Seguici su:

Politica

Letto 1167 Volte
Condividi

Storia del Cnel: il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

La soppressione del Cnel è stato uno dei temi centrali del referendum sulla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi il 4 dicembre del 2016 e bocciata dal corpo elettorale.
Si tratta di un tema ormai ricorrente nella politica italiana e derivante dal fatto che il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro non è mai riuscito nel corso della sua storia ad assumere la funzione che pure si pensava fosse naturale, ovvero organismo i n grado di rappresentare una vera e propria cerniera tra interessi e istituzioni.
Con il passare del tempo, quindi, il Cnel ha assunto agli occhi dell’opinione pubblica l’aspetto dell’ennesimo carrozzone clientelare studiato solo per dare una prebenda a persone vicine ai partiti.

Pubblicità

Cnel: cosa fa e finalità

Eppure l’ente era nato alla fine di un cammino lungo e tormentato, iniziato con l’Unità d’Italia, quando erano stati istituiti i Consigli Superiori in qualità di enti preposti ad aiutare da un punto di vista prettamente tecnico i responsabili dei vari dicasteri.
Erano poi stati Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti a dare impulso al Consiglio Superiore del Lavoro, un’assemblea nata nel 1903 che nel ventennio della sua esistenza svolse un ruolo incisivo nel promuovere leggi di forte impatto dal punto di vista sociale, tali da consentire un ruolo istituzionale sempre più importante per i lavoratori italiani.
Il CSL fu quindi soppresso da Benito Mussolini una volta che il fascismo fu arrivato ai vertici dello Stato, in ossequio ad una visione che prevedeva il totale asservimento della società. La dialettica che aveva distinto la fase precedente fu messa in disparte comportando la distruzione di un ente che pure era riuscito ad operare al meglio nei suoi due decenni di vita.

La nascita del Cnel

Quando il disastro della guerra portò infine alla fine del fascismo e al ritorno della democrazia nel nostro Paese, tornò nuovamente in auge il tema della rappresentanza degli interessi, da innestare in un quadro di confronto. Naturalmente era però cambiato il quadro politico e la scena era dominata da un confronto sempre più acceso tra il blocco di sinistra e la Democrazia Cristiana.
In questo contesto venne a maturare la nuova Costituzione, che appunto all’articolo 99 prevedeva la nascita del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, visto come un organo ausiliario nei confronti del governo e del Parlamento, funzione svolta anche dalla Corte dei Conti e dal Consiglio di Stato.
In particolare il Cnel rispondeva ad una visione che era stata espressa da Meuccio Ruini, quella di fungere da camera di compensazione nella quale le forze dell’economia e della politica avrebbero cercato motivi di unione e non di sterile contrapposizione.

La prima riforma voluta da Andreotti

La legge istitutiva fu varata nel 1957 e proprio Ruini assunse l’incarico di primo presidente. Fu però Piero Campilli ad assumere una funzione molto dinamica negli anni a seguire, quando il più volte ministro della Democrazia Cristiana cercò di conferire un ruolo sempre più dinamico all’ente da lui diretto tra il 1959 e il 1974.
Un intento comunque frustrato dalla realtà, che anzi vide il Cnel diventare sempre più marginale, tanto che nel 1977 Giulio Andreotti affidò all’ente il compito di autoriformarsi per cercare di dare un senso alla sua esistenza.
La riforma giunse in porto nel 1986, ma con scarsi esiti, tanto da spingere gran parte degli osservatori a giudicare del tutto fallito il tentativo di farne un organismo effettivamente in grado di rispondere agli intenti originari.

Il Cnel oggi: a che serve

Un giudizio che tiene nel conto il fatto che il Cnel è anche riuscito ad elaborare progetti di largo respiro, ad esempio il lavoro preparatorio su cui è stata poi incardinata la riforma della previdenza sociale, senza però riuscire a dare una reale continuità al proprio operato.
Tanto da essere ormai visto dall’opinione pubblica alla stregua di un organismo teso soltanto ad assicurare un comodo stipendio ai suoi componenti e quindi sostanzialmente un ente inutile come ce ne sono diversi altri.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: