivazione più dettagliata, seppur breve, che meglio descriva il dissenso dell’elettore che deve essere visto in senso costruttivo, e che non potrebbe in altro modo porre all’attenzione dei rappresentanti già in essere o intenzionati ad esserlo.

 

L’art. 104 comma 5 D.P.R. 361/57 non specifica la natura dei reclami e delle proteste degli elettori che il Segretario deve mettere o allegare al verbale, e l’art. 62 dello stesso Testo Unico lascia spazio ad un altro modo di esprimere il dissenso, oltre a quelli di annullare la scheda o lasciarla bianca, che vanno espressi solo entrando nella cabina elettorale e con l’introduzione della scheda nell’urna, quindi di rifiutare la scheda motivandone le ragioni sul verbale.
Con l’approssimarsi delle elezioni politiche previste per il 24 e 25 febbraio p.v., si comunica che sono già in corso numerosissimi dibattiti su diversi blog, testate giornalistiche e social network nel tentativo di dare una risposta univoca in merito a questa particolare possibilità di espressione astensionistica.
E mentre alcune interpretazioni giuridiche e circolari prefettizie darebbero per certa la possibilità di rifiutare la scheda elettorale facendo apporre su di essa dal Segretario e dal Presidente del seggio una dicitura invalidante, resta tuttavia incerta la possibilità che tale pratica sia recepita da ognuno di essi, data la soggettività interpretativa che molti, intervenuti anche nei suddetti forum di discussione, lamentano relativamente a tale possibilità.

 

A S.E. il Ministro degli Interni si chiede pertanto di fugare ogni dubbio interpretativo relativamente alla possibilità riservata agli elettori che intendano astenersi a mezzo “rifiuto della scheda elettorale o tramite dichiarazione invalidante il voto da rendersi al Presidente del seggio”, per tramite di una richiesta nota o circolare ministeriale esplicativa, che chiarisca quanto evidenziato in attesa di una modifica della Legge che definisca in maniera chiara ed univoca la questione.
Tanto si chiede anche al fine di evitare eventuali diatribe interpretative che, inevitabilmente, potrebbero finire per rallentare le stesse operazioni di svolgimento elettorale.
Convinti di un rapido e favorevole riscontro a quanto richiesto, per cui anticipatamente si ringrazia, si coglie l’occasione per esprimere i più cordiali saluti.

 

Roma, 14 gennaio 2013

Con deferenza

 

Antonio Forcillo, portavoce CVDP

Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa

(movimento astensionista politico per il rilancio della sovranità popolare)  

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La Vera Cronaca

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