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Come viene assegnata la scorta in Italia e a chi spetta

Continuano a destare polemiche, delle quali i giornali si nutrono sempre con molto interesse, gli episodi riguardanti i politici e l’uso della scorta.
Ultimo in ordine di tempo è quello che ha visto protagonista la sindaca di Roma, Virginia Raggi, immortalata in un supermercato scortata da due persone. Apriti cielo.
Secondo quanto si è appreso nelle ore successive, non si sarebbe trattato di una vera e propria scorta, inquadrabile nella protezione di quarto livello con agenti di sicurezza a bordo di una automobile supplementare, bensì di un servizio di tutela stabilito dalla Questura di Roma.
Le motivazioni sono da ricercarsi nel fatto che la Raggi sarebbe stata più volte pedinata nei suoi spostamenti. La norma stabilisce che persone a rischio non possano spostarsi in modo autonomo ma debbano essere accompagnate da un agente di Polizia.

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La scorta ai politici:

Ma quello della scorta ai politici è un tema fortemente dibattuto nel nostro paese. Si discute spesso per capire a chi spetta e a chi no. Chi ne fa uso legittimo e chi ne abusa.
Al riguardo solo per citare i casi degli ultimi anni, sono rimasti scolpiti nella memoria gli episodi della Finocchiaro all’Ikea con un uomo della scorta che spingeva il suo carrello nel 2012 (episodio simile sempre con lei protagonista anche nel 2013).
E quello successivo, nel 2014, con protagonista il ministro della Difesa Roberta Pinotti anche lei all’Ikea con la scorta. Un tema ricorrente quindi che periodicamente si ripropone; più o meno ogni qualvolta un politico viene intercettato nella sua vita privata con la scorta.
E ogni volta, puntuale, torna il dibattito sull’opportunità di assegnare questo sistema di protezione. E sulle modalità di attuazione.

Il nuovo meccanismo di assegnazione del 2002:

Il meccanismo di assegnazione della scorta è stato rimodulato a seguito di un grave e recente episodio di cronaca nera italiana. Ci riferiamo all’uccisione del giuslavorista Marco Biagi, avvenuta nel marzo del 2002 ad opera delle Nuove Brigate Rosse a pochi passi dall’ingresso della sua casa a Bologna.
La questione è che Biagi era stato considerato da sempre un potenziale obiettivo; e la scorta gli era stata revocata alla fine del 2001. Dopo la morte di Biagi l’allora governo in carico, presieduto da Berlusconi, stabilì un nuovo meccanismo di assegnazione che si esplicava nell’istituzione di un nuovo soggetto: l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (UCIS).
A formalizzare il tutto ci pensò la legge n. 133 del luglio 2002 recante “disposizioni urgenti in materia di sicurezza personale ed ulteriori misure per assicurare la funzionalità degli uffici dell’Amministrazione dell’interno.”

Ministero dell’Interno e UCIS:

In base a quella legge è lo stesso UCIS a gestire l’assegnazione della scorta “per la protezione delle personalità istituzionali nazionali ed estere, nonché delle persone soggette, per funzioni o per altri comprovati motivi, agli specifici pericoli o minacce individuati dalla norma.”
L’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Nazionale è composto da dirigenti della Polizia di Stato o generali dei Carabinieri e, tra gli altri, svolge ruoli di:

  • raccolta e valutazione di informazioni sulle situazioni personali a rischio;

  • pianificazione della protezione per le persone interessate in base al punto precedente e delle risorse da dedicarvi;
  • formazione e aggiornamento del personale preposto a questi compiti di protezione;
  • verifica dell’attività di scorta svolta dalle forze di polizia.

A segnalare la necessità della scorta per un dato soggetto deve essere un Prefetto sulla base di indagini o su segnalazioni specifiche da parte delle forze di polizia.
Spetta quindi all’UCIS analizzare la richiesta e stabilire l’assegnazione della scorta indicandone anche le modalità, soprattutto in riferimento al numero di agenti e dei mezzi a disposizione.
In sostanza recarsi in alcuni luoghi con la scorta non è mai una decisione del diretto interessato, bensì un’indicazione che arriva da altri.

I livelli di allerta per assegnare la scorta:

Esistono diversi livelli in base ai quali si decide l’assegnazione della scorta e, soprattutto, le relative modalità. Sono quattro in tutto:

  1. primo livello: consiste in due o tre auto blindate con 3 agenti per auto;
  2. secondo livello: prevede due auto blindate con 3 agenti ciascuna;
  3. terzo livello: va a prevedere una sola auto blindata con 2 agenti;
  4. quarto livello: prevede un’auto non blindata con 1-2 agenti

Ad usufruire dell’auto blindata sono soprattutto magistrati e politici che, per i loro incarichi, sono ritenuti maggiormente a rischio. Oltre a loro ci sono anche giornalisti, sindacalisti, pentiti di mafia nonché cittadini che dimostrano l’effettivo rischio per la propria incolumità (basti pensare ad esempio al presidente della Lazio Lotito).
Tra il 2012 e il 2013, per rimanere sulla attualità più o meno recente, in Italia la scorta è stata concessa a 600 persone salvo poi calare drasticamente nel 2014 per la spending review.

La revoca della scorta:

Parallelamente all’assegnazione della scorta si muove un altro problema connesso: quello della revoca. Perché se per assegnare una scorta è indispensabile la presenza di un rischio concreto, vien da sé che per revocarla si devono avere indicazioni precise circa il venir meno di questo pericolo.
Un problema che si lega a doppio filo con quello degli sprechi dato che, spesso e volentieri, pur dopo aver lasciato il proprio incarico che li poneva a rischio in molti non vogliono rinunciare alla scorta (la norma sulla revoca prevede tuttavia che personalità che ne abbiano diritto per ruolo ricoperto, come politici o magistrati, siano sottoposte a tutela obbligatoria per ulteriori 12 o 24 mesi dalla fine del mandato).
Nei fatti l’interruzione del servizio di scorta è spesso un percorso ad ostacoli proprio per una certa resistenza da parte della persona scortata. Spesso e volentieri si finisce con il proseguire un servizio anche quando non avrebbe più ragione di perdurare.

Come funziona all’estero l’assegnazione della scorta:

Un meccanismo piuttosto protettivo quello italiano, soprattutto se paragonato a quanto avviene all’estero. Negli Stati Uniti ad esempio hanno diritto alla scorta permanente soltanto Presidente e vicepresidente.
In Francia spetta soltanto al Presidente dell’assemblea nazionale e a quello del Senato (altri politici ricorrono a servizi di body guard privati che si pagano per loro conto), mentre in Germania ha la scorta soltanto il capo dello Stato, il Presidente del parlamento federale e i ministri.
Da questo punto di vista il nostro sembra essere uno dei paesi che offre le maggiori garanzie in termini di assegnazione della scorta.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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