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Reato di tortura: a che punto siamo?

Un disegno legge che sta dividendo il Senato su due schieramenti opposti; un tema delicato sul quale in Italia si sta dibattendo da anni e che è tornato prepotentemente in auge a seguito delle dichiarazioni del sindaco di Genova, Marco Doria.
Dichiarazioni che hanno assunto un valore piuttosto simbolico in quanto la città di Genova fu teatro, nel 2001, della morte del manifestante Carlo Giuliani ucciso da un poliziotto durante il G8.
E oggi, alla vigilia del 15esimo anniversario di quel tragico evento (era il 20 luglio 2001), si torna a parlare di reato di tortura e di provvedimenti per far si che chi rappresenta lo Stato sia rigoroso nel far rispettare le leggi; ma queste leggi vada, a sua volta, a rispettarle.
Queste le parole del sindaco di Genova corredate dall’auspicio di vedere introdotto il reato di tortura nella legislazione italiana. Una legge attesa, nel nostro paese, da circa 30 anni.

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Lo scontro politico sul reato di tortura:

Come detto il disegno di legge è al vaglio del Parlamento. E in Senato si sta discutendo in modo molto vigoroso sul reato di tortura anche a seguito della cancellazione di una semplice parola: “reiterate”.
Nella prima versione infatti si era parlato di “minacce e violenze gravi reiterate”. Ora con la cancellazioni di quell’aggettivo resterebbero solo “minacce e violenze gravi”.
Il tutto rientra in un emendamento sostenuto da Pd, Si-Sel e Movimento Cinque Stelle e al quale, invece, si è opposto il centrodestra, soprattutto Ncd e Forza Italia.

Le dichiarazioni del centrodestra:

Al riguardo soprattutto Carlo Giovanardi (Ncd), già noto per la sua posizione nella storia dell’omicidio Aldrovandi nel corso della quale si era schierato ampiamente dalla parte delle forze dell’ordine, ha affermato che se il provvedimento venisse approvato così come è si tratterebbe di una “micidiale arma contro le forze dell’ordine.”
Ancor più incisive e, se così si può dire, colorite sono state le dichiarazioni rilasciate da Maurizio Gasparri che ha parlato di “vendetta dei sessantottini.” Della stessa opinione di Giovanardi sono, ovviamente, i vari sindacati di polizia che temono di vedere gli agenti esposti a rischio di denunce.

Cosa prevede il testo sul reato di tortura:

Ricordiamo che, dopo un anno circa di stallo, il testo sul reato di tortura è tornato nuovamente in Senato, proprio a cavallo dell’anniversario del 15 anni del G8 di Genova.
Questo testo era già stato approvato in Senato nel 2014 e dalla Camera, in prima lettura, ad aprile 2015. In tutti questi passaggi il testo ha subìto modifiche: come quello di passare dall’inquadrare il reato di tortura all’interno di “violenze e minacce” a “violenze e minacce gravi reiterate”.
Salvo poi, nell’ultimo passaggio in Senato, abolire l’aggettivo “reiterate” in quanto diventava difficoltoso stabilire la reiterabilità. Ma allo stesso modo, non è facile nemmeno capire quando si possa parlare di violenze e minacce “gravi”. Come si calcolerebbe questa gravità?
I sindacati di polizia vorrebbero, da parte loro, che nel provvedimento si parlasse soltanto di dolo specifico; andando quindi a punire solo gli agenti che cagionano intenzionalmente sofferenze fisiche o traumi psichici.

La convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura:

Dicevamo del ritardo dell’Italia nell’approvare una legge sul reato di tortura; il nostro paese ha ratificato nel 1988 la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Quasi 30 anni fa.
E ne sono passati 25 da quando per la prima volta, il Parlamento tentò di inserire il reato di tortura nel codice penale. Un accordo non è mai stato raggiunto malgrado i vari richiami delle istituzioni europee per questa mancanza.
Da segnalare al riguardo che la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia, nell’aprile 2015, proprio per i fatti legati al G8 di Genova. Quella sentenza aveva affermato che il blitz della polizia “deve essere qualificato come tortura” e la condanna all’Italia era arrivata per la carenza di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.
La Corte invitava quindi il nostro paese a dar vita ad un quadro giuridico adeguato “anche attraverso disposizioni penali efficaci per punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o di altri maltrattamenti.”
Dopo il G8 del 2001 si parlò più volte, in Parlamento, di reato di tortura. Ma non si arrivò mai a nulla di concreto per mancanza di concertazione e prese di posizioni trasversali di alcuni movimenti politici.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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