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Sigarette elettroniche: un settore che va in fumo

Quando sono uscite, alcuni mesi fa, hanno avuto un vero e proprio boom diventando la moda del momento; una status symbol cui rinunciare a fatica nonché, parlando dal punto di vista strettamente economico, l’ attività commerciale con la crescita più alta negli ultimi mesi del 2012. Parliamo naturalmente delle sigarette elettroniche, o e-cigarette, dispositivi elettronici che emulano le sigarette “vere” e che dopo il botto iniziale stanno malinconicamente sparendo. Per una serie di motivi che andiamo a vedere.
Il business delle sigarette elettroniche, che arriva dalla Cina e si diffonde in maniera rapida in Italia, divide subito la pubblica opinione su alcune argomentazioni cruciali; ci si chiede se facciano male o no alla salute e se possano davvero rappresentare una alternativa credibile alle classiche sigarette aiutando finanche i fumatori più incalliti a smettere.
Dubbi legittimi che non ne frenano la diffusione iniziale; i negozi spuntano come funghi in tutte le principali città e sempre più gente si convince a passare alla sigaretta elettronica a discapito di quella tradizionale.
Per l’anno 2012 si parla di un giro di affari intorno alle sigarette elettroniche che ha portato ad un fatturato di circa 350 milioni di euro, frutto dell’apertura di circa 3.000 punti vendita con l’impiego di un totale di circa 4.000 persone. Incassi in costante aumento e consumatori apparentemente soddisfatti fanno da corollario a questa scalata trionfale. Che non tarderà ad arrestarsi.

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Sigarette elettroniche e dubbi per la salute:

I primi dubbi ruotano intorno alla salute; non si riesce ad accertare, data la diffusione piuttosto recente del prodotto, se le sigarette elettroniche facciano male o meno. Grossi studi sull’eventuale tossicità delle sostanze contenute non ve ne sono e gli esperti restano divisi sulla questione.
Intanto, il Ministro della Salute boccia le sigarette elettroniche pur riconoscendo che queste abbiano aspetti vantaggiosi quali quello della riduzione del fumo passivo (emettono vapore) e della mancanza di combustione. Con una ordinanza il Ministro della Salute stabilisce, in data agosto 2011, il divieto di vendita della sigaretta elettronica contenente nicotina (i modelli che si trovano in farmacia sono privi di nicotina) ai soggetti minori di 16 anni; circa un anno dopo (settembre 2012) il divieto viene allargato ai minori di anni 18. Ma non è tutto.

 

Tassazione delle sigarette elettroniche:

Da tempo si parla di una tassazione che vada a considerare la sigaretta elettronica al pari alle sigarette tradizionali; attualmente infatti, sulla commercializzazione delle sigarette elettroniche si paga soltanto la comune Iva mentre non è prevista alcuna accisa applicata invece per la vendita dei comuni tabacchi, sigarette comprese. Un vantaggio rispetto alle sigarette tradizionali che porta ad un conflitto a distanza con i tabaccai i quali si sentono penalizzati.
Anche perché, a differenza dei tabacchi, per la sigaretta elettronica si assiste ad una commercializzazione “selvaggia” con negozi e punti vendita vari che spuntano in continuazione. Un settore che, per molti, ha bisogno di una regolamentazione più stringente e definita. Così interviene lo Stato. Le sigarette elettroniche devono essere equiparate a quelle tradizionali: e, come tali, vanno regolamentate.
Un decreto del governo  (DL 76/2013 Lavoro – IVA approvato dal parlamento in data 8 Agosto) stabilisce che, dal prossimo gennaio, per le sigarette elettronica l’imposta di consumo salirà del 58,5% e che potranno essere vendute esclusivamente dai tabaccai. Una tassa sul prodotto che sostanzialmente al governo serve a fare cassa per altre voci di spesa.

 

Regole più stringenti all’orizzonte:

Nuove regole quindi, e gli operatori del settore già prevedono una catastrofe: fatturati in crollo, negozi e punti vendita costretti a chiudere, impiegati del settore senza più un lavoro e crollo degli investimenti pubblicitari da parte di aziende del settore dato che l’ equiparazione ai tabacchi vieterà qualunque forma di promozione. Insomma, un settore che potrebbe finire a gambe all’aria.
Per alcuni si tratta di una mossa dello Stato che, fiutata la potenzialità del business, vuole metterci le mani andando al contempo a preservare i tabacchi classici; per altri una regolamentazione più stringente del settore era auspicabile da tempo e servirà a dare maggiori certezze al mercato. Uno scontro che non sembra destinato a risolversi a breve ma che si preannuncia ricco di strascichi e polemiche.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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