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Creare una cultura: il gravoso compito dei sociologi

(di Giulio D’Orazio) – Il sociologo tende ad avere un quadro reale della società del suo tempo e di come stia evolvendo nel tempo e nello spazio, cioè raffrontandola con il resto del mondo e l’imperante tecnologia sempre più veloce e pervasiva. Una visione globale ma allo stesso tempo dettagliata che parte dai seguenti presupposti.
In una società vivace la cultura prospera e funge da humus per i ricercatori che portano la scienza sempre più verso nuovi traguardi. Ed è dalle innovazioni scientifiche che si sviluppa la tecnologia, che è l’applicazione scientifica per fini pratici ed economici, sia per consentire una migliore qualità della vita che per incentivare la produzione verso prodotti (o servizi) più affidabili, di minor costo e maggiore resa economica.
Ogni applicazione tecnologica ha, quindi, a che vedere direttamente o indirettamente, con l’economia, sia essa libera o dirigistica, in quanto ha ricadute sulla produzione e diffusione dei beni, richiedendo continuamente ulteriori innovazioni e tecnologia.

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Importanza della cutura e danni della disinformazione:

Per completare il quadro possiamo aggiungere che ogni innovazione tecnologica di vasta portata influisce – sempre attraverso i processi economici – sui rapporti sociali per l’evidente consumismo di massa e la conflittualità tra le organizzazioni dei lavoratori e quelle imprenditoriali a causa di un approccio difforme nel modo di produrre, con conseguente diminuzione di mano d’opera, turnazioni e qualificazioni diverse dalle usuali prestazioni e, infine, riconversioni professionali.
L’economia gestisce e distribuisce ricchezza e potere a livello nazionale ed internazionale e, sia nelle società aperte che in quelle chiuse, fa progredire il Paese attraverso una disciplina legislativa e politica regolata dalle istituzioni, deputate a questo dalla società.
Pertanto la società è la sede ove si ricompongono le concomitanti spinte, enucleando ed aggiornando valori, interessi, mode, tradizioni ma soprattutto cultura. Una cultura in continua evoluzione e trasformazione che, da una parte preme per un diverso assetto della società e quindi delle istituzioni, dall’altra dispone i semi per lo sviluppo della scienza e di nuovi traguardi scientifici, mettendo in moto il perenne circolo a due direzioni, quale segno di una società viva.

Troppi ‘informatori’ che non si documentano

Ma la cultura va coltivata, poiché oggi – con l’imperversare della società della comunicazione – tv, giornalisti, fagocitori vari che concorrono a dire la loro, senza conoscere o essersi documentati, su quello che vanno a divulgare, preparano o assecondano (sia pure inconsapevolmente) pregiudizi, false verità e leggende urbane destinate ad aggravare tensioni esistenti o in vitro o decisioni popolari non ponderate.
Per esempio: il popolo della Val d’Aosta e gli stessi politici erano al corrente della fattibilità o meno del passaggio della Tav? Quanti altri casi similari ci sono in Italia, dall’autostrada che altera il paesaggio all’eterna disputa sul nucleare?
Ecco allora il ruolo fondamentale della cultura (l’educazione scientifica), per ragionare non secondo coscienza o pregiudizio ma con raziocinio, proprio del logos greco che può anche riferirsi al significato di scienza.

I sociologi come formatori della società:

Un insegnamento che dovrebbe partire dai primi anni delle scuole e continuare nelle università poiché la valanga delle informazioni che ci assalgono con tutti i mezzi e in ogni istante non contribuiscono alla chiarezza.
Dato che tra economia e tecnologia c’è un intreccio inscindibile, cosa si sta facendo per preparare la popolazione a quelle scelte fondamentali che le istituzioni dovranno prendere? Come ci stiamo preparando per affrontare le svolte di un futuro ormai alle porte?
Questo è l’interrogativo che si pongono anche i sociologi, consapevoli del loro ruolo di interpreti e formatori della società, di mediatori delle varie istanze in conflitto fra loro e, in sostanza, di creatori di cultura; quella cultura che aiuta a superare le crisi personali e collettive, economiche e politiche.

Giornalisti e sociologi: differenze

Un compito ben diverso dai laureati in Scienze della Comunicazione e degli stessi giornalisti: loro informano, raccolgono i dati e li commentano, i sociologi studiano, ricercano le cause con metodi scientifici e proiettano nel futuro i possibili sviluppi degli eventi indicando più strade da percorrere; spetterà alle istituzioni scegliere il percorso più consono con i tempi, le situazioni e la fattibilità.
Ma l’odierna società italiana ancora non è culturalmente pronta nell’affidarsi alla scienza dei sociologi per colpa di qualche accademico trombone che ha distorto il significato stesso di sociologia (nata come fisica sociale) per svenderla alla scienza della comunicazione o posizioni di potere.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giulio D'Orazio

Sociologo, già vicepresidente nazionale della Associazione Nazionale Sociologi (ANS)

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