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Eliminare il denaro contante: una rivoluzione possibile?

Eliminare il denaro contante potrebbe essere “la svolta” per raggiungere un livello di società più giusto. Una trovata definitiva contro l’evasione fiscale. E’ questo il tema caldo al centro dell’attuale dibattito economico-finanziario: riflessioni destinate a prendere sempre più piede in futuro.
La lotta all’evasione fiscale, infatti, costituisce la sfida principale che molti governi hanno messo al centro delle loro agende anche in passato, ma senza mai giungere a risultati pienamente efficaci e apprezzabili.
Fanno discutere, a tal proposito, anche gli ultimi provvedimenti del Governo tecnico di Monti che prevedono misure durissime in particolare per i piccoli esercizi commerciali come bar e negozi. Una novità assoluta, ad esempio, è quella relativa alla tracciabilità dei pagamenti dai mille euro in su, che impone cioè l’uso esclusivo di assegni o carte di credito per gli acquisti superiori a tale cifra.
La sensazione, però, è che questa (e altre) regole finalizzate al contrasto dell’evasione non siano applicabili per i cosiddetti “grandi evasori”. Per il professionista che, ad esempio, promette uno sconto generoso al posto della fattura (e via dicendo per tutte le categorie notoriamente “furbette” e, a tutti gli effetti, fuori controllo). Perchè, allora, non incentivare i pagamenti elettronici a tutti i livelli scoraggiando l’uso del denaro contante? Lo scalpore che proposte come questa generano sono di facile interpretazione.

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Quali benefici dall’eliminazione del contante:

I benefici che deriverebbero dalla totale eliminazione del denaro contante sono talmente enormi che sembra superfluo soffermarcisi troppo. Come ricorda L’associazione degli Utenti e dei Consumatori, infatti, “il denaro contante è la linfa nella quale prospera ogni forma di criminalità e di illegalità: dalle mafie alla criminalità comune, dalla corruzione all’evasione fiscale”.
Le obiezioni che solitamente si muovono all’eliminazione del denaro contante riguardano la sfera della libertà individuale e quella della privacy. “Entrambe sono totalmente prive di fondamento a patto che i sistemi di pagamento elettronico vengano accuratamente progettati sfruttando le tecnologie moderne. E’ necessario ricordare che la maggioranza del denaro esistente nel mondo è già elettronico.
Il denaro fisico (monete e banconote) rappresenta meno del 5% della massa monetaria in circolazione che è composta, per la gran parte, da ‘bit’ residenti nei computer delle banche. Il denaro fisico circola molto più velocemente del denaro elettronico e questo è causato essenzialmente dalla tecnologia che solo fino a pochi anni fa non era in grado di produrre un portafoglio elettronico affidabile che potesse sostituire quello fisico”, sostiene sempre l’associazione. Oggi non è più così.

Tecnologia e portafogli elettronici:

La tecnologia consente infatti di produrre dei portafogli elettronici per scambiare moneta elettronica nella massima sicurezza e nel rispetto della privacy. Portafogli che dovrebbero essere “caricati” dal proprio conto corrente (idealmente anche attraverso i “Bancomat”) e che potrebbero trasferire sul portafoglio elettronico ricevente null’altro che l’importo, esattamente come accade per la moneta fisica.
Successivamente i portafogli elettronici dovrebbero trasferire la moneta elettronica sul proprio conto corrente. La tecnologia lo consente, si tratta solo di voler realizzare l’eliminazione del denaro contante. Questi portafogli elettronici sarebbero particolarmente adatti per i micropagamenti, mentre per i grandi pagamenti si dovrebbero continuare ad utilizzare i sistemi di trasferimento del denaro elettronico già oggi utilizzati e che prevedono la tracciabilità, imponendoli a tutti.
Eliminare il denaro contante è possibile, manca la volontà politica. Insieme alla presa di coscienza da parte della popolazione, che ricaverebbe un vantaggio superiore rispetto a qualsiasi altra riforma economica immaginabile. Dicendo addio alla maggior parte della criminalità e dell’illegalità che, ancora, regnano sovrane.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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