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L’opinione pubblica: cos’è e come si forma?

(di Giulio D’Orazio) – L’uomo è una macchina complessa, biologica e culturale, nel senso che oltre alle costanti K fisico-genetiche che regolano la nascita, crescita e morte (nonché all’incidenza del Dna nella predisposizione delle malattie) assorbe dall’esterno (l’ambiente inteso come l’insieme di territorio-popolazione-risorse) gli stimoli che percepisce facendoli propri attraverso l’educazione, il ragionamento o la ripetizione degli atti (stereotipi).
Stante quanto sopra l’opinione pubblica si forma, si sposta e decade in base al mezzo di comunicazione che più condiziona i soggetti di un dato frattale (luogo o pubblico ben definiti). Il condizionamento può essere emotivo (quindi con efficacia limitata nel tempo) se agisce sull’apparato biologico (neurologico) oppure persistente se passa attraverso una lenta maturazione culturale possibile solo attraverso la lettura (giornali, libri) o la conversazione prolungata nel tempo.
Come anzidetto l’opinione si rafforza con la ripetizione (cosciente oppure imposta dalla propaganda dei regimi o dalla pubblicità commerciale) degli stereotipi. Pertanto evolve e si dissolve al passo coi tempi della scienza, delle ideologie, della socialità.

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Processi di formazione dell’ opinione pubblica:

Fondamentale è la capacità del soggetto di assorbire gli stimoli culturali ma anche qui incide la componente genetica in grado di sfruttare al massimo la memorizzazione e il ragionamento. La sfiducia verso la politica e le istituzioni è sempre esistita fin dai tempi degli antichi romani come ci raccontano gli scrittori dell’epoca. Per rimanere in Italia storiche sono le illustrazioni dei giornali satirici del primo ‘900 e del secondo dopoguerra.
Sia nei regimi forti sia in quelli democratici buona parte dell’opinione pubblica si disinteressa del governo della cosa pubblica a prescindere dallo stato di relativo benessere o dal condizionamento sociale verso il basso. L’interessamento avviene nei momenti di passaggio da un ciclo all’altro o di scontro tra due fazioni egemoni.
L’ influenza pilotata dai poteri forti contribuisce a distrarre l’opinione pubblica dalla realtà per convogliarla su un effimero emotivamente clamoroso, accrescendo la naturale vocazione nel non saper distinguere l’assoluto dal relativo, l’essenziale dal secondario, mescolando l’immaginario con il reale (secondo le teorie demodoxalogiche di Toddi).

La funzione da intellettuale del sociologo:

Il sociologo, come singolo soggetto, ha l’importantissima funzione d’elaboratore e trasmettitore di nuove idee e schemi ma la sua funzione non ha la possibilità di incidere sulla società. Il sociologo insieme ad altri intellettuali (storici, filosofi, giornalisti, scrittori, ecc.) semina idee che fruttificheranno nel tempo, nella società del futuro.
Per incidere sull’opinione pubblica e quindi sulla società occorre un aggregato di veri intellettuali (quindi liberi da condizionamenti politici ed economici) convergenti su pochi ma precisi valori e percorsi, sorretti da tecniche e strumenti d’informazione.
Tra i personaggi contemporanei che più incarnano la figura dell’intellettuale al primo posto metterei lo scomparso Giorgio Bocca che attraverso i suoi saggi storici ha contribuito a formare una generazione di dirigenti comunisti critici verso il passato e convintamente riformisti e democratici.
Un’uguale funzione ha avuto il quotidiano “la Repubblica” (inteso come un insieme di giornalisti intellettuali) nell’avvicinare alla politica classi sociali che ne erano lontane. Cosa che non riuscì a Adriano Olivetti teorizzatore della democrazia senza partiti, della quale solo oggi i più avvertiti ne percepiscono l’importanza per una società del futuro.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giulio D'Orazio

Sociologo, già vicepresidente nazionale della Associazione Nazionale Sociologi (ANS)

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