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Marijuana medica: perché in Italia è difficile accedere alla terapia

Sebbene nel nostro Paese sia consentito curarsi con la cannabis dal 2007 grazie al decreto dell’ex Ministro della Salute Livia Turco e nonostante siano già nove le regioni italiane che hanno regolamentato l’erogazione dei farmaci cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale, per tantissimi pazienti italiani persistono ancora molte difficoltà ad accedere a questo tipo di cure.
Attualmente in Italia le autorizzazioni distribuite ai malati per importare medicinali a base di cannabis dall’Olanda sono soltanto 60: un numero davvero irrisorio rispetto a tutte le persone che presentano patologie curabili con la cannabis terapeutica e che vorrebbero poter avvicinarsi a questi trattamenti. Gli impieghi terapeutici della cannabis sono infatti ampiamente promossi dalla ricerca scientifica e persino l’attuale Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato di non nutrire alcun dubbio sugli effetti benefici della marijuana medica purché sia nettamente distinta dal suo semplice consumo ricreativo.

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Le ragioni per cui la cannabis è un diritto negato

Il 5 giugno scorso, durante il convegno svoltosi a Roma avente come oggetto “La cannabis fa bene, la cannabis fa male”, sono state discusse tutte le problematiche legate alla questione.A promuovere l’incontro le Associazioni A buon Diritto e Luca Coscioni, mentre il Senatore Luigi Manconi ha presentato un dossier per illustrare le difficoltà dei pazienti ma anche le varie proposte (elencate attraverso un disegno di legge) per garantire loro il diritto alla cura con la cannabis terapeutica.
Il motivo principale per il quale i pazienti italiani incontrano numerose difficoltà a reperire la marijuana medica è l’intricato iter burocratico. Innanzitutto, la mancanza di informazione sull’impiego appropriato della marijuana diffusa tra medici e operatori sanitari rende difficile la prescrizione dei farmaci cannabinoidi.
Poi, nel caso in cui si riesca ad ottenere una prescrizione medica, ogni paziente può richiedere il farmaco per un dosaggio non superiore alle necessità di tre mesi di terapia: questo significa che in un anno un malato deve presentare ben quattro richieste di importazione.

Costi dei farmaci e disparità di leggi regionali

I costi dei farmaci, inoltre, sono proibitivi: si può arrivare a spendere 40 euro al grammo o 700 euro per un flacone di Sativex, utile per esempio nella terapia della sclerosi multipla. Questi importi troppo elevati hanno costretto svariati pazienti ad optare per l’autocoltivazione – considerata un reato anche se per scopi medici – rischiando in alcuni casi anche il carcere.
La disparità delle leggi regionali, poi, è un altro ostacolo per una veloce semplificazione burocratica. Una legge nazionale permetterebbe invece l’attuazione di provvedimenti unici, riducendo e risolvendo le difformità legislative da Regione a Regione, promuovendo l’informazione, e regolamentando finalmente produzione e coltivazione su tutto il territorio. A questo proposito, in Italia, oltre a non esserci nessuna casa farmaceutica intenzionata a chiedere la licenza per produrre e distribuire farmaci cannabinoidi, non c’è ancora nessun centro di ricerca e nessuna sede autorizzata alla coltivazione.

Le proposte emerse al convegno sulla cannabis medica

Il disegno di legge illustrato al convegno sulla cannabis dal Sen. Manconi propone quindi innanzitutto una legge quadro nazionale per le terapie a base di cannabis. E’ fondamentale, inoltre, semplificare gli aspetti burocratici per i pazienti, dalla prescrizione alla distribuzione dei farmaci.
La proposta prevede anche la possibilità per i pazienti di coltivare cannabis medica per uso personale per esigenze terapeutiche proprie o dei propri famigliari.
Un aspetto indispensabile da regolamentare è, inoltre, la produzione: lo Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze potrebbe essere la sede ideale dove poter coltivare e produrre farmaci per l’Italia. Manconi, attraverso il suo disegno di legge, ha perciò invitato i Ministero della Salute e della Difesa ad incaricare al più presto tale struttura di produrre medicinali cannabinoidi per i pazienti italiani, assieme ai medicinali per le malattie rare e ai dispositivi e presidi medico-chirurgici di cui già si occupa.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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